Città’ del casato dei Branciforti (Parte prima)

(Parte II www.mauriziodifazio2.altervista.org)

 

Immagini e luoghi di un paese ricco di tradizioni e testimonianze

 

 

        Maurizio Di Fazio (Autore del Blog)   

 

Appassionato di storia pubblica leonfortese: “Non mi deve spiegare nessuno, cosa significa amare Leonforte…”

 

con la collaborazione del Fotoreporter Sigismondo Novello

 

 

Un ringraziamento particolare va agli storici letterari leonfortesi: 

 

Giovanni MAZZOLA - Francesco detto Ciccio BUSCEMI - Enzo BARBERA - Giuseppe NIGRELLI -

Giovanna MARIA - Pasqualino detto Lino PAPPALARDO -

 

          

(Foto: Sito ufficiale “Comune di Leonforte” www.comune.leonforte.en.it)

 

Non perdiamo le tradizioni

 

Foto:  

 

I 24 Cannola della Granfonte, simbolo della città di Leonforte

 

Una delle più belle opere d’arte della Sicilia

 

 

LEONFORTE… Feudo dei Branciforti    

 

Un viaggio lungo 400 anni

 

Una città sorta grazie alla nobile e sapiente mente di un principe

 

 

La storia di ieri… La storia di oggi    

Il paese della pesca settembrina

(Sito turistico della Città di Leonforte)      

 

Gli angoli, i colori, i suoni e le sensazioni

 

Palcoscenico della vita sociale del paese

 

… quali la Granfonte da cui “scappano dalle bocche acque fresche”  

e “l’Altesina di tappeti domina Tavi trionfante di colori” (cit. Antonio Impellizzeri)

 

 

  

                                                                                                 

PESCA SETTEMBRINA IGP

 

Frutto dolce, dal tipico colorito giallo, con profumi esotici: la coltivazione della pesca tardiva di Leonforte, la pesca settembrina, squisita delizia presidio di Slow Food nota per le sue caratteristiche organolettiche, è anche IGP e vanto dei leonfortesi. Slow Food la chiama la “piccola follia”: è la pratica con cui a giugno i contadini chiudono a mano, una a una sull’albero, le pesche ancora verdi in sacchetti di carta. Le pesche di Leonforte maturano a settembre, ottobre, addirittura a novembre. Protette dai parassiti e dal vento rimangono sull’albero per un tempo lunghissimo e raccolte solo se perfettamente mature. A Leonforte sopravvivono tante antiche varietà locali, al contrario di mode nazionali affette da gigantismo del frutto. I pescheti sono la nuova speranza del paese.

 

Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

 

 

Tradizioni popolari, storia del costume e della fotografia      

 

Un centro sorto in una terra governata dalla dea delle messi Demetra/Cerere e dal dio fluviale Crisa (MedeArt)

 

    

(Geom. Maurizio Di Fazio, autore del Blog)

 

“Mi piace vedere un uomo orgoglioso del posto in cui vive… mi piace vedere un uomo che vive in un mondo tale… che il suo posto sarà orgoglioso di lui…” (Abraham Lincoln)

 

Piazza IV Novembre

 

 

La Granfonte

 

Il nome LEONFORTE da quattrocento anni ricorda il gesto eroico di Obizzo, antenato del fondatore, che da portabandiera di Carlo Magno, anche con le mani tagliate, durante una battaglia contro i Longobardi (802), difese come un “ LEONE FORTE” l’orifiamma reale.

(Giovanna Maria)

 

“Il Principato di Leonforte”…  I Branciforti

 

La storia di un principe che fece grande un piccolo regno

 

 

(Foto Vincenzo Scuderi)

 

Tanti volti noti che hanno fatto la storia della città

 

Una guida completa e dettagliata alle cose da vedere a Leonforte

 

 

 “Un castello, un palazzo principesco, una scuderia monumentale, diverse fontane, tante chiese piene di opere d’arte, un Pietro Novelli (tra i più prestigiosi), tombe di principi e principesse, cripte impressionanti”.  

 

(cit. Nino Mazzucchelli)

 

La Baronia di Tavi

 

 

   

 

Palazzo Branciforti (la casa principale della famiglia)

Imponente Palazzo Baronale/Castello

 

Costruito nei primi decenni del 1600, il Palazzo fu la dimora del Principe fondatore Nicolò Placido Branciforti e della sua famiglia sino al 1850.  

 

(A. D’Onofrio)

 

Se vogliamo, è il centro di tutto il sistema urbano voluto dal principe fondatore N. Placido Branciforti. Costruito nel giro di quasi cinquant’anni con l’impiego di maestranze romane e palermitane, fu realizzato grazie alla direzione di tre capomastri di Enna: Gianguzzo, Inglese e Calì. Fu abitazione del Principe e dei suoi discendenti, fino al 1842 quando fu venduto a Giovanni Calogero Li Destri, conte Bonsignore. Con la sua mole atipica, è l’edificio dominante della zona bassa del paese. Soggetto a numerose trasformazioni, a causa di scelte dei diversi proprietari o per eventi involontari, ospitò immancabilmente Garibaldi al suo passaggio. E’ un edificio quadrangolare a due piani con corte interna e cisterna, e portale con bugne e fregi di pennacchi a bassorilievo. Se la corte ospita diversi magazzini, lo scalone corrispondente al portale conduce ai due piani superiori del palazzo, che costituivano la residenza del principe. Le grandi sale di rappresentanza sono decorate con notevoli stucchi. I sotterranei erano utilizzati come magazzini come luoghi di detenzione.

 

Piazza Branciforti, 94013 Leonforte (EN)  - Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

   

Palazzo Branciforti - Zona Granfonte

 

 

 

 

LEONFORTANI O LEONFORTESI?

Leonforte… Bella e nobile

 

Il prestigioso DeonomasticumItalicum pubblicato dal glottologo tedesco Wolfgang Schweickard documenta, a nostra grande sorpresa, i due usi.

(Dott. Gaetano Algozino - Pagina Facebook “Leonforte Da Amare”)

 

  

 

 

 

Un viaggio nella Baronia di Tavi

 

Vivevamo di ideali

 

 

 

(Foto: Sergio Marciante)

 

 

 

Tratto di mondo che va dalla Catena alla Granfonte e dal Cernigliere all’Altesina (cit. Pinella Crimi)

 

 

 

LEONFORTE… Terra dell’ennese

 

(…) non sarà una coincidenza e perciò mi viene da pensare. Perché, nonostante tutto, Leonforte viene citato da Federico De Roberto ne “I Vicerè”, da Elio Vittorini in “Conversazione in Sicilia”, da Vincenzo Rabito in “Terra matta”. Romanzi, questi, la cui lettura, unitamente al “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, risulta necessaria per capire chi sono i siciliani di oggi, per conoscere cosa ha definito la Sicilia di questo nuovo millennio (...)

 

Da “Annotazioni senza scopo circa un leone non più forte” di Giusto Perdiletto.

(Pagina Facebook Filippo Stanzù)     

 

          

 

 

LA GRANFONTE

 

                                                                         

           

LA GRANFONTE

 

 

 

 

GRAN FONTE: Sangue e Vaticini

 

<<Nel tempo che dominarono in Sicilia i saraceni il fonte di Tavi mandò più volte vero sangue ed avendo esaminato la superficie della terra vicina al fonte per vedere se si trovasse qualche minerale rosso e non trovandolo si confermò con la comune credenza che il sangue accennato, non naturale ma prodigioso fosse e gl’infausti successi ai saraceni vaticinassero; ne il vaticinio restò mendace essendo con la propria distruzione poi cacciati>>.

G. MAZZOLA, Notizie storiche sulla vetusta Tavaca e sulla moderna Leonforte, Tip. Editrice del lavoro, Nicosia 1924, pp. 127-128.

 

  

LA GRANFONTE

 

 

PAISI MIU

 

 

  

 

“‘A BRIVATURA” rappresenta la memoria storica e il cuore stesso di Leonforte… (Giovanna Maria)  

 

 

 

      

Da sinistra: Zona storica  “Granfonte”  (Foto: Salvatore Pirrera) - Le famose pesche di Leoenforte (sullo sfondo la Granfonte)

 

 

 

http://www.distrettodeadimorgantina.it/wp-content/uploads/2015/07/Varie-2-Fine-Art-Produzioni.jpg    

(Foto: “Distretto Turistico Dea di Morgantina”)

 

 

Si dice, si narra che Leonforte abbia origini remote, e che addirittura qui sorgesse l’antica città sicula di Tabas detta anche Tavaca. A 600 metri sul mare, tra gli Erei, e a 22 km da Enna, il paese ha oggi una popolazione di 15.000 abitanti. Con i bizantini prima, con gli arabi poi, il territorio fu sede di un castello, detto di Tavi, con annesso casale. Quel periodo vide la nascita nel territorio circostante di sistemi efficienti di irrigazione e di diversi mulini ad acqua. Conteso tra piccoli signori locali durante il periodo normanno, il feudo, nel XV secolo, passò definitivamente alla famiglia Branciforti. Fu Nicolò Placido Branciforti a fondare la città vera e propria nel 1610 con «licentiapopulandi», cui diede il nome in un atto di omaggio al blasone della sua casata: un leone rampante reggente lo stendardo con le zampe ed il motto «in fortitudine bracchiitui». Palazzo Branciforti risale proprio a quel periodo, suggellando il rango di principato acquisito nel 1622. Ad esso si associano monumenti come la Scuderia, la  Granfonte e la chiesa dei Cappuccini, tutte opere della casata nobiliare, sostituita poi dai Li Destri a metà del XIX secolo. Terracotta, concia delle pelli, una filanda e una miniera di zolfo affiancarono l’agricoltura nell’economia di Leonforte e delle sue terre. Agricoltura che oggi vede nella famosa Pesca settembrina IGP e nella Fava larga, insieme all’immancabile grano e agli uliveti, gli elementi che caratterizzano le attività del paese e ne dipingono i paesaggi rurali circostanti. Paesaggi che sono tutt’altro che piatti: la riserva di Monte Altesina, la Montagna di Mezzo, il Monte Scala e il Monte Boscorotondo, insieme al Lago Nicoletti, fanno del territorio di Leonforte un altro pezzo di Distretto tutto da scoprire, e un emblema concentrato del potere nobiliare, manifestato dalle architetture urbane del paese.

 

Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il paese della pesca settembrina

 

Pesche di Leonforte, gioielli delle dolci colline ennesi

 

  

 

         

                                                                                                                                                                                                        

   

 

   

 

 

 

La vetusta Tavi  (oggi Leonforte)

 

 

 

(Pagina Facebook “Leonforte da Amare”)

 

 

 

  

 

      

 

   

 

 

Leonforte… Un paese Da Amare

 

 

    

 

 

La mia Leonforte  (Poesia Mariarita Di Fazio)

 

Sempre nel mio cuore resterà quel borgo là,

che su una collina in mezzo ad un’isola sta.

Patria di antiche e grandi civiltà,

lì dove un principe la pose con grande generosità.

 

Da Obizzo il coraggioso che il vessillo di Carlo Magno strinse

e per questo il suo nome Branciforti prese.

Quando nell’isola di Polifemo fece un nuovo paese,

il suo araldico leone con il nome Leonforte riprese.

 

Subito di un signorile palazzo lo adornò,

e quando si sposò alla sua amata una chiesa dedicò.

Dall’alto di un colle volle vedere una Granfonte

e per i suoi cavalli una stalla degna di un principe.

 

 

  

 

 

Una fonte fece anche la dove la mitica Tavi nasceva

ma alla Granfonte in ventiquattro cannoli l’acqua scorreva.

L’amata chiesa alla Madonna del Carmelo dedicò

e di magnifiche statue per la sua gloria la adornò.

 

 

Con bellissimi fiori da giardino il suo gran palazzo profumò

e con alberi d'arancia, melograno e fontane lo punteggiò.

Senza risparmio d’acqua che a Leonforte sempre abbonda

e senza interruzione da ogni fontana trabocca.

 

Cosi stretti al suo principe i popolani si sentirono

che le loro casette tutta la collina abbracciarono.

Solo qualche stretta viuzza restò fra ogni casetta

che i bambini scalavano con una piccola scaletta.

 

 

 

(Zona Granfonte)

 

 

Ben presto di meravigliose chiese e piazze tutto il paese si abbellì

finche quella più povera, quella dei Padri Cappuccini, li seppellì.

Nonostante tante avversità il borgo sempre più grande diventò

e per la più insopportabile di tutti, la fame, a San Giuseppe il popolo si affidò.

 

A questo Santo protettore dei più poveri,

con grande generosità ogni marzo i ricchi di bontà imbandiscono tavolate in quantità. Dolci e pane in abbondanza per i santi di Giuseppe,

un panino soltanto a quanti sanno recitare una preghierina al buon santino.

 

 

 

 

Al cuore della Madonna del Carmelo il popolo ancora oggi si abbandona,

a una sua statuina che dall’alto su un monte tutto il paese  abbraccia.

A suoi figli caduti in guerra il paese grato una lapide dedicò,

che nella piazza IV Novembre a ricordo della brutta guerra si posò.

 

Degli industriosi mulini e filatoi traccia non ve ne più,

solo campi da coltivare son rimasti

che profumano di pesche settembrine di gran bontà

che ogni ottobre una e famosa sagra se ne fa.

 

Ma per molti ancora, solo un ricordo nel loro cuore rimarrà,

quando il loro nativo paesino forzatamente lascerà,

perché oggi, come allora, di lavoro ve ne tanta necessità

ma del coraggio dell’antico Leone tuttora in loro ce ne sta.

 

 

Maria Rita Di Fazio (agosto 2016)

 

 

 

La vetusta Tavi 

 

Leonforte… Un paese Da Amare

 

    Il blog appartiene a tutti i leonfortesi      

                                                                                       Ama di più il tuo paese

Libro E-Book - 2008 (aggiornato al 30 Giugno 2018) - Libro scritto col sistema Copyleft.

Foto: Primo Musumeci - Francesco detto Ciccio Buscemi - Vincenzo detto Enzo Barbera - Rino Vasta - Benito Salamone - Melino Risicato, Vincenzo Camiolo, altri…)

Alcune foto sono state prelevate dalla rete  - Foto trovate nel web, senza indicazione dell’autore - (Blog senza scopo di lucro)

 

 

Alcune foto sono state prelevate dalla rete

(Foto trovate nel web, senza indicazione dell’autore)

 

Per realizzare un libro ci vuole non solo competenza, passione e creatività, inoltre occorre un lungo lavoro fatto anche di numerosi controlli sui testi, sulle illustrazioni e sulle relazioni, che lega gli uni e gli altri. Per questo motivo è spesso impossibile pubblicare un libro del tutto privo di errori. Per eventuali e comunque non volute omissioni, l’autore dichiara la piena disponibilità a correggerli.

 

Piazza Carella

 

 

 

Immagini di ogni epoca… Centinaia e centinaia di foto d’epoca

 

       

 

 

Da sinistra: Storia paesana… (Giovanna Maria) - Vecchio timbro Comune di Leonforte

 

 

 

     

Da sinistra: Zona Storica (Granfonte), foto Mario Calma - Campagne…

 

 

        

VEDUTA DI LEONFORTE (*) - La Granfonte

(*) Incisione dal Voyages Pitoresque - Chatelet (XVIII con Pascual La Porta)

"ROMANTICA RAPPRESENTAZIONE" di Leonforte vista da sud, tratta dal prezioso volume di Richard de Saint-Non "Voyage pittoresque" del 1783.sec.

(Dott. Gaetano Algozino - “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

La storia di un principe che fece grande un regno

 

Principe coraggioso e lungimirante

 

 

Leonforte … Terra dell’ennese (Cenni storici)

 

Leonforte, città nel cuore della Sicilia, si colloca sulle pendici meridionali dei monti Erei, a sud del monte Altesina. Nasce nel 1610, per volere del principe Nicolò Placido Branciforti che attratto dalle opportunità di un territorio fertile collocato topograficamente in una posizione strategica, chiese e ottenne la “ licentia populandi”, ovvero la facoltà di poter fondare una città, che gli fu riconosciuta quattro anni dopo. Il Branciforti fu una delle più importanti personalità del suo tempo. Appartenne ad una delle più nobili famiglie della Sicilia del XVII secolo, ricoprì cariche per conto della corona spagnola e fu pretore di Palermo nel 1613. Branciforti scelse il nome di “Leonforte” per la costruenda cittadina in onore del suo antenato Obizzo che da alfiere portabandiera nell’esercito di Carlo Magno, nell’imperversare della battaglia contro i Longobardi (IX secolo) si distinse per la strenua difesa della bandiera, al punto da subire l’amputazione delle mani. Un gesto valoroso che valse ad Obizzo numerose onorificenze al punto che da quell’episodio la sua famiglia assunse il nome di Branciforti a brachiis fortibus (dalle braccia forti). Alla famiglia dei Branciforti, il territorio di Leonforte (ovvero il feudo di Tavi citato nei documenti storici) era pervenuto nel XV secolo, dopo che con la conquista normanna era passato da un signorotto all’altro. Durante il regno dei principi Branciforti, durato complessivamente circa due secoli e mezzo, lo sviluppo dell’artigianato (realizzazione di manufatti e lavorazione delle pelli) e, soprattutto, dell’agricoltura spinsero la crescita di Leonforte. In particolare fu la presenza di varie fonti d’acqua a consentire un fruttuoso sfruttamento agricolo dei terreni. Ai principi Branciforti va attribuita anche la realizzazione di importanti opere urbanistiche e architettoniche, a partire dal piano regolatore della città. La storia dei Branciforti e di Leonforte si divide nel 1852, quando il principe Giuseppe si trasferì, con la famiglia, a Parigi vendendo lo stato di Leonforte al conte Bonsignore Giovanni Calogero Li Destri.

 

(Pro Loco Leonforte - TypicalSicily)

 

       

La Granfonte  (Romantico poema notturno) * - La Granfonte di Tivoli (Modelli architettonici della Granfonte - La Fontana con le cannelle di Villa d'Este - Tivoli (Roma) Secc. XVI-XVIII) **

(*) La seducente Granfonte contempla la luna (Dott. Gaetano Algozino - da Leonforte DA Amare - pag. Fb) - Foto di Carmelo Trecarichi

(**) Benché si possa immaginare che questa foto  sia più coerente con la nota Granfonte, in effetti, l’analogia non è da ricercare con le fontane tuttora esistenti ed apprezzabili, ma con quelle ormai scomparse, come la fontana con “arimaletti di pietra” nella “Stima… del 1651”, come riportata nella mia tesi dal titolo: “ Il giardino del principe: un percorso di conoscenza finalizzato al restauro e alla conservazione”

(Crimì Valentina)

  

Da sinistra: Logo Famiglia Branciforti - Vestigia della Leonforte Fascista - Carta intestata del Comune (1929) - Timbro Municipio di Leonforte (da un avviso di Asta del 1877)

 

(da “Leonforte DA Amare” - Dott. Gaetano Algozino - pag. Fb)

 

 

 

 

 

        Il fascino di Leonforte tra mito, storia e natura                                

 

Accurata ricostruzione storica e rivisitazione, in forma di romanzo di Leonforte

 

 

 

Leonforte è un paese della provincia di Enna, nel cuore della Sicilia e degli Erei. Si estende sul pendio di una collina e arriva a 700 m.s.l. nella sua parte più alta che è il centro storico. Nel territorio di Leonforte si trova il Monte Altesina (1192 m) che nell’antichità era identificato con l’appellativo di “Monte Ereo” ed era un importantissimo riferimento poiché divideva la Sicilia in tre valli. Oggi sulla cima di questo monte si possono ammirare i resti di un villaggio preistorico e di recente è stata istituita anche la Riserva Naturale del Monte Altesina.

 

 

      

 

 

 

Storia di Leonforte

 

Leonforte è un paese della provincia di Enna, nel cuore della Sicilia e degli Erei. Si estende sul pendio di una collina e arriva a 700 m.s.l. nella sua parte più alta che è il centro storico.  Nel territorio di Leonforte si trova il Monte Altesina (1192 m) che nell’antichità era identificato con l’appellativo di “Monte Ereo” ed era un importantissimo riferimento poiché divideva la Sicilia in tre valli. Oggi sulla cima di questo monte si possono ammirare i resti di un villaggio preistorico e di recente è stata istituita anche la Riserva Naturale del Monte Altesina.

 

 

 

Piazza IV Novembre - Corso Umberto I

 

Anticamente in queste zone sorgeva l’insediamento di Tabas o Tavaca.  Con la dominazione bizantina, e in seguito quella araba, fu costruito il castello di Tavi e un casale nelle sue vicinanze. Furono introdotti anche dei sistemi di irrigazione delle colture e costruiti numerosi mulini per sfruttare l’abbondanza di acqua di queste zone.  Poi fu la volta dei normanni e nel XV secolo arrivò la famiglia dei Branciforti. Nel 1610 Nicolò Placido Branciforti fondò la città di Leonfonte, in omaggio al blasone della sua casata ( un leone che regge lo stendardo con i moncherini delle zampe ed il motto “in fortitudine bracchi tui”), e cercò di potenziare al massimo le possibilità di questo territorio ricco di acqua e di mulini. Nel 1622 Leonforte fu elevata al rango di principato. In seguito a queste trasformazioni Leonforte visse un periodo di sviluppo economico e benessere, si ingrandì ed in seguito all’agricoltura si sviluppò anche l’artigianato. Nel 1852 la città passò nelle mani dei conti Li Destri di Bonsignore. Oggi Leonforte è un paese che basa la sua economia principalmente sul terziario anche se molto importanza riveste anche l’agricoltura (grano, ulivo, fava larga e pesca settembrina). Le attività commerciali sono in continua espansione e si avviano verso un sempre maggiore sviluppo.

 

 

 

LA GRANFONTE

 

 

Cosa vedere a Leonforte

 

Durante gli anni sono diversi i monumenti che sono stati costruiti a Leonforte e che meritano una visita. Partendo dalle architetture religiose possiamo annoverare: la Chiesa Madre; la Chiesa e Convento dei Padri Cappuccini (mausoleo dei Branciforti che fa da cornice al sarcofago della Principessa Caterina Branciforti morta nel 1634); la Chiesa della Madonna del Carmelo; la Chiesa di S. Stefano; la Chiesa di S. Antonino; la Chiesa di Santa Croce; la Chiesa della Madonna della Carità; la Chiesa della Mercede; la Chiesa di S. Francesco di Paola; la Chiesa dell'Annunziata; la Chiesa del SS. Salvatore e la Chiesa della Madonna della Catena. Tra le architetture civili: Granfonte, Palazzo Branciforti, Villa Comunale (Branciforti), Scuderia (Branciforti), Piazza 4 novembre, Villa Bonsignore, Giardino e Fontana delle ninfe e Palazzo Gussio.Un cenno particolare merita il Castello di Tavi. Questo castello è la più antica testimonianza della presenza umana in questi territori.    

 

 

 

Da sinistra: Chiesa di S. Stefano - Palazzo Branciforti

 

 

Le rocce nascondono i resti di un antico castello che giunge all’altezza massima di 517 m.s.l.m. Tradizione vuole che Tavi, o Tavaca, era un’antica cittadina Sicula nel corso degli anni ellenizzata e poi scomparsa. I ruderi che restano di questa antica civiltà sono solo quelli del castello che serviva come punto di controllo dell’intera vallata e delle numerosissime sorgenti di acqua. Ma il cuore di Tavaca era li dove oggi si trova il quartiere di Granforte.

 

Il castello fu abitato da diverse nobili famiglie fino ad arrivare ai Branciforte. Con questa famiglia, come detto precedentemente, sorse Leonforte e il castello perse importanza. Oggi è ancora possibile notare delle muraglie, una delle quali con finestra quadrangolare, vani sotterranei scavati nella roccia, un frantoio e due vasche.

 

Lungo la vallata del fiume Bozzetta si trova anche Villa Gussio, una costruzione patrizia dell’800 molto bella e pregiata.

 

Ma i segni della storia sono molti altri difatti è possibile osservare gli antichi mulini ad acqua, la vecchia linea ferroviaria Dittaino-Nicosia, i ruderi della Chiesa di San Pietro, a numerosi reperti preistorici.

 

 

   

Da sinistra: Madonna del Carmelo (Patrona di Leonforte) - Antico Palazzo Bonsignore e Panorama sud di Leonforte

 

 

Ma a fare da padrona in questi posti è anche la natura con i Monti Erei (Montagna di Mezzo, Monte Scala e Monte Boscorotondo) che presentano dei suggestivi paesaggi naturali che vanno dalla roccia agli ambienti boschivi con querce, sugheri, roverelle e lecci.

 

Un posto da non perdere è Lago Nicoletti, un lago artificiale nato negli anni settanta, che ospita numerosi uccelli migratori.

 

 

 

Da sinistra: Interno Palazzo Branciforti - Il monumento simbolo di Leonforte “La Granfonte”

 

 

Ma i segni della storia sono molti altri difatti è possibile osservare gli antichi mulini ad acqua, la vecchia linea ferroviaria Dittaino-Nicosia, i ruderi della Chiesa di San Pietro, a numerosi reperti preistorici.

 

Ma a fare da padrona in questi posti è anche la natura con i Monti Erei (Montagna di Mezzo, Monte Scala e Monte Boscorotondo) che presentano dei suggestivi paesaggi naturali che vanno dalla roccia agli ambienti boschivi con querce, sugheri, roverelle e lecci.

 

Un posto da non perdere è Lago Nicoletti, un lago artificiale nato negli anni settanta, che ospita numerosi uccelli migratori.

 

 

  

Da sinistra: La Granfonte - Zona Storica (Quartiere Granfonte)

 

 

Altre info su Leonforte

 

La manifestazione più importante che si tiene a Leonforte è il premio letterario “Città di Leonforte”. Nel 2010 sono stati inaugurati anche la “Mediateca Comunale Branciforti” e “L’ecomuseo”. Gli aventi più importanti e sentiti di questa cittadina dell’entroterra siciliano sono: la Sagra delle pesche (primo fine settimana di ottobre), la festa di San Giuseppe (18/19 marzo), festa di Sant’Antonio da Padova (11/12/13 giugno), festa della Madonna del Carmelo (16 agosto) e festa della Madonna della Catena (seconda domenica di ottobre).

 

Leonforte è un modo per vedere una Sicilia diversa, una Sicilia fatta di pascoli e vallate, una Sicilia dominata dai monti Erei che con la loro bellezza dominano l’intero paesaggio ed Esplora Sicilia non poteva non annoverarla tra i suoi posti da visitare. Per una vacanza diversa, un giorno diverso, Leonforte, piena di storia e natura, è il posto ideale.

 

 

 

IL DRAPPO "GARIBALDINO" - Palazzo Branciforti

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

 

 

 

IL MONUMENTALE LEONE settecentesco (*) - La Granfonte

 

(*) Anche se proveniente dalla fontana del Monastero di San Martino delle Scale (Monreale), questo monumentale leone in alabastro ci ricorda il simbolo e il cuore stesso dell'araldica e dell'onomastica di Leonforte. Esso nasce dall'equazione Branciforti (dinastia dalle braccia forti e potenti) e Leon-forte: un leone forte, invincibile, indomabile e vittorioso come l'illuminata famiglia principesca che per circa 250 anni governò con lungimiranza e prestigio l'Oppidum Leonisfortis.  

 

(Dott. Gaetano Algozino - da Leonforte DA Amare - Pag. Fb)

 

 

 

 

 

 

Un monumento a Leonforte molto bello è La Gran Fonte, un tempo abbeveratoio pubblico, fu costruita sui ruderi di un antica fontana tra il 1649 il 1652. Si estende per 24 m ed è composta da 24 cannelle bronzee che riversavano la loro acqua nella vasca sottostante, tanto da essere nota dalla gente del posto con il nome di “vintiquattru cannola”. Costruita in pietra dorata, è caratterizzata da una serie di arcatelle a tutto sesto coronate da un frontone con lo stemma della famiglia dei Branciforti. L’opera sorge nell’omonima via e fino alla prima metà del ‘900 fu utilizzata anche come abbeveratoio per il bestiame e lavatoio pubblico. Secondo un cronista del Settecento, l’opera fu ispirata ad una fontana di Amsterdam e fu fatta realizzare in stile barocco dal Principe Nicolò Branciforti. Typical Sicily

 

 

     

La Granfonte - Da sinistra: A Brivatura - In una cartolina del 1917 - Foto 1 (*) - Il silenzio della Granfonte - Foto Fabrizio Buttafuoco (**)

 

Foto 1 (*)  Questa foto - fra le più antiche della ‘Brivatura’ -  ci  mostra il  monumento,  simbolo  della  nostra  cittadina, com’era prima  dell’intervento  d’emergenza civile (a seguito di tragica alluvione) che indusse ad aggiungere gli scalini per permettere l’accesso ai ‘cannoli’ ed approvvigionarsi d’acqua.  Così come la posa della passerella lungo la vasca. Entrambi gli interventi, peraltro, sono in materiale diverso (pietra lavica anziché tufo) dal resto del monumento. (cit. Pagina Facebook “Circolo di Compagnia” - Giovanni Vitale)

 

Foto 2 (**) Il Silenzio della Granfonte durante il Venerdì Santo

 

 

La Granfonte

 

Fatta costruire nel 1652 da Nicolò Placido Branciforti, si pensa sui resti di una precedente fontana di origine araba, aveva tra l’altro il compito di portare l’acqua al prospiciente Orto Botanico. In stile barocco, questo monumento acquatico misura ben 24,60 metri, è profondo 2,55 metri, ed è caratterizzato da 22 arcate a tutto sesto che svelano senza coprirlo il paesaggio rurale retrostante. Le 24 canne di bronzo che le danno il nome fanno sgorgare acqua fresca ogni giorno dell’anno con l’esclusione del Venerdì Santo, in segno di lutto. Il prospetto è disegnato dalle tre alzate con timpano, arricchite da bassorilievi e raccordato ai lati con volute. E’ uno dei simboli di Leonforte, riprodotto in mille modi e presente come icona nei luoghi pubblici come nelle abitazioni private.

 

 

Via Granfonte - 94013 Leonforte (EN) - Fonte:  A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online   

 

 

 

 

   

Da sinistra: Il Principe Nicolò Placido Branciforti, la “Patrona” “Maria Santissima del Carmelo”

 

 

Costume e società

 

Memorie, testimonianze e storie

 

“Leonforte è fatta a scale” (Ignazio Vanadia)

 

 

C’ERA UNA VOLTA ... IL VIALE DEI CIPRESSI

 

 

 

 

 

LA STAZIONE E IL COLLE DELLA TORRETTA (*) - C’ERA UNA VOLTA ... IL VIALE DEI CIPRESSI! (**)



(*) Una rara cartolina del 1961 ci mostra un volto diverso della zona nord di Leonforte, con il superbo Viale dei cipressi e i primi condomini di nuova costruzione.

 

(**) Una rara foto dell’entrata nord di Leonforte (Archivio fotografico Enzo Barbera, anni ‘50) mostra l’antico Viale dei cipressi in tutta la sua maestosità. Scena quasi bucolica e naïf di un paese non ancora invaso dalle automobili.

 

(Dott. Gaetano Algozino  da “Leonforte Da Amare” - Pagina Facebook)

 

 

 

Zona storica di Leonforte - La Granfonte “a brivatura rappresenta la memoria storica e il cuore stesso di Leonforte”

 

 

      

 

LA GRANFONTE… BIBANT UNANIMES!

 

 

Le acque rigorgoglianti della Gran Fonte   (Dott. Gaetano Algozino)

 

(Scatti artistici Sigismondo Novello - Teresa Lo Grasso - Ignazio Vanadia)

 

 

     

 

 

 

 

IL FONTE DI TAVI E LE FAVARE

 

 

La Granfonte, simbolo del paese, è una delle più straordinarie fontane monumentali in stile barocco. La sua costruzione risale al 1651 su commissione della famiglia Branciforti ed oggi rappresenta il simbolo stesso di Leonforte. Essa è caratterizzata da una suggestiva sequenza di 22 arcate e 24 cannelle d’acqua, tanto che anche chiamata dagli abitanti del luogo come “ventiquattru cannola”                        

IL FONTE DI TAVI E LE FAVARE…

  

Antichi lavatoi “Granfonte” (Foto Peter Renardo)

 

 

    

 

Il fonte di Tavi e le Favare

 

(Foto Francesco detto Ciccio Buscemi)

 

 

Fonte dei malati

Il paese di Leonforte è avvolto da numerose leggende popolari, che si sono tramandate nei secoli, legate alle varie sorgenti del paese, dove sgorgavano delle trasparenti acque potabili, fra queste si ricorda la “Fonte dei Malati”, situata in una strada secondaria, nella zona a sud dell’abitato proprio di fronte  alla fontana delle Ninfe. Questa sorgente, che a dire il vero, pare fosse alimentata da una vena non molto ricca di acqua, avrebbe avuto, secondo le credenze popolari, qualità medicali e taumaturgiche. Tanti leonfortesi vi hanno attinto, portando con sé la sua acqua, convinti di trovare in essa aiuto per i loro malanni. Tutto questo rappresenta solo una antica e magica leggenda a cui il paese è legato, di cui ovviamente non si attesta la attendibilità, ciò che invece rimanda a verità è che si trattava di una fonte dalle acque limpidissime e più leggere delle altre acque potabili esistenti nel territorio circostante.

 

 

    

Da sinistra: Zona Granfonte - La Granfonte… Il monumento simbolo di Leonforte “La Granfonte”) e la “Fontana delle Ninfe”

 

 

 

 

Da sinistra: Granfonte "Vintiquattrucannola", Leonforte Anni ’60 (Foto Peter Renardo) - Archi, fontane, palazzi…  (Foto Angelo Gervasi)

 

 

La Granfonte (Foto: Vincenzo Guasta - Il Sol 24 Ore)

 

 

 

Il Corso Umberto I        

 

        

E’ la via principale  (Rappresenta il salotto buono della città)

 

 

 

 

Corso Umberto, arteria principale della cittadina costruita nel XII secolo con un impianto ortogonale

 

   

 

 

 

     

 

 

 

 

 

C.so Umberto “Anni settanta”

 

 

 

   

Da sinistra: Corso Umberto (zona abitazione Fam. Campione Fino) - Corso Umberto (Zona storica) - Il “Passeggio” di Leonforte

 

 

 

 

SCALINATA MUSUMECI  (prima e dopo)

 

 

Scalinata piazza Regina Margherita, San Giuseppe

 

 

 

    

Scalinata Musumeci e/o Scalinata San Giuseppe (**)

 

 

** Prima foto da sinistra: Spazi ricongiunti e collegati - Dalla piazza del Mercato al colle di San Giuseppe Foto di RENE' BURRI (1956)

Titolo: Escaliers dans les rues de Leonforte, Sicile)

 

 

 

RENE' BURRI, Scalinata Musumeci, Leonforte 1956 (1° Foto da sinistra)

 

"Rubiamo" questo famoso scatto del fotografo svizzero Rene' BURRI (1933-2014) dalla preziosa bacheca del Circolo di Compagnia di Leonforte, storico vitalizio culturale e ricreativo della nostra cittadina. La cosiddetta "Scalinata Musumeci" dal tipico disegno a zig-zag e' una sorta di cerniera che raccorda la Piazza Margherita (ex piazza del Mercato, detta anche "tornachiazza") alla collina sovrastante, su cui svetta la barocca ed elegantissima Chiesa di San Giuseppe. L'occhio del fotografo sembra posarsi più sulle "architetture" umane che su quelle di pietra. Il bambino in primo piano, con i tipici calzoni e bretelle, simula improbabili acrobazie, forse per attirare lo sguardo del fotografo. Al centro, due adolescenti, di cui uno di spalle, osservano con distacco ciò che sta accadendo. In cima alla scalinata, un distinto signore in vestito nero, sembra fissare l'obiettivo quasi ignorandolo.  La mirabile e scarna geometria di scalini, ringhiere, porte, archi e muri screpolati richiamano altre geometrie interiori, nascoste, che sfuggono allo sguardo, pur sempre attento e discreto, del grande fotografo svizzero.

 

(Dott. Gaetano Alzozino da “Leonforte Da Amare” pagina Facebook)

 

 

     

Foto: Buscemi-Musumeci - Filippo Stanzù 

 

   

 

 

Le viuzze dell’antico centro abitato

 

 

Chianotta, Munachedda, Chianu quadararu, Brivatura, Tagghiata…

 

 

     

 

UN TORTUOSO BUDELLO DI SCALE (*) -  LE “CUTICCHIATE Leonforte, foto Enzo Sellerio - 1954 (da “Leonforte Da Amare”)

 

 

(*) La foto di Ferdinando Scianna (1973) ci mostra un tortuoso budello di scale e vicoli interconnessi, probabilmente tra San Giuseppe e la Mercede. L’estrema povertà e linearità delle dimore contadine sembrano evocare un mondo chiuso, privato, ristretto in cui alla fatica della sopravvivenza si univa la gioia di una sana condivisione. Il tutto condito dal cicaleccio delle “fimmine di casa”...

 

(dott. Gaetano Alzozino da “Leonforte Da Amare” pagina Facebook)

 

 

  

Via Delfino (Foto Filippo Stanzù) - Zona storica Granfonte  (Foto Pinterest) - Strade di Leonforte anni ’70 (Foto Nino D’Alotto)

 

 

 

La zona storica

 

Si racconta

Inizialmente Leonforte fu popolato da pochi contadini locali e da molti “forestieri” provenienti da tantissimi paesi della Sicilia, con la maggior parte con la fedina penale non proprio esemplare, che cercavano un posto dove rifondare la propria esistenza (cit.          )

 

   

ZONA STORICA (Foto da sinistra:  Pinterest - UkuTom)

 

 

 

 

     

Zona storica (Foto Pro Loco Leonforte - Typcalsicily)

 

 

 

 

 

“Il paese della pesca settembrina”

 

 

   

 

  

 

 

 

 

La Granfonte

 

“La Granfonte è una fontana monumentale realizzata in stile rinascimentale-barocco. Si estende per 24 metri ed è composta da 24 cannelle bronzeee dai cui sgorga acqua fresca di sorgente…

 

(cit.   Terra di Sicilia)

 

 

 

  

 

‘U brivaturaru…

 

Cresciuto tra l’acqua, la creta, il calore e l’amicizia degli abitanti del quartiere Granfonte...

 

 

 

Comune di Leonforte    

 

Secondo gli studiosi il nome si riferisce alla posizione geografica del luogo, elevata e quindi strategica dal punto di vista difensivo

 

Regione: Sicilia (Libero Consorzio Comunale di Enna)

Densità per Kmq: 163,6

Superficie: 83,93 Kmq

Altitudine max: 1.025 m

Altitudine min: 306 m

Zona: Insulare

Rilievi montagnosi e collinari: Altesina e Monte Cernigliere

Corsi d’acqua e fiumi: Crisa (Dittaino)

Geologia: argilla, calcaree

Popolazione:13.727 (M 6.623, F 7.104)

Nome abitanti: leonfortesi

Cap: 94013

Prefisso telefonico: 0935

Codice Istat: 086011

Codice Catastale: E536

 

Il Comune fa parte: Regione Agraria n. 2 - Colline di Enna

 

Comuni confinanti: a est (Assoro); a nord (Nissoria); a nord ovest (Nicosia); a ovest (Calascibetta); a sud (Enna)

 

 

 

Leonforte (Liunforti in siciliano) è un comune italiano di 13.476 abitanti del Libero Consorzio Comunale di Enna in Sicilia

 

Leonforte è situata al centro del sistema montuoso degli Erei. Il paese si estende lungo il pendio di una collina ed ha un'altezza che va dai a 600 metri s.l.m della zona storica ai 700 metri s.l.m. dei quartieri di più recente costruzione. Leonforte dista solo 22 km dal capoluogo di provincia, Enna. In questi luoghi sorgeva l'antico insediamento di Tabas o Tavaca. Durante il dominio Bizantino e in seguito quello Arabo, poco lontano, fu edificato un castello, detto di Tavi, e si formò un casale nelle sue vicinanze; furono introdotti sistemi razionali per l'irrigazione delle colture e numerosi mulini sfruttavano l'abbondanza delle acque. Con la conquista Normanna il feudo passò da un signorotto all'altro fino a quando, nel XV secolo pervenne alla famiglia Branciforti. Nel 1610, con “licentia populandi”, Nicolò Placido Branciforti pensò di sfruttare al massimo le potenzialità del fertile territorio, ricco di acque e di mulini, fondandovi una città che chiamò Leonforte in omaggio al blasone della sua casata (leone rampante che regge lo stendardo con i moncherini delle zampe ed il motto «in fortitudine bracchii tui») ed elevando il possedimento al rango di principato nel 1622. Il principe Nicolò Placido Branciforti apparteneva ad una delle più importanti famiglie nobiliari di Palermo. Fu uomo di molto valore e di virtù, quinto Conte di Raccuia, secondo Signore di Cassibile, settimo Barone di Tavi, Cavaliere dell'ordine di S. Giacomo sotto il re Filippo III e primo Duca di Mascalucia. Nell'ultimo secolo Leonforte ha sempre avuto un'economia agricola e operaia, che in passato rendeva la cittadina una roccaforte della sinistra politica. La manifestazione culturale più importante è il Premio letterario "Città di Leonforte".

 

                                            

 

Nel 2010  è  stata   inaugurata  la "Mediateca  Comunale  Branciforti"   presso   Villa Bonsignore.  Nello  stesso  anno  è  stato  inaugurato "l'EcoMuseo Comunale Branciforti" presso il quartiere Granfonte.

 

Architetture religiose:  Chiesa di Santa Croce, Chiesa Madre, Chiesa e Convento dei Padri Cappuccini (mausoleo dei Branciforti che fa da cornice al sarcofago della Principessa Caterina Branciforti morta nel 1634. Inoltre, è custodita la tela di Pietro Novelli - pregevole capolavoro raffigurante la  elezione di Mattia all'apostolato), Chiesa della Madonna del Carmelo, Chiesa di S. Stefano, Chiesa di S. Antonino, Chiesa di Santa Croce, Chiesa della Madonna della Carità, Chiesa della Mercede, Chiesa di S. Giuseppe, con affreschi e una tela del Borremans, Chiesa di S. Francesco di Paola, Chiesa dell'Annunziata, Chiesa del SS. Salvatore, Chiesa della Madonna della Catena.  

 

Architetture civili:  Granfonte (Fontana dei 24 Cannoli), Palazzo Branciforti, Villa Comunale (Branciforti), Scuderia (Branciforti) Piazza 4 Novembre, Villa Bonsignore, Giardino e Fontana delle Ninfe, Palazzo Gussio.

 

Architetture militari: Castello di Tavi.

 

Persone legate a Leonforte: Ignazio Nigrelli, Filippo Liardo, Nicolò Fragile, Silvio Proto, Pietrangelo Buttafuoco, Francesco Tenerelli, Salvo (artista).

 

Eventi:  18-19 marzo: Festa di San Giuseppe, compatrono della cittadina, con "Artara" (tipiche tavolate),  V domenica di quaresima, Processione dell'Ecce Homo e dell'Addolorata. Settimana Santa: Domenica delle Palme: Sacra rappresentazione "A Ramaliva", rievocazione dell'entrata di Gesù a Gerusalemme. La rappresentazione inizia nel pomeriggio della domenica con partenza dalla chiesetta della "Crucidda" fino ad arrivare nella Parrocchia di Santo Stefano per la celebrazione eucaristica. Il Giovedì Santo Ultima cena. Martedì Santo, processione di Maria SS. Addolorata con inizio dalla Chiesa di S. Stefano. Venerdì Santo, nel mattino rito della crocifissione in Chiesa Madre, nel pomeriggio processione con Cristo morto e l'Addolorata. Domenica di Pasqua, "n'cuantru", nel pomeriggio incontro tra Gesù Risorto, Maria e gli Apostoli in piazza Cappuccini. 11-12-13 giugno: Festa in onore di  (Sant'Antonio da Padova). 16 agosto: Festa della Madonna del Carmelo. Patrona del paese. Primo fine settimana di ottobre: Sagra delle Pesche. La sagra ha lo scopo di promuovere la pesca tardiva di Leonforte, una pesca dalla raccolta settembrina. Seconda domenica di ottobre: Festa della Madonna della Catena.

 

Economia:

È basata per lo più sull’agricoltura e sul terziario. Pochissime le industrie, concentrate nella vicina zona industriale della Val Dittaino. Importante è l'attività edilizia (anche se è in flessione a causa della Crisi economica) che, insieme al suo indotto, ha assicurato un notevole numero di posti di lavoro. Dal 2011 a Leonforte sono tornate, dopo quasi 150 anni, le coltivazioni di riso arborio, uniche in Sicilia. Tre le produzioni agricole di eccellenza: la fava larga, la pesca tardiva di Leonforte e la lenticchia nera. Di notevole qualità anche le produzioni olearie. Grava sulla cittadina comunque un grave problema occupazionale. Leonforte, infatti, presenta uno dei tassi di disoccupazione tra i più elevati della provincia, attestandosi attorno al 35%, un dato pesante che riguarda principalmente le fasce più giovani della popolazione.

 

Infrastrutture e trasporti:  

Leonforte è attraversata dalla Strada Statale 121 Catanese che la collega con Enna, Palermo, Nissoria e Paternò. Nei pressi del centro abitato dalla SS121 si diparte la Strada Statale 117 Centrale Sicula per Nicosia e Santo Stefano di Camastra. La stazione ferroviaria dalla città, ex stazione di Pirato, è situata a circa 10 km dal centro abitato. I collegamenti fra la stazione ed il centro abitato sono molto scadenti. Al Lago Nicoletti è stato realizzato il primo idroscalo siciliano e l'unico d'Italia oltre a Como, l’idroscalo di Enna, l'unico impianto per il trasporto aereo esistente nella Sicilia centrale. 

(da Wikipedia - L’enciclopedia libera)

 

 

(Foto Vincenzo Camiolo)

 

 

    

Da sinistra: Leonforte e dintorni nella "Chorographica Descriptio" (di G. B. De Cassinis, Milano 1712, p. 45.) - Dal pregevole volume "Portale e mensole in pietra lavorata a Leonforte" (del Lions Club - 1986)

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - Pag. Fb) 

 

 

Leonforte, situata al centro del sistema montuoso degli Erei a 600 metri sul livello del mare, fu fondata, su licenza del 30 Ottobre 1610 della Regia Curia, dal barone di Tavi Nicolò Placido Branciforti. I ruderi del Castello di Tavi testimoniano l’importanza strategica del territorio: il feudo passò, infatti, dal dominio bizantino, a quello arabo e a quello normanno, passando da un signorotto all’altro fino a quando pervenne alla famiglia Branciforti. Il nome Leonforte trae le sue origini da Obizzo, alfiere porta bandiera al seguito di Carlo Magno (802), di cui si narra che in battaglia contro i Longobardi riuscì a resistere all’attacco del nemico, dal quale ebbe le mani tagliate, stringendo con la sola forza dei moncherini sanguinanti il vessillo sino  all’arrivo dei soccorsi. Carlo Magno, premiandone il coraggio, lo ricompensò ordinando che la sua famiglia assumesse il nome Branciforti da “brachiis forti bus”  (“dalle braccia forti”) e che lo stemma gentilizio fosse un leone rampante con corona d’oro che con i moncherini sostiene l’orifiamma ed sotto il motto ”in fortitudine brachii tui”, oggi stemma della città. L’edificazione di Leonforte, con l’ausilio di architetti e maestranze romane palermitane, venne seguita dello stesso Branciforti, secondo un’attenta progettazione ispirata a precisi schemi rinascimentali. Leonforte, elevata agli onori di principato (24 Luglio 1622), si presenta architettonicamente ricca di un barocco lineare nei suoi  palazzi, nelle sue chiese e nei suoi monumenti.

 

Castrogiovanni Sandra - (Tratto da Leonforte Tour, opuscolo realizzato dalla Pro Loco Leonforte e dal Comune di Leonforte)

 

 

 

 

 

L’album di un territorio ricco di tradizioni

 

Il 20 ottobre 1818, grazie alla riforma della pubblica amministrazione siciliana, Leonforte fu assegnata al distretto di Catania e così rimase fino al 1927 allorché fu assegnata alla provincia di Enna.

 

(Giovanna Maria)

 

 

        

                                     

 

Il Leone simbolo della città

 

 

“Un onore portare il Leone sul petto”

 

 

Leonforte nasce nel 1610, per volere del principe Nicolò Placido Branciforti, barone di Tavi, principe di Butera, conte di Raccuja, il quale, attirato dalle potenzialità del fertile territorio, ricco di acqua e di mulini e in un sito topograficamente favorevole, chiede la licentia populandi, ovvero la facoltà di poter fondare una città, ottenendola quattro anni dopo. Si circondò di artisti e letterati e fu egli stesso un nobile colto ed un'urbanista all'avanguardia. Volendo onorare le sue nobili discendenze, scelse come nome della nascente cittadina Leonforte, in ricordo del suo antenato Obizzo, alfiere portabandiera nell'esercito di Carlo Magno che durante la guerra contro i Longobardi agli inizi del IX secolo difese la bandiera a costo dell'amputazione delle mani, ottenendo così diverse onorificenze: la sua famiglia, da quel momento in poi, assunse il nome di Branciforti, da brachiis fortibus (dalle braccia forti) e lo stemma gentilizio della casata fu quindi un leone rampante che con i moncherini sostiene l'orifiamma spiegata con tre gigli. Nel 1622 il possedimento, da poco meno di un decennio divenuto città, fu elevato a principato. Per circa due secoli e mezzo, i principi Branciforti governarono Leonforte: la città si ingrandì presto e oltre all'agricoltura si svilupparono attività artigianali connesse alla produzione dei manufatti in terracotta e alla concia delle pelli; in particolare, il primo, secondo e il quarto principe di Branciforti si resero responsabili di grandi imprese urbanistiche e architettoniche. La principale fonte di ricchezza della cittadina seicentesca fu l'acqua; l'abbondanza di questo elemento consentì lo sviluppo delle campagne: esso infatti, garantiva grano e ricchezza non solo per il nascente paese, ma anche per i restanti feudi del principe, in particolare per la Contea di Raccuja, nel quale si produceva la seta. La dinastia dei Branciforti a Leonforte si concluse con l'ottavo principe, Giuseppe, che, volendo stabilirsi a Parigi con la moglie, vendette nel 1852 al conte Bonsignore Giovanni Calogero Li Destri lo stato di Leonforte con tutti i suoi beni mobili e immobili: in realtà, già nel 1812 con l’abolizione dei diritti feudali, i Branciforti avevano perso via via il loro potere. L'impianto urbano della città è molto regolare. Al centro è la bella piazza Regina Margherita, un tempo piazza del Mercato. Dell'antico maneggio del principe Branciforti, resta solo la scuderia, nella piazza che ha il nome del principe, Qui sorgono il palazzo Branciforti e la Chiesa Madre, San Giovanni Battista. La Chiesa, settecentesca, ha un'elegante facciata e un campanile quadrangolare; nell'interno, si trova un dipinto di Marcantonio Raimondi, della scuola di Pietro Novelli, raffigurante la Cacciata dei mercanti dal tempio. La chiesa dei Cappuccini, nella piazza omonima, edificata nel sec. XVII dai Branciforti, custodisce alcune tombe di questa famiglia e una delle più belle tele di Pietro Novelli: l'Elezione di San Mattia all'apostolato. Nella parte bassa del paese si trova la singolare fontana a ventiquattro cannelle, detta la Granfonte. Anche questa bella fontana fu fatta edificare dai Branciforti, nel 1651.

 

  

   Particolare Epigrafe Monumento Garibaldi (Villa Comunale 1907) - Leonforte nella Nova Delineato Universal Orbis del 1710

 

(“Leonforte DA Amare” - Dott. Gaetano Algozino - Pag. Fb)

 

 

Leonforte un comune della piccola grande Italia

 

 

 

Da sinistra: Maria Santissima del Carmelo, Patrona di Leonforte - San Giuseppe, compatrono di Leonforte (*)

 

(*) San Giuseppe è per i leonfortesi il Santo della Grazia

 

 

 

 

400 anni di cultura a Leonforte

 

4 secoli di storia, tradizioni e cultura

 

 

Libro On - Line sulla storia di Leonforte - Figure e fatti di vita Leonfortese

 

 

Excursus storico sulla Città fondata da Nicolò Placido Branciforti … La città degli otto principi

 

Arte, Storia, Cultura, Tradizioni, Manifestazioni, Politica, Informazioni, Sport e tanto altro

 

“Uno degli scopi del libro: accompagnare e sostenere con uno studio accurato la cultura a Leonforte”

 

 

 

      

Da sinistra: IL FASCINO DELLA (*) - VARIAZIONI SUL TEMA DELLA SCALINATA Alfredo Camisa, Cantastorie a Leonforte, 1951

 

(*) Ancora un altro prestigioso scatto della scalinata Musumeci ripresa da San Giuseppe. L’autore è Enzo Sellerio (1954). In una sorta di gioco dinamico, alla maniera di Cartier-Bresson, l’occhio di Sellerio ha ripreso il momenti in cui un bambino, improvvisandosi acrobata, pare lanciarsi per esplorare il vuoto sottostante. La geometria delle ringhiere a zig zag conferisce alla foto uno scatto dinamico davvero impressionante.

(“Leonforte Da Amare” Pagina Facebook - Dott. Gaetano Algozino)

 

 

Nuova città, fabbricata verso i principii del secolo XVII  

per opera del principe Nicolò Placido Branciforti,  Conte di Raccudia

 

(Vito Amico)

 

 

      

 Da sinistra: Copertina simbolica del libro (Foto Novello) -  In fortitudine bracchi tui  (Il leone rampante simbolo di Leonforte) - Il gonfalone comunale

 

Lo stemma del nostro paese rappresenta un leone, con una corona d’oro, che sostiene dei moncherini l’Orofiamma spiegata.

 

Sul fondo giallo - verde campeggiano tre gigli, due zampe mozze e il motto In fortitudine bracchii tui.

 

 

 

 

Leonfortese... Leonforte paese dei 100 comuni d'Italia
       

 

 

 

 

   

Da sinistra: Primo Principe di Leonforte (Busto) -  Il Beato Cardinale John Hanry Newman - Logo 400 anni di fondazione -  Quando Garibaldi passò da Leonforte

 

 

 

 

   

Da sinistra: Antica cartolina su Leonforte (la prima auto, la piccola borghesia, il corso Leonforte, intorno agli anni ’20 (Archivio Foto Cappuccini) - Giuseppe Garibaldi (Passò con i suoi da Leonforte) (*)

 

(*) I due giorni che Garibaldi passò da Leonforte ne segnarono la storia e ne indirizzarono le vicende future.

 

(Enzo Barbera - Storico) - da Leonforte DA Amare  (cercala su Fb)

 

 

 

 

Repertorio cronologico coordinato delle attività editoriali nella nostra città

 

L’unico repertorio completo dell’attività editoriale Leonfortese

 

La città della Principessa Caterina Branciforti

 

Il futuro di Leonforte nella cultura e nel turismo

 

 

   

Da sinistra: Di Fazio Maurizio (autore del libro) - Novello Sigismondo (collaboratore) - Logo 400 anni della fondazione di Leonforte - La Granfonte (Foto: Teresa Lo Grasso)

 

Il mio libro on-line, è un atto d’amore e rispetto verso la cittadina di Leonforte - Impegno costante e coerente per la mia Leonforte (Di Fazio Maurizio)

 

 

 

Forte come il leone rampante che ruggiva dal suo stemma: così il Principe Nicolò Branciforti voleva la SUA CITTA’

 

 

 

Un paese nel cuore   

 

 

 

Leonforte… Meraviglioso, beato, invidiabile e felicissimo paese della provincia di Enna

 

Leonforte… Un fiume di acqua… La “Mosca bianca” della Sicilia

 

Leonforte… Un nome che deve essere scritto in tutte maiuscole

 

 

Lode sia a quel Principe - Nicolò Placido Branciforti - che la fondò qui sul declivio di un colle che domina una grande vallata a 612 metri di altezza sul mare, in prossimità di inesauribili sorgenti. Un principe da non scordare, che qui agli albori del 1600 costruì il suo palazzo, la cattedrale accanto alla sua casa e la Granfonte con ventiquattro grossi cannoli da cui l’acqua scorre senza interruzione, testimonianza prima del privilegio e della fortuna di questo paese. Ma non è la sola poiché, sempre a valle ci sono altre sorgenti: quella di San Cristofero, quella di li malati (si dice che le sue acque fanno guarire tutti i mali), quella di li morti che fanno - si racconta - risuscitare addirittura.

 

Il 21aprile 1614 il barone Nicolò Placido Branciforti, grazie al rapido popolamento del borgo da lui fondato, ebbe dal re Filippo III il privilegio di denominare il paese Leonforte.

 

(Giovanna Maria)

 

 

 

Leonforte… Il testo della LICENTIA    

 

 

"Nuova città fabbricata verso i principi del secolo XVII per opera del principe Nicolò Placido Branciforti, conte di Raccudia"

 

Così si esprime lo storico Vito AMICO nel suo Dizionario topografico della Sicilia, parlando di Leonforte. Da oggi, 28 ottobre, ripercorreremo le tappe storiche che portarono alla fondazione e alla costruzione della nuova città servendoci di tre testi fondamentali, il "classico" MAZZOLA delle Notizie storiche (1924), il documentatissimo CAMPAGNA dei due tomi di "Leonforte-Storia del territorio e sua importanza strategica"(2006) e l'attualissimo saggio storico sugli otto principi di Leonforte di Giovanna MARIA (2010). Inizieremo dal Mazzola, che alle pagg. 29-30 del suo classico volume sulla storia di Leonforte, riporta il privilegio del Vicerè di Spagna col quale si concedeva al principe Nicolò Placido Branciforti la "licentia populandi", ovvero la licenza di costruire e popolare la baronia di Tavi denominata Leonforte. (Dott. Gaetano Algozino) - “Leonforte Da Amare” - pag. Facebook   

 

 

   

Da sinistra: L’incipit del manoscritto del Notaio Filippo La Marca (tratto da un libro dello storico G. Nigrelli)  - Titolo dell’adornamento della storia (**)

(* *) Titolo dell’Adornamento della storia di Leonforte composta dal Notaio Filippo La Marca (seconda metà del secolo XVIII)

La prima compilazione di notizie storiche inerente alla città di Leonforte, pubblicata integralmente da Giuseppe Nigrelli nel suo prezioso volume

"Manoscritti inediti del Settecento e Note di storiografia leonfortese".  Euno Edizioni, Leonforte 2013. (“Leonforte DA Amare - pag. Fb)

 

 

             

                                         (Articolo tratto dal Giornale Epoca 88)

 

 

 

     

                                          (Articolo tratto dal Giornale Epoca 88)

 

 

 

 

 

                                           (Articolo tratto dal Giornale Epoca 88)

 

 

 

 

 

LEONFORTE CITTA’ D’ARTE

 

 

Decenni di crescita, sviluppo e inventiva

 

Oggi, però, servono uno scatto d’orgoglio e prospettive concrete per fare tornare fiducia e speranza ai leonfortesi

 

Bisogna fare di Leonforte una vera e propria città della contaminazione culturale

 

 

 

 

       

Da sinistra: scritto di Sigismondo Novello / Stemma gentilizio dei Branciforti -  Arma della Famiglia BRANCIFORTE

(Dott. Gaetano Algozino - da Leonforte DA Amare - Fb)

 

 

 

Campo azzurro con un leone coronato d'oro che sostiene coi tronchi una bandiera rossa caricata da tre gigli d'oro, svolazzante a sinistra e due zampe mozze dello stesso situate in Sant'Andrea al lato destro della punta. Storia: I Branciforti sono una nobile famiglia siciliana, che la leggenda vuole discendere da un ceppo francese e piacentino e che la tradizione vorrebbe far iniziare con Obizzo, cavaliere di grande valore che militò sotto Carlo Magno. Secondo il racconto epico della Famiglia Branciforte, Obizzo, il capostipite, era un uomo di grande valore e forza fisica. In una delle tante battaglie combattute nell'armata di Carlo Magno contro i Longobardi, il cavaliere si trovò a difendere da solo le insegne del Re e la bandiera "orofiamma" contro tre avversari. Alla fine rimase con entrambe le mani mozzate, ma continuò a tenere alta l'insegna. Da quel momento Obizzo ebbe il cognome Branciforte, divenne Alfiere generale dell'esercito del Re e ottenne come compenso la città di Piacenza, che indi fu ricambiata in terre, castelli ed altro nel piacentino (Mugnos). Il primo a insediarsi definitivamente da Piacenza sul suolo siciliano fu Guglielmo Branciforte sotto Re Federico II. Fu preceduto alcuni anni prima solo da Aloisia Branciforte, andata in sposa nel 1275 a Orlando I Grifeo, V Barone di Partanna e Stratigò di Messina. Guglielmo morì a Catania nel 1347 durante uno scontro. Lasciò i possedimenti piacentini ai fratelli Bosso e Gaspare. Le terre in Sicilia andarono invece ai nipoti Raffaello e Ottaviano, figli di un terzo fratello, Stefano, incaricato di riscuotere i dazi e controllare il traffico delle merci nel porto di Licata e maestro razionale del Regno. Giovanni, figlio di Raffaele, uomo d'armi, sotto Federico il semplice "ridusse alla regia ubbidienza", la città di Piazza Armerina (allora solo Piazza) e così la ebbe in dono dallo stesso Sovrano, ottenendo anche il titolo di Barone. Dal Re Martino ebbe anche la fortezza ed il feudo di Grassuliato, oltre i feudi di Condrò e Gatto. Nel XVII secolo Nicolò Plàcido Branciforte principe di Leonforte (città che aveva fondato) ebbe un'unica figlia ed erede, Stefania, che sposando Giuseppe Lanza e Branciforte principe della Trabia, trasmise in quella famiglia tutti i titoli e stati dei Branciforte. FONTE: Mario Lino Papalia - Archivio Storico/Branciforti

 

 

 

   

Primo scritto (1° foto da sinistra): Burigny-storico francese del XVII sec. - descrive in maniera sintetica e felice la storia di Leonforte (Dott. Gaetano Algozino)

 

 

 

 

COME ARRIVARE A LEONFORTE (EN)

 

Leonforte… Una città da vivere

 

Leonforte paese delle scalinate” (Enzo Barbera)

 

 

                    

 

 

 

La bandiera tricolore fu per la prima volta sbandierata a Leonforte il 24 gennaio del 1948

 

 

 

 

  Leonforte fu fondata il 30 ottobre del 1610  

 

 

             

Stazione Ferroviaria di Leonforte (Ex Stazione di Pirato)

 

 

 

   

 

   

 

·      Da Enna percorrendo la statale 121 - Km 24

·      Da Agrigento percorrendo la superstrada Agrigento - Caltanissetta e l’autostrada A19 PA - CT (uscita Mulinello)

·      Da Caltanissetta percorrendo l’autostrada A19 PA - CT (uscita Mulinello)

·      Da Catania percorrendo l’autostrada A19 PA - CT (uscita Mulinello)

·      Da Messina percorrendo l’autostrada A19 PA - CT (uscita Mulinello)

·      Da Palermo percorrendo l’autostrada A19 PA - CT (uscita Mulinello)

·      Da Ragusa percorrendo la S. S. 194 RG - CT e l’autostrada A19 PA - CT (uscita Mulinello)

·      Da Siracusa percorrendo l’autostrada SR - CT e l’autostrada A19 PA - CT (uscita Mulinello)

·      Da Trapani percorrendo l’autostrada A29 Mazara del Vallo - Palermo e l’autostrada A19 PA - CT (uscita Mulinello)

 

Leonforte si trova:

 

-       A 11 Km dallo svincolo di Mulinello - A/19 Palermo - Catania;

-       A 16 Km dal Sicilia Outlet Villane;

-       A 82 Km da Catania;

-       A 140 Km da Palermo;

-       A 110 Km da Agrigento;

-       A 45 Km da Villa Romana di Piazza Armerina;

-       A 40 Km dagli Scavi di Morgantina e della Dea di Morgantina;

-       A 130 Km da Taormina.

 

 

 

 

Posizione del comune di Leonforte nella provincia di Enna (oggi Libero Consorzio Comunale di Enna)

 

 

 

Leonforte è attraversata dalla Strada Statale 121 Catanese che la collega con Enna, Palermo, Nissoria e Paternò. Nei pressi del centro abitato dalla SS121 si diparte la Strada Statale 117 Centrale Sicula per Nicosia e Santo Stefano di Camastra. La stazione ferroviaria dalla città, ex stazione di Pirato, è situata a circa 10 km dal centro abitato. I collegamenti fra la stazione ed il centro abitato sono molto scadenti. (Wikipedia)

 

 

 

 

 

Insomma, un paese nel cuore geografico e logistico della Sicilia, terra d’arte, cultura e buoni sapori

 

 

 

 

  Pagine delle memorie… Leonforte nelle foto 

 

 

 

La raccolta di foto e notizie che seguiranno abbracciano quattro secoli di vita

 

Alle foto che troverete è stato aggiunto un breve testo che si rifà all’immagine inserita in modo da offrire al lettore una riflessione che vada oltre la foto stessa.

 

 

In basso tre lapide commemorative nella facciata principale del Municipio

 

 

 

   

Cardinale John Hery Newman - Dall'HANDBOOK FOR TRAVELLERS IN SICILY (London, 1864) estrapoliamo le preziose note di viaggio riguardanti Leonforte

 

 

 

Il Cardinale J. H. Newman di passaggio a Leonforte  Lapide commemorativa del passaggio

 

“di mungibeddu tutti figghi semu… terra di focu, di canti e d’amuri… st’aranci sulu nui li pussidemu… e la Sicilia nostra si fa onuri…”

 

 

 

  

Da sinistra: I Centenario dell’Unità d’Italia * - Logo: 400 anni di storia di Leonforte

 

 

(*) L’epigrafe sul primo centenario dell’Unità d’Italia fu dettata dall’avvocato Cesare La Marca. La lapide di marmo fu collocata sulla facciata del Palazzo Comunale nel 1961. In quell’occasione Garibaldi venne onorato come il Padre della Patria. (Enzo Barbera - Storico)

 

 

 

 

 

 

(Articolo tratto dal Giornale Epoca 88) - Logo: “Uno dei 100 comuni della piccola grande Italia”

 

 

Non v’è essere vivo che non abbia affettuoso culto per i suoi luoghi, quelli in cui sono legati ricordi della vita, con le gioie e le afflizioni di esistenze felici o tormentate. Riappaiono incombenti immagini antiche e recenti, amori vissuti o immaginati, sogni deliziosi della prima età, amicizie solide o sciolte come neve al sole, amori vissuti o immaginate, sogni deliziosi della prima età, amicizie solide o sciolte come neve al sole, sensazioni pregnanti di profumi antichi, di paesaggi cari, di primavere solari, di estate torridi, di inferni rigidi spesso deliziati dalla neve soffice che suggeriva pupazzi, che consigliava sorsi di vino cotto sorbiti d’un fiato per riscaldarti il corpo intirizzito dal freddo. Si fanno i conti a conclusione di un lungo cammino, quando in prorogatio si vivono le giornate molte o poche del viaggio terreno.

 

(Girolamo Barletta)

 

 

  

 

 

 

CITTADINI ONORARI DI LEONFORTE

 

 

         ALTRI: Laura Mori Rigoni    
Da sinistra: Angelo Majorana - Benito Mussolini - Carlo Muscetta - Vittorio Ribaudo - Mons. Benedetto Pernicone (premiato dal Sindaco Pino Bonanno)  

 

 

 

    

Da sinistra: Scritto Giovanna Maria) - Villa Bonsignore

 

 

 

 

 

PERSONAGGI APPARTENENTI  ALLA STORIA DI LEONFORTE

 

 

Personaggi emblematici della storia e della cultura leonfortese

 

 

 

 

       

Da sinistra: John Hanry Newman - Tre immagini di Filippo Liardo

 

Newman John Harry:

(Londra, 1801 - Birmingham, 1890) Beato - Cardinale Anglicano

 

Liardo Filippo:

(Morto in povertà a Asnières (Parigi) nel 1917, dopo aver girovagato per il mondo e seguito, per dipingerne le gesta, Giuseppe Garibaldi nel suo risalire lo Stivale, per riunire l’Italia)

 

 

 

 

La Patrona di Leonforte… Maria SS del Carmelo

 

 

 

(Giovanna Maria)

 

 

La Madonna del Carmelo a Leonforte è celebrata il 16 agosto anziché il 16 luglio poiché, nel passato, i contadini, erano impegnati nei campi per la raccolta del grano e non potevano partecipare ai festeggiamenti. Il giorno della festa, si porta in processione la statua della Madonna col beato Simone Stock. Essa è collocata su un preziosissimo fercolo in argento. La festa patronale si conclude il 23 agosto giornata in cui vengono celebrate sante messe, e alla sera la Madonna viene salutata sul sagrato dal popolo, con il tradizionale sventolio dei fazzoletti bianchi, prima che venga riposta nella Chiesa Madre.

 

(“Le vie dei mulini ad acqua”)

 

 

    

 

 

 

 

DI LU CARMELU MATRI E SIGNURA
DIFENNI LI FIGGHI TO SINU ALL'URTIMA URA!
(*)




(*) Il pregevole, sontuoso e delicato simulacro della Vergine Santissima del Monte Carmelo, patrona di Leonforte, reggente il divin Figlio e recante l'abito-scapolare al Santo Simone Stock, saluta il popolo acclamante nel giorno di chiusura dei solenni festeggiamenti in suo onore.  

 

(Foto di Francesco Lo Gioco) - (“Leonforte Da Amare” Pagina Facebook - Dott. Gaetano Algozino)

 

 

 

 

 

FESTA MADONNA DEL CARMELO (Anni '50)
Foto F. D'Angelo - Ricercatore: Salvatore CIURCA

 

(Leonforte Da Amare - Pagina Facebook - dott. Gaetano Algozino)

 

 

   

 

 

 

PATRIARCA 'MMACULATU DI GESU' CUSTODI AMATU

 

COMPATRONO

 

 

 

Piccolo itinerario fotografico alla scoperta delle quattro statue di San Giuseppe venerate nelle chiese di Leonforte. Ancora una volta il maestro e scultore di immagini, Sigismondo Novello, ci accompagna in questo viaggio che vuole rendere onore a quattro periodi storici diversi del culto del Santo Patriarca, compatrono di Leonforte. PERIODO BAROCCO: Dalla fondazione fino al XVIII secolo.

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte Da Amare“ Pagina Facebook)

 

 

Foto 1:

 

Statua in marmo, attribuita alla bottega dei fratelli Gagini, scultori di origine lombarda attivi in Sicilia nel XVI secolo.
Chiesa dei Cappuccini, altare maggiore.

 

  

Da sinistra: Statua di San Giuseppe - Chiesa dei Frati Cappuccini

 

Foto n. 1 Statua di San Giuseppe “Chiesa dei Cappuccini”

 

PERIODO ROCOCO': il Settecento

Foto 2:

Statua lignea, autore ignoto del XVIII secolo.

Chiesa Madre, altare di San Giuseppe.

 

  

Da sinistra: Statua di San Giuseppe - Chiesa Madre

 

Foto n. 2  Statua di San Giuseppe “Chiesa Madre”

 

PERIODO MODERNO: L'Ottocento

Foto 3:

Statua lignea, scultore napoletano del XIX secolo.

E' parte integrante del gruppo della Sacra Famiglia. Chiesa di S. Giuseppe, altare della Sacra Famiglia.

 

 

PERIODO CONTEMPORANEO: Dagli anni '50 ad oggi

Foto 4:

Statua in gesso e legno, scultore ignoto (1949-50)

Chiesa di S. Giuseppe, altare maggiore

 

    

Da sinistra: Statue di San Giuseppe - Chiesa di San Giuseppe

 

Foto n. 3 - Foto n. 4  Statue di San Giuseppe “Chiesa San Giuseppe”

 

 

 

 

GLI STORICI DI LEONFORTE… “Enciclopedie viventi…”

 

 

 Gli storici sono notai di esistenze e di oggetti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti ed irreali  (F. Ghera)

 

 

Storici e cultori della paesanità

 

 

 

         

Da sinistra: Giovanni Mazzola (Leonforte, 1867 - New York, 1925) - Francesco Buscemi detto Ciccio (*) - Gli storici Enzo Barbera e Giuseppe Nigrelli

 

(*) Il 15 febbraio 2016 ci lasciava il dott. Francesco Buscemi. Con lui sono morte le “storie di Storia” di cui era affollata la sua straordinaria mente

(Giovanna Maria)

 

 

    

Da sinistra: Giuseppe Nigrelli - Giovanna Maria - Pasqualino Pappalardo detto Lino

 

 

 

 

Il compianto storico Enzo Barbera

 

 

 

 

Enzo Barbera (morto lo stesso giorno del suo compleanno, il 23 Febbraio 2012)

 

(L’uomo diventato uno storico… Un amico d’altri tempi…)

 

 

Mancherà solo la sua forma umana, perché la sua essenza la terremo dentro di noi… (Dedalo)   

 

 

 

 

Un suo scritto… Il casale di TAVI

 

 

     

"U Castiddazzu", Castello di Tavi, Leonforte - (Foto Peter Rinardo - Alfredo Crimi)

 

 

Leonforte fu fondata (nel 1610) all’interno del feudo TAVI, importante possedimento del barone Nicolò Placido strategico al centro della Sicilia, presso la sorgente del fiume Crisa, nei pressi di un fortilizio poco accessibile, conosciuto come ‘U Castiddazzu, che era stato costruito dai Bizantini e che era stato teatro nel 1061 della sanguinosa battaglia contro l’esercito del re normanno Ruggiero d’Altavilla che annientò i saraceni, lasciandone 10.000 morti nella vallata del Crisa. Del castello di Tavi rimangono oggi solo alcuni resti tra cui una notevole cinta muraria, ch a tratti si confonde con la naturale linea delle rocce su cui il fortilizio è ubicato, delimitata una discreta superficie interna nella quale si possono notare alcuni ambienti dalla destinazione non meglio precisabile, due grandi cisterne scavate nella roccia e ancora un locale dalle dimensioni di circa  m. 7x4 dotato di volta a botte lunettata. Nella vallata dello stesso territorio si era estesa l’antica città di TAVACA, come la chiamarono i Greci ed i Cartaginesi o TABAE come fu sotto i Bizantini o TABITA sotto i saraceni o TABA sotto i Normanni. Questo casale di TAVI attorno al 400 avanti Cristo fu un fiorente centro commerciale di manufatti in argilla (tegole e brocche), ma decadde e fu distrutto probabilmente perché la sua posizione strategica fu teatro di tante battaglie durante le guerre autonomiste siciliote.

 

(Enzo Barbera - Tratto dal Giornale Epoca 88)

 

 

Lo storico della Chiesa dei Frati Cappuccini    

 

(dott. Gaetano Algozino)

 

 

Seicentesca Chiesa dei Padri Cappuccini, all’interno della quale si conserva il quadro di scuola caravaggesca del pittore monrealese Pietro Novelli e la tomba del Principe Nicolò Placido Branciforti…

 

 

               

 

Le preziose “Carte” dei Cappuccini - Manoscritto del XVIII secolo - Predica sulla Passione - Archivio storico Biblioteca Cappuccini

(Dott. Gaetano Algozino - “Leonforte DA Amare”  - pag. Fb)

 

 

 

 

 

 

 

LA FAMIGLIA DEI BRANCIFORTI

 

 

“I Branciforti. Plurisecolare egemonia politica feudale del casato in Sicilia tra ‘300 e ‘800”

 

 

 

     “Bracchii Tui, il motto della famiglia Branciforti…”  

 

 

 

 

 

 

 

BRANCIFORTE-BORGHESE

 

In poche righe la storia di un’illustre casata che dal 1614 porta inscritto nel suo cuore,

a caratteri indelebili, un simbolo e una città: Leon-forte!

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte Da Amare”, pagina Facebook)

 

 

 

 

 

 

 

(Tratto da dizionovceoaccademia.edu)

 

La famiglia dei Branciforte, nobili siciliani potentissimi, risale, pensate, all'epoca di Carlo Magno! La leggenda narra di un certo cavaliere Obizzo, che si trovò da solo a difendere lo stendardo del Re contro tre avversari dell'esercito dei Longobardi. Alla fine rimase con entrambe le mani mozzate, ma continuò a tenere alta l’insegna. Da quel momento Obizzo ebbe il cognome Branciforte. Il primo a insediarsi definitivamente in Sicilia fu Guglielmo Branciforte all'epoca dei re aragonesi (XIV secolo); i suoi discendenti acquistarono cariche e titoli a partire dalla baronia di Mazzarino. All'epoca del Vicereame spagnolo (XVI secolo), la discendenza di Nicolò Melchiorre Branciforte, 1° conte di Mazzarino e barone di Niscemi (+1509), si divise in due rami, quello di Giovanni e quello di Blasco, che accrebbero entrambi il loro potere, anche con la scelta di matrimoni importanti, come si evince dal seguente schema sinottico:

 

(MARIA Antonietta, il forum ufficiale)

 

 

29gyzq

Niccolò Placido I Branciforte, conte di Raccuja e 1° principe di Leonforte (1593-1661). Il matrimonio con Caterina, però, non fu felice: mentre Nicolò Placido risiedeva a Palermo nel cinquecentesco palazzo di famiglia all'Olivella, Caterina rimaneva confinata nella nuova città, dove morì e dove è sepolta accanto al marito nella Chiesa dei Padri Cappuccini in un grande sarcofago di marmo nero. Ebbero comunque almeno 7 figli. Ed ecco, come già accennato, che il primogenito del fondatore, Giuseppe, 2° principe di Leonforte (+1698), sposato con un'altra Caterina, la prestigiosa cugina di Militello, dopo la morte della pluriprincipessa Margherita Branciforte d'Austria senza eredi (1659), litigò ferocemente con il cognato-cugino omonimo, marchese di Mazzarino, per la spartizione dei feudi. Alla fine Pietraperzia spettò a lui, Butera e Militello al cugino.

 

f0ymtg

 

 

Statua in cera - Giuseppe Branciforte e Branciforte , 2°principe di Leonforte e 3° principe di Pietraperzia (1616-1698) - Certosa di Bagheria.

 

 

     

 

 

 

Caterina Branciforte e Branciforte (+1667), moglie del suddetto: Ebbero un solo figlio, Baldassarre, che morì precocemente. Con il suo testamento istituì un fondo a favore delle giovani bisognose, attivo ancora oggi. (www.pellegrinieditore.com). Fatto sta che, nel giro di una ventina d'anni, i due Giuseppe cognati-cugini, che si erano ferocemente contrastati per il possesso dei titoli, morirono entrambi senza eredi e tutto andò all'unico nipote:

 

 

  

 

Niccolò Placido II Branciforte…  In quel periodo, primo Principe di Sicilia

 

 

Niccolò Placido II Branciforte, principe di Leonforte, Butera e Pietraperzia (1651-1728). Si accaparrò, sempre per mancanza di eredi, anche i feudi di Butera e Mazzarino che un in primo momento erano andati ai Carafa (vedi schema in alto).

 

(da MARIA Antonietta, il forum ufficiale)

 

 

Nicolò Placido Branciforti, terzo principe di Leonforte, nel mese di aprile del 1714, accolse in paese, con solennità e sfarzo inaudito, il RE DI SICILIA Vittorio Amedeo II di Savoia, la moglie Anna d’Orleans con il seguito di dignitari, soldati, dam e cavalieri.

 

(Giovanna Maria)

 

 

      

 

SOLITARIO, PENSOSO E SGOMENTO

Il Principe Nicolò Placido Branciforti "ammira",

con lo sguardo sprofondato nel nulla, gli ultimi tragici resti della sua geniale creazione, LEONFORTE! (Dott. G. Algozino - “Leonforte DA Amare”)

 

 

 

  (*)  (**)

(**) STEMMA DELLA FAMIGLIA BRANCIFORTI (Bronzo, XVII sec.)

 

 

(*)  Campo azzurro con un leone coronato d'oro che sostiene coi tronchi una bandiera rossa caricata da tre gigli d'oro, svolazzante a sinistra e due zampe mozze dello stesso situate in Sant'Andrea al lato destro della punta.

 

(**) Storia: I Branciforte sono una nobile famiglia siciliana, che la leggenda vuole discendere da un ceppo francese e piacentino e che la tradizione vorrebbe far iniziare con Obizzo, cavaliere di grande valore che militò sotto Carlo Magno. Secondo il racconto epico della Famiglia Branciforte, Obizzo, il capostipite, era un uomo di grande valore e forza fisica. In una delle tante battaglie combattute nell'armata di Carlo Magno contro i Longobardi, il cavaliere si trovò a difendere da solo le insegne del Re e la bandiera "orofiamma" contro tre avversari. Alla fine rimase con entrambe le mani mozzate, ma continuò a tenere alta l'insegna. Da quel momento Obizzo ebbe il cognome Branciforte, divenne Alfiere generale dell'esercito del Re e ottenne come compenso la città di Piacenza, che indi fu ricambiata in terre, castelli ed altro nel piacentino (Mugnos). Il primo a insediarsi definitivamente da Piacenza sul suolo siciliano fu Guglielmo Branciforte sotto Re Federico II. Fu preceduto alcuni anni prima solo da Aloisia Branciforte, andata in sposa nel 1275 a Orlando I Grifeo, V Barone di Partanna e Stratigò di Messina. Guglielmo morì a Catania nel 1347 durante uno scontro. Lasciò i possedimenti piacentini ai fratelli Bosso e Gaspare. Le terre in Sicilia andarono invece ai nipoti Raffaello e Ottaviano, figli di un terzo fratello, Stefano, incaricato di riscuotere i dazi e controllare il traffico delle merci nel porto di Licata e maestro razionale del Regno. Giovanni, figlio di Raffaele, uomo d'armi, sotto Federico il semplice "ridusse alla regia ubbidienza", la città di Piazza Armerina (allora solo Piazza) e così la ebbe in dono dallo stesso Sovrano, ottenendo anche il titolo di Barone. Dal Re Martino ebbe anche la fortezza ed il feudo di Grassuliato, oltre i feudi di Condrò e Gatto. Nel XVII secolo Nicolo Plàcido Branciforte principe di Leonforte (città che aveva fondato) ebbe un'unica figlia ed erede, Stefania, che sposando Giuseppe Lanza e Branciforte principe della Trabia, trasmise in quella famiglia tutti i titoli e stati dei Branciforte.  FONTE: Mario Lino Papalia - Archivio Storico/Branciforte

 

(Dott. Gaetano Algozino da Leonforte DA Amare - pag. Fb)

 

 

 

              

 

STEMMATA HERCULEA (1° foto da sinistra)

Celebrazione della vigorosa forza dei Branciforti

Stemma dei Branciforti posto sull'arco interno della porta d'ingresso nel Refettorio dei Frati Cappuccini

 

STEMMATA HERCULEA ADMIRANS CONSPICE LECTOR
FORTIS LEONIS PRINCIPIS VI LEONINA VICTOR
LABARO ORNATO ILLIUS FORTITER ADSTRICTUS
MANIBUS PRAECISIS HOSTIUM TERROR ET INVICTUS
DILECTUS DEO, CAROLO CARUS, IMPERIO DIGNUS,
OVANS IN BELLO, IN TRINACRIA PRIMUS, IN ORBE MAGNUS.

 

Ammira, estasiato lettore, l'erculeo stemma del Principe di Leonforte, vittorioso con forza leonina
e con mani recise strenuamente avvinghiato al suo ornato vessillo terrore dei nemici e invitto.
Devoto a Dio, caro a Carlo, degno dell'Impero. Trionfante in guerra, Primo in Trinacria, Grande nel mondo.

 

(Traduzione di P. Cesare A. Montalto, Leonforte 1989)

 

(Dott. Gaetano Algozino da Leonforte DA Amare - pag. Fb)

 

 

Il Palazzo Branciforti

 

 

 

       

Niccolò Placido II Branciforte…  In quel periodo, primo Principe di Sicilia

 

 

   

 

Firma autografa del Principe Nicolò Placido Branciforti (dal Testamento definitivo del 1661 - Da un volume del 1580 (Biblioteca Cappuccini Leonforte)

 

(Dott. Gaetano Algozino - da Leonforte DA Amare - pag. Fb)

 

 

Il paese di Leonforte fu fondato da Nicolò Placido Branciforti, agli inizi del XVII secolo, sui monti Erei, vicino le sorgenti del fiume Crisa. Rappresentò per il fondatore l’occasione per migliorare le condizioni di vita della gente del contado ma anche per richiamare coloni che gli dessero la possibilità di mettere a profitto i terreni incolti del feudo Tavi di cui era proprietario e barone. Ma il Branciforti, nel suo istinto imprenditoriale, intuì anche la vocazione industriale del paese per l’acqua che avrebbe potuto utilizzare quale fonte di forza motrice. Furono costruiti o ristrutturati nove mulini, fu fabbricata una conceria, e furono avviati commerci, favoriti, a loro volta, dalla posizione del paese sulla via di comunicazione da Palermo a Messina direttamente per le montagne. Ma vi era nel Branciforti la cultura rinascimentale che lo indusse a riesumare le preesistenti classiche del luogo e quindi rinverdire, con la costruzione del Giardino delle Ninfe, gli agganci mitologici del posto. Arricchì il paese con opere urbanistiche, architettoniche e sociali lungimiranti.

 

(Francesco Buscemi, storico)

 

 

 

Il testamento dei Branciforti

 

 

 

Testamento di Niccolò Placido BRANCIFORTI, Principe di Leonforte, 14 settembre 1661

 

 

      

 

 

 

       

 (“Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

 

         

Da sinistra: Nicolò Placido Branciforti - Principessa Caterina Branciforti - Logo famiglia Branciforti

 

 

 

Niccolò Placido II Branciforte…  In quel periodo, primo Principe di Sicilia

 

 

 

   

 

Bassorilievo in terracotta sul prospetto del  Comune di Leonforte - 25 mt. di lunghezza per 2 mt. di larghezza (*)

 

 

 

 

Le donne del Principe

 

(Locandina di “Storia paesana” (Giovanna Maria)

 

 

 

(*) Racconta in maniera plastica, la storia di  Leonforte dalla mitologia al periodo arabo -  normanno, dalla fondazione del paese ai noti tempi.

   

Leonforte, dal giorno della sua fondazione sino al 1812, anno di abolizione dei privilegi baronali, fu un PAESE FEUDALE nel senso che la giustizia era esercitata direttamente dai Signori del paese: I Branciforti. La dinastia però non fu né vessatoria né troppo fiscale. Il 14 novembre del 1852, Giuseppe Branciforti, VIII Principe vendeva a G. C. Li Destri, Conte di Bonsignore tutti i suoi averi. In quei giorni il Principe abbandonava il paese per una nuova dimora a Parigi.

 

 

 

I PRINCIPI DI LEONFORTE

 

 

Nicolò Placido Branciforti I Principe, Giuseppe Branciforti II Principe, Nicolò Placido Branciforti III Principe, Ercole Branciforti Naselli IV Principe, Giuseppe Branciforti V Principe, Nicolò Placido Branciforti VI Principe, Emanuele Branciforti VII Principe, Giuseppe Branciforti VIII Principe

 

 

    

Gli otto Principi di Leonforte  (Foto al centro, locandina da “Storia paesana” di Giovanna Maria)

 

 

 

 

 

 

GENEALOGIA DEGLI OTTO PRINCIPI DI LEONFORTE

Dal volume di Giovanna MARIA, Gli otto Principi di Leonforte, Comune di Leonforte - Settore Cultura, 2010

 

 

 

L’ultimo principe di Leonforte che dimorò in paese fu Giuseppe IV che in data  14 novembre 1852 vendette tutti i suoi beni al signor Giovan Calogero Li Destri, conte di Monsignore, e si trasferì a Parigi dove morì nel 1896. Alla sua morte, essendo egli senza figli, il titolo di principe di Leonforte passò ai Lanza di Trabia (in quanto tra le due famiglie, già imparentate tra loro, c’era stato il matrimonio tra la figlia di Nicolò Placido III Stefanie e Giuseppe Lanza di Trabia). I loro eredi, infatti si chiamarono  Lanza Branciforti. Uno di questi fu Pietro Lanza Branciforti che ebbe il titolo di 11° principe di Leonforte e sposò la dama di Palazzo della Regina d’Italia Giulia Florio, coerede della più grande famiglia della borghesia siciliana. Dal loro matrimonio nacquero cinque figli tra cui nel 1886 Sofia che fu dama di Palazzo della regina Elena che per la morte naturale del padre e dei fratelli caduti in guerra, essendo l’unica Lanza Branciforti sopravvissuta, ereditò il titolo di 12° principessa di Leonforte che portò fino alla morte, avvenuta a Roma nel 1984. Essendosi estinte per mancanza di eredi maschi legittimi sia la famiglia Branciforti che quella dei Lanza di Trabia, il titolo passò al figlio Alessandro Borghese nato nel 1924 dal matrimonio della principessa Sofia con il governatore di Roma Gian Giacomo dei principi Borghese. Alessandro Borghese portò con orgoglio il titolo di 13° principe di Leonforte, ormai “cognomizzato” in virtù della disposizione n. XIV della nostra Costituzione e sebbene non avesse ormai nessuna rilevanza, fino alla morte avvenuta a Roma nel 1994. Ne furono eredi la moglie e i quattro figli di cui tre femmine e un maschio Fabio Maria Giuseppe che diviene il 14° principe di Leonforte. Il principe Fabio che è nato a Roma il 7 giugno 1965, è sposato con Giacaranda Caracciolo - Falk (giornalista) e ha due figli Alessandro (1997) e India (2002). Enzo Barbera  (Storico)

 

 

 

   

 

 

 

    

 

 

IL 14° "PRINCIPE" DI LEONFORTE (Fabio Maria Giuseppe Borghese, insieme alla sorella Alessandra e alla moglie Giacaranda Caracciolo-Falk).

 

<<Essendosi estinte per mancanza di eredi maschi legittimi sia la famiglia Branciforti che quella dei Lanza di Trabia, il titolo passò al figlio Alessandro Borghese nato nel 1924 dal matrimonio della principessa Sofia con il governatore di Roma Gian Giacomo dei principi Borghese. Alessandro Borghese portò con orgoglio il titolo di 13° principe di Leonforte, ormai "cognomizzato" in virtù della disposizione n. XIV della nostra Costituzione e sebbene non avesse ormai nessuna rilevanza, fino alla morte avvenuta a Roma nel 1994. Ne furono eredi la moglie e i quattro figli, di cui il maschio Fabio Maria Giuseppe che detiene tuttora il titolo di 14° Principe di Leonforte. Il principe Fabio, nato a Roma il 7 giugno 1965, è sposato con Giacaranda Caracciolo-Falk (giornalista) e ha due figli, Alessandro (1997) e India (2002).>>  

 

(Foto e testi estratti dal volume di: ENZO BARBERA, Appunti di storia leonfortese, Armenio, Brolo 2009, p. 10)

 

 

 

 

 

L’AVVENIMENTO

 

 

Il 14 novembre 1852 con Atto di vendita rogato in Palermo in notar Francesco Marchese, Giuseppe Branciforti, che fu l’ottavo Re e ultimo Principe di Leonforte, vendette ai sig. Giovan Calogero Li Destri conte Bonsignore lo stato di Leonforte, con tutto ciò che al presente lo compone: beni immobili urbani e rusticani, mulini, salti e corsi d’acqua, dritti, usi e privilegi di patronato laicale sulla Chiesa Madre, sul convento e la Chiesa dei Padri Cappuccini.

 

 

 

Pillole fotografiche leonfortesi   

 

 

 

Da sinistra: Raggi di luce incantata sulla Valle del Crisa… Uno splendido scatto autunnale di Carmelo Trecarichi (Dott. G. Algozino) - Panorama sud di Leonforte

 

 

La fontana della Granfonte - Panorama di Leonforte

 

 

    

Ingresso sud di Leonforte (Porta Garibaldi) 

 

 

     

Ingresso nord di Leonforte

 

 

 

 

Piazza IV Novembre (U chianu a scola)  (Foto di A. D’Onofrio)

 

 

 

 

FAMIGLIE LEONFORTESI

 

 

Il 4 dicembre 1921 vengono pubblicati i dati del CENSIMENTO dai quali risulta che Leonforte contava 24.384 ABITANTI, dato record mai più superato.

 

 

 

Leonforte conta poco più di 14 mila abitanti per una densità abitativa di 173 abitanti per chilometro quadrato, sorge in una zona collinare, posta ad oltre 600 metri sopra il livello del mare e questi sono i numeri dei nomi che lo popolano: 312 sono i Salamone, 214 i Barbera, 208 i Lo Gioco, 181 i Lo Pumo, 175 i Cangeri, 175 i La Porta, 170 i Rinaldi, 164 i La Delfa, 164 i Vitale, 164 i Fiorenza, ecc…  (Melo Pontorno)

 

 

 

                               (*)(**)

 

(*) Famiglia Cantarero

 

Un Alessandro, come marito di Concetta Baldi, fu barone di S. Giovanni, titolo riconosciuto con RR. LL. PP. del 27 marzo 1898 a Domenico (figlio di detti coniugi), padre di Alessandro, Concetta, Maria Antonia e Clelia. La bibliografia di questa famiglia viene menzionata dal Marchese Vittorio Spreti, nella sua Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana.

 

(**) Il Cavaliere Antonino Algozino (seconda metà del XIX sec.) Anticlericale. 

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

 

 

 

IL CAV. LI DESTRI E LA SUA FAMIGLIA  (Foto 1913 - Archivio Alfio Guliti)

 

Gli eredi della famiglia Li Destri, che nel 1852 aveva rilevato i beni del Principe di Leonforte Giuseppe Branciforti. In posa il Cav. Francesco Li Destri e la sua famiglia.

 

Fonte: Enzo Barbera, Appunti di storia leonfortese, Armenio Editore, Brolo (Me) 2009, p. 69.

 

(“Leonforte DA Amare” - Dott. Gaetano Algozino)

 

 

 

Famiglia Lidestri o Li Destri

 

 

 

La si vuole originaria dalla Spagna. Un Antonio Lidestri e Grifeo con privilegio del 15 maggio 1602 ottenne la concessione del titolo di regio cavaliere ed il riconoscimento dello stemma; un Francesco fu proconservatore in Ganci nell’anno 1732; un Antonino possedette i feudi chiamati Equila Verde, Montagna di Neglia, Ficuzza, Grotte di Famusa, San Todaro e Montagna del Corvo e Rainò, per investiture del 27 aprile 1776. Un Michelangelo, da Ganci, ottenne con privilegio del 31 agosto 1791 il titolo di barone di Partisina; un barone Francesco-Antonio fu capitano di giustizia di Calascibetta nell’anno 1812-13. Con decreto ministeriale del 2 aprile 1899 vennero riconosciuti i titoli di cavaliere, di barone di Rainò e di barone di Equila Verde, Montagna di Nelia, Ficuzza, Grotte di Fanusa, San Todaro e Montagna del Corvo in persona di Antonio Lidestri (di Salvatore, di Antonio). Arma: di rosso, al braccio armato d’argento, impugnante con la mano di carnagione tre spighe di frumento d’oro. Al visitatore, Leonforte appare come un presepe dominato dal Palazzo Branciforti che si erge imponente sulle caratteristiche viuzze e sulle casette più antiche del nucleo abitativo. La città è situata al centro del sistema montuoso degli Erei a 600 metri ,dista 22 km da Enna. Leonforte fu fondata, su licenza del 30 ottobre 1610 della Regia Curia, dal barone di Tavi Nicolò Placido Branciforti. La città si ingrandì subito e, oltre all’agricoltura, si svilupparono attività artigianali connesse alla produzione di manufatti in terracotta e alla concia delle pelli, produttive come la gualchiera di panni di feltro e nell’Ottocento sorsero anche una filanda ed alcune miniere di zolfo. Nel 1852 la città ed ogni beneficio furono acquistate dal conte Li Destri di Bonsignore, che si trovò a dover gestire gli eventi che videro la cittadina protagonista delle lotte per l’indipendenza e l’unità d’Italia. La Villa fu per molto tempo residenza della famiglia Li Destri. I Li Destri, di origine spagnola, ebbero un ruolo di spicco nella Sicilia del tempo. Durante i moti rivoluzionari contro i Borboni, in Sicilia si era formato un comitato rivoluzionario; Gangi era rappresentata dal Barone Salvatore Li Destri di Rainò. Il governo italiano come benemerenza garibaldina pregiò il Li Destri di medaglia d'argento: era il 1860. Chi visse maggiormente nella villa, però, fu il figlio Antonio. Dopo aver studiato a Catania il Barone Antonio intraprese a Gangi una fiorente carriera di notaio. E' proprio il ritrovamento di una lettera indirizzata al Barone Antonio Li Destri presso Villa Rainò che dà il nome all'attuale struttura. Molte sono le leggende che si narrano sulla villa e i suoi abitanti. Ci sono storie di grandi feste organizzate in onore di ospiti illustri; come il ricevimento in onore della visita dello Zar al Barone o il pranzo con Mussolini all'ombra della rotonda di alberi secolari. C.da Rainò - Gangi (PA).

 

Tratto dal NOBILIARIO DI SICILIA - Dott. A. Mango di Casalgerardo

 

 

 

I PRIMI ABITANTI DI LEONFORTE

 

 

Vi proponiamo un interessante estratto del documentatissimo volume "La rivolta di Messina (1674-1678) e il mondo mediterraneo nella seconda metà del Seicento", a cura e con prefazione di Saverio Di Bella, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 2001, p. 327.

 

 

    

La Granfonte

 

 

<<Nel 1616 a 3 anni di distanza dalla fondazione di Leonforte sono registrate 107 “partite” per abitanti di questa nuova città (quasi tutte vigne). L’elenco del 1646 ci dà, invece, 250 “bonatenenti” di varie città, tra cui Leonforte. Assoro aveva perduto le terre più belle: bacini idriferi e campi irrigui, con grande danno dell’economia: le pianure di Rassuara, Tavi, Murra, Pirato e le relative abbondantissime fonti erano in mani feudali; così pure una ventina di mulini: 2 a Murra, alcuni a Rassuara e ben 12 a Tavi, prima ancora che sorgesse Leonforte. Ad Assoro erano rimaste soltanto zone collinari circostanti (e non tutte) e vaste pianure assolate. Era logico che i nuovi “vicini” continuamente dessero colpi di spillo alla vecchia “Universitas” ed ai suoi abitanti. Tanto più che a popolare i nuovi centri urbani, tra cui Leonforte, era “gente bassissima e vilissima, avanzo e gravezza di altre città. La gente della nuova città di Leonforte, per lo più raccogliticcia e randagia, che fuggiva i luoghi nativi per debiti o altri conti da regolare, venne a trovarsi in condizioni privilegiate rispetto alla pacifica gente di antichi centri. Talvolta, anzi, erano autentici “ergastolani” liberati dalla patria galera. Perciò Assoro fu obbligata ad abbandonare alcuni vecchi Templi, meta di antichissimi pellegrinaggi: Sampieri, Santa (E)Lena, ecc. Nel 1631 – ad un ventennio dalla fondazione – i “Giurati” di Leonforte arbitrariamente negano un debito di 530 once che Assoro avrebbe dovuto versare allo Stato per macino. Per di più, la novella Città stabiliva, alle sue porte, la “gabella” per ogni genere di merce che usciva: anche per la gramigna su cui pesò il forte balzello di 28 grana a fascio (e in quell’epoca era oggetto di vitto, anche per gli uomini). Proprio per quest’epoca si parla di popolazioni intere di Sicilia morenti di fame o costrette a cibarsi d’erbe delle quali nemmeno più si trovano. Leonforte aveva già stabilito 2 posti doganali (dazio): il primo al bivio che dalla “catena” daziaria derivò il nome; il secondo a “Canalotto”, presso la chiesa di San Filippello (perciò detta “barrera”)>>.

 

(“Leonforte DA Amare” - Dott. Gaetano Algozino)

 

 

 

La Granfonte

 

 

RIPRESE AEREE DI LEONFORTE (Novello - Guagliardo) 

 

Leonforte… Splendida veduta dall'alto

 

 

Sebbene l'odierna cittadina sia attorniata e invasa da nuove costruzioni e da disorganici quartieri in espansione, pur tuttavia si riesce ancora a distinguere e riconoscere l'originario disegno geometrico concepito dai Branciforte, dalla rotonda piazza Margherita in giù.  A chi l'avesse contemplata dall'alto nel XVII o XVIII secolo, Leonforte sarebbe apparsa come una schacchiera perfetta, costruita secondo criteri geometrici ispirati all'urbanistica tardo-rinascimentale della "civitas perfecta".

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

 

      

 

 

 

 

  

 

Leonforte è stato uno dei primi comuni siciliani a dotarsi del PRG  “Progetto Bonafede nel 1976 e prima revisione nel 1999” (Foto G. Guagliardo)

 

 

 

 

LEONFORTE NELLA MAPPA CATASTALE

 

Impianto urbanistico secentesco tra i più interessanti della Sicilia

 

 

 

     

Da sinistra: Cartografia (IGM) di Leonforte - Leonforte nella mappa catastale del 1877 (*)   

 

 

(*)  "Estratto per copia conforme alla Mappa Originale corretta a tutto Dicembre 1877 dagli Applicati tecnici Sig.ri Vignoli Pietro e Battarossa Giovanni previa identificazione coi dati del Prospetto generale B. La medesima concorda pure col nuovo Registro delle Partite dei possessori parimenti autenticato dal sottoscritto. Catania 29 Maggio 1878.  L'Ispettore Censuario Dirigente A. Isnardi".  - (Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - Pag. Fb)

 

 

 

 

 

SCRITTI CHE PARLANO DI LEONFORTE 

 

(“Leonforte DA Amare” - Pag. Facebook - Dott. Gaetano Algozino)

 

 

 

   

 

 

  

 

 

 

 

 

  

 

 

      

 

 

 

 

 

 

 

   

Da sinistra: Leonforte nel "Viaggio pittoresco" di Vivant Denon (dal volume di P. Pappalardo, Leonforte. Pagine della memoria, Novagraf, Assoro 2006) –

Annose dispute giudiziari tra nobili - (Dott. Gaetano Algozino da Leonforte DA Amare - pag. Fb)

 

 

 

   

Leonforte nel catasto borbonico (1)

 

(1) Una preziosa cartina del territorio di Leonforte estratta dal Catasto borbonico (circa 1830-1840)

Per gentile concessione del nostro paziente e appassionato studioso di storia patria, Salvatore Ciurca

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

 

 

 

Foto 1° da sinistra: Pensieri del Principe di Leonforte. Un ordinato e razionale manuale di formazione militare e guerresca pubblicato a Palermo nel 1858.

 

Anche Leonforte ebbe un ruolo determinante e di primo piano nella costruzione della difficile identità nazionale, alla vigilia dell'unificazione.

 

Foto 2° da sinistra: La prima opera stampa sulla storia di Leonforte

 

Opuscolo dell'avvocato Michele Nicoletti Ferreri "Ai posteri abitanti in Leonforte" pubblicato a Catania nel 1836

 

(Dott. Gaetano Algozino - “Leonforte DA Amare” (pag. Fb)

 

 

 

     

Da sinistra: Leonforte nell'Enciclopedia Treccani del 1933, Vol. XX, p. 911 - Una meritoria pagella del Regio (Provenienza: Archivio Cappuccini Leonforte)

 

 

 

    

QUADERNI DI NUNZIO PROVITINA
"Leonforte 24 ottobre 1905. Nunzio Provitina Cannura"

Archivio storico Biblioteca Cappuccini

 

 

Così, in maniera scolastica e quasi lapidaria, Nunzio Provitina (Cannura), maestro elementare e sindaco di Leonforte, intitolava il suo prezioso quaderno interamente scritto a mano con una calligrafia a dir poco elegante, precisa, puntigliosa e da amanuense attento e sagace. E' questo un classico quaderno in formato A5 di 175 pagine scritte in un italiano dotto, scolastico e aggraziato contenente ben 41 temi di vario interesse. Il nostro autore, forte di una solida formazione classica, spazia dalla letteratura alla geografia, dalla storia alla politica, dall'erudizione didattica ai pensieri morali con una grazia, un'eleganza ed un equilibrio interiore che si confanno al perfetto gentiluomo cristiano, esperto nelle lettere antiche, "vir bonus dicendi peritus" di ciceroniana memoria che conosce anche il luminoso conforto della fede cattolica.

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

 

QUADERNI DI NUNZIO PROVITINA
"Leonforte 24 ottobre 1905. Nunzio Provitina Cannura"

Archivio storico Biblioteca Cappuccini

 

(Dott. Gaetano Algozino – “Leonforte DA Amare”  - pag. Fb)

 

 

 

    

RIMEMBRANZE DEL REGIO GINNASIO "A. MAJORANA"

Timbro e firma del Preside Castro, Ricevuta di pagamento (1916)

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

     

Da sinistra: Discorso inaugurale della prima farmacia (Leonforte, 5 febbraio 1905) - Partita catastale del Cavaliere Francesco Oglialoro (Leonforte 1870)

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

   

Leonforte ed il suo territorio nei ricordi di Vincenzo Rabito in "Terra matta" (Terza foto da sinistra)

 

 

"Le memorie, la terra, la gente, le cose del luogo in cui nasciamo ci appartengono". - Questo diario impacciato e disordinato, kitsch se vogliamo ma spontaneo, è per gioco; ma allo stesso tempo vuol essere un atto di riverenza per Leonforte. (giustoperdiletto.blogspot.com)

 

 

      

(Foto: Archivio storico Circolo di Compagnia) - Regio Decreto 5 gennaio 1991

 

 

 

 

FILIPPO LIARDO (ALCUNE SUE OPERE)    

 

Un pittore in camicia rossa… “Fotoreporter” di Giuseppe Garibaldi 

 

 

     

 

“Un pittore tra verità di storia e verità di natura”  (Dott. Gaetano Algozino)

 

 

 

Filippo Liardo, prima disegnatore e ritrattista a Palermo, poi integrato nel gruppo dei macchiaioli a Firenze, paesaggista e impressionista, moriva ad Asnières proprio cento anni fa, nel febbraio del 1917 (il 17 secondo Treccani, il 19 fonte Wikipedia). Era nato il primo maggio del 1834 a Leonforte, paese in cui sono nato, vivo e lavoro. Possiamo non essere d’accordo sulle sue scelte politiche rivoluzionarie, pittore-garibaldino nominato ufficiale al seguito dell’esercito dell’Eroe dei due Mondi, ma sono tre i secoli attraversati dal fascino dell’arte di Filippo Liardo ed ancora a lungo noi leonfortesi nutriremo l’orgoglio di essere suoi concittadini.

 

(cit. Filippo Stanzù - Leonforte 17 febbraio 2017)

 

 

 

 

 

Filippo Liardo: Sempre in cerca della novità del bello…   

 

 

 

   

 

Ritratti di Filippo Liardo

 

 

In basso alcuni dei suoi quadri:

 

 

 

    

 

Sono oltre 200 le opere del Liardo di proprietà del comune di Leonforte

 

 

 

 

Filippo Liardo… Il pittore del risorgimento italiano

 

    

 

 

Filippo Liardo… Vita spericolata di un pittore garibaldino

 

 

  

 

Filippo Liardo… Una meravigliosa avventura artistica

 

 

 

Filippo Liardo… Molte sue opere sono esposte alla galleria d’arte di Palermo

 

 

 

 

   VECCHIE CARTOLINE LEONFORTESI

 

 

  

 

Da sinistra: Villa Sperone - Antico Palazzo Bonsignore/Piazza e Via Felice Cavallotti/Palazzo Cav. Algozzino

 

 

 

 

  

Da sinistra: Chiesa Madonna del Carmelo e Gran Fonte - Piazza IV Novembre/Panorama nord di Leonforte

 

 

 

         

 

Da sinistra: Palazzo Branciforti - Piazza IV Novembre e Corso Umberto

 

 

 

   

Da sinistra: Leonforte… Vedute - Panorama da nord-ovest di Leonforte

 

 

 

    

Da sinistra: Gran Fonte - Giardino delle Ninfe (*) - “Castellaccio” (ruderi)

 

(*) Fontana delle Ninfe (1636)

 

  

Da sinistra: Piazza IV Novembre (Monumento ai Caduti) - Panorama sud di Leonforte

 

 

     

Da sinistra: Convento dei Frati Cappuccini

 

 

 

Da sinistra: Piazza IV Novembre - Chiesa dell’Annunziata/Fontana delle Ninfe

 

 

 

Da sinistra: Corso Umberto I - Piazza Regina Margherita

 

 

   

Da sinistra: Convento dei Frati Cappuccini - Gran Fonte

 

 

       

Da sinistra: Panorama sud di Leonforte - Chiesa e Convento San Giuseppe (Frati Minori Cappuccini)

 

 

  

1° Foto da sinistra: ANTICHI FASTI FERRAGOSTANI Foto Archivio Buccheri (1930) - Saluti da Leonforte…

 

 

 

  

Da sinistra: Fontana del Piano della scuola (*) - Scuola Elementare Nunzio Vaccalluzzo (Edificio Scolastico) e Corso Umberto

 

 

(*)  IL PIANO DELLA SCUOLA E LA FONTANA

 

<<L'ampio slargo al nord del paese, fin dalla sua costruzione prese il nome di "Piano della Scuola" per la presenza della scuola di equitazione dove venivano addestrati i cavalli del Principe, lontano dall'abitato certamente per non disturbare la quiete e la tranquillità della vita di Palazzo. Tracciato il prolungamento della strada del Cassaro, poi corso Umberto I, lo slargo venne tagliato in due parti simmetriche: quello a sinistra prese nome di piazza Carella per la presenza del palazzo omonimo e quella a destra, dopo la costruzione del Monumento ai caduti verso gli anni '30, venne denominato Piazza IV Novembre a ricordo della vittoria del 4 novembre 1918. In quest'ultima esisteva una fontana pubblica, costituita da una larga vasca circolare in pietra locale alimentata da 4 bocche (cannoli), una per parte che fuoriuscivano da protorni leonine e sormontata da un lampione per l'illuminazione. La fontana, alimentata da acque sorgive perenni che provenivano dalla contrada S. Elena o più probabilmente da "Fontana del Conte" serviva per l'approvigionamento idrico del quartiere sorto spontaneamente attorno al piano stesso: l'acqua corrente esisteva allora in pochissime abitazioni. Verso la fine degli anni '20, per decisione dell'Amministrazione comunale, la fontana venne demolita per fare posto alla costruzione del monumento a memoria dei Caduti della guerra 1915-18. La vastità della piazza avrebbe certamente consentito di salvare la fontana, ma la logica del tempo tesa alla esaltazione di alcuni valori non ha permesso la sopravvivenza di quella che era un autentico monumento, una testimonianza di vita locale con la sostituzione di altro esteticamente piuttosto freddo e di maniera e comunque estraneo allo stile e alla tradizione locale>> Testi e foto estratti dal pregevole volume di Primo MUSUMECI, Vecchie immagini di Leonforte. Cartoline e fotografie, Edizioni Novagraf, Assoro 2003, pp. 45-47

 

(“Leonforte DA Amare” - pag. Fb - G. Algozino) 

 

 

 

Da sinistra: Palazzo del Conte Bonsignore - Panorama di Leonforte da nord, nello sfondo Enna

 

 

       

Da sinistra: Piazza Margherita - San Giuseppe/Corso Umberto I/Viale dei Cipressi - Viale Cipressi/Piazza Margherita/San Giuseppe e Parco Musicale

 

 

     

Da sinistra: Ricordo e saluti da Leonforte…  - Chiesa Madre

 

  

Da sinistra: Piazza Margherita, San. Giuseppe col Corso Umberto I illuminato per le Feste 15 agosto - Villa Bonsignore

 

 

   

Da sinistra: Palazzo Branciforti/Gran Fonte - Panorama (Cernigliere)

 

 

   

Da sinistra: Panorama visto da sud - Piazza Carella e Corso Umberto I

 

 

 

Da sinistra: Villino Mazza - Palazzo Bonsignore e Piano Cavallerizzo

 

 

  

Da sinistra: La Gran Fonte - Panorama dalla Torretta

 

 

 

Da sinistra: La Gran Fonte - Panorama Nord-Ovest/Panorama da Sud

 

 

   

Da sinistra: Panorama da sud - Scuole Elementari N. Vaccalluzzo

 

Da sinistra: Panorama dal Nord visto dalla Petriera – Panorama

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

Da sinistra: Corso Umberto I e Piano della Scuola - Corso Umberto I, visto dalla Piazza Margherita

 

 

   

Da sinistra: Facciata della Cattedrale - Piazza IV Novembre

 

  

Da sinistra: Facciata della Madre Chiesa e Via Porta Palermo - Panorama sud di Leonforte

 

 

  

Da sinistra: Villa Bonsignore - Piazza Branciforti e Palazzo Bonsignore

 

 

    

Da sinistra: Piazza IV Novembre - Antico Palazzo Principesco col suo Torrione  e Panorama visto da Ponente

 

    

Da sinistra: Panorama sud di Leonforte - La Gran Fonte

 

 

 

Palazzo del Conte Bonsignore - Palazzo U Conti

 

 

       

 

    

Da sinistra: Chiesa Madonna del Carmelo e Gran Fonte - Villa Bonsignore

 

 

  

Da sinistra: La Granfonte - Chiesa Madre

 

 

Da sinistra: Corso Umberto I  e Municipio - Piazza Margherita e Corso Umberto I

 

    

 

 

  

Da sinistra: Panorama sud di Leonforte - La Granfonte

 

 

    

Da sinistra: Corso Umberto I e Villa Bonsignore - Piazza IV Novembre e Piazza Carella (Palazzo)

 

 

    

 

 

 

 

La Gran Fonte del XVII secolo

 

 

      

 

 

  

Da sinistra: Monumento ai Caduti - Gran Fonte

 

 

  

 

 

  

 

 

   

 

 

Da sinistra: Piazza Branciforti e veduta Calvario - Palazzo Branciforti

 

 

  

Da sinistra: Zona Cernigliere - Chiesa Madre-Matrice (Cattedrale)

 

 

 

Palazzo Branciforti

 

 

 

 

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte    

 

La Stazione Ferroviaria di Leonforte... dismessa nel 1960

 

 

 

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte

 

     

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte

 

 

  

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte

 

 

 

                 

 

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte (Foto Famiglia Buscemi) 

 

 

 

     

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte

 

 

 

  

 

LA STAZIONE DI LEONFORTE immersa nella pace e nel silenzio di olmi secolari (cartolina degli anni '30)

 

 

(“Leonforte DA Amare” - pag. Fb - Dott. Gaetano Algozino)

 

 

 

             

L’edificio dell’ex stazione di Leonforte che fu sede della Casa della Fanciulla

 

 

 

   

Da sinistra: Foto Giuseppe Azzolina (si nota un fine-linea vagone) - Cartolina anni ‘40

 

 

  

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte

 

 

 

 

  

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte

 

 

 

   

1° Foto da sinistra: UNA FOTO MOLTO FRANCESCANA... Frati Cappuccini alla Stazione di Leonforte (1954) Archivio fotografico Cappuccini - Calascibetta

 

(“Leonforte DA Amare” - pag. Fb - G. Algozino)

 

 

 

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte - (Foto e scritti Giovanna Maria - Storica)

 

 

 

 

 

Vecchia Stazione Ferroviaria di Leonforte

 

 

 

Vecchia Ferrovia “Dittaino-Leonforte”

 

 

  

IL TRENINO “Leonforte-Dittaino” - Vecchia Ferrovia Dittaino – Leonforte

 

 

  

Da sinistra:  “La Galleria” Foto e didascalia di Giovanna Maria

 

 

 

 

STAZIONE FERROVIARIA EX PIRATO

 

(oggi Stazione di Leonforte)

 

Esiste da 120 anni, dal lontano quindici agosto 1875, quando fu inaugurata. I cui locali sono stati chiusi nel 1995. Da Pirato transitò in data dieci maggio 1924 il Duce Benito Mussolini.

 

 

   

STAZIONE FERROVIARIA EX PIRATO  - (oggi Stazione di Leonforte)

 

 

    

   

 

Di scinnuta tutti i santi aiutanu, d’acchianata…

 

Verso la fine degli anni quaranta il collegamento stradale tra Leonforte, il Ponte Patrangelo e la Stazione Ferroviaria di Pirato (oggi Stazione di Leonforte) avveniva tramite una diligenza (mezzo sconquassato), che poteva trasportare fino a sei passeggeri. Tre posti in prima classe e tre posti in seconda classe, né di più né avrebbe potuto portare. All’arrivo a Pirato, ogni volta, gridando il nocchiero quantificava il ritardo accumulato (nonostante la tratta sia tutta in discesa) e annunciava che la direzione si scusava con i viaggiatori… Solo che a sentire sempre questa litania i passeggeri rispondevano: Vinnitilla! Non si potevano accettare sempre scuse e perdoni per una cosa che accadeva ad ogni viaggio. Si racconta che nelle ultime corse - al calar della sera - tratta Pirato-Leonforte, quando i due cavalli (uno di colore del mantello marrone chiaro, l’altro del mantello rossiccio), stanchi per aver trainato per tutta l’intera giornata la diligenza, il nocchiero era solito gridare, nelle vicinanze da Curva do Generale Trovato e/o nei pressi della Curva ‘U Monaco: “Viaggiatori di seconda classe...: Scinniti e ammuttati, i cavaddi nun ci la fanu cchiu...”. Questo era il pegno che toccava ai viaggiatori di seconda classe, per aver pagato la metà del prezzo del biglietto. Sarà vero?

(Maurizio Di Fazio - Giornale Epoca 88)

 

 

 

  

 

DALLA STAZIONE DI PIRATO NEL MONDO!

 

L'orologio della stazione segnava le 16.00 in quell'assolato pomeriggio d'estate del 1960, e in un batter di ciglio l'antico e popoloso paese dei Branciforti diede l'addio, forse per sempre, a una moltitudine di suoi figli alla ricerca di un lavoro, di una nuova dimensione di vita, di un nuovo mondo.

 

1° Foto da sinistra (Archivio storico Enzo Barbera)

(“Leonforte DA Amare” - Gaetano Algozino - pag. Fb)      

 

 

  

STAZIONE FERROVIARIA EX PIRATO  - (oggi Stazione di Leonforte)

 

 

 

   

 

STAZIONE FERROVIARIA EX PIRATO  - (oggi Stazione di Leonforte)

 

 

            

STAZIONE FERROVIARIA EX PIRATO, oggi Stazione di Leonforte - (Foto Pino Di Salvo - Andrea Lanza) 

 

 

 

 

 

 

IL VECCHIO OSPEDALE FERRO BRANCIFORTI CAPRA

 

 

          

                                                                                                                           

Da sinistra: Articolo tratto dal “Giornale Epoca 88” 

 

 

 

     

VECCHIO OSPEDALE FERRO-BRANCIFORTI-CAPRA - Foto Archivio Buscemi (inizi del '900)

 

 

 

   

VECCHIO OSPEDALE FERRO-BRANCIFORTI-CAPRA

 

 

     

Scala interna - Lapide ospedale "Ferro Branciforti Capra" (Foto Archivio F. Buscemi - 1955 - (“Leonforte DA Amare” - pag. Fb - Dott. Gaetano Algozino)

 

 

 

      

Da sinistra: Ingresso Ospedale - Mons. Benedetto Pernicone

 

 

CHE BELLA STORIA

 

Padre Benedetto Pernicone ha festeggiato i suoi settant’anni di ordinazione 

 

(Nissoria 29.06.2016)

 

La bella storia del prete che ha educato religiosamente tre popoli: regalbutesi, nissorini e leonfortesi…

 

Monsignor Benedetto Pernicone, nasce a Regalbuto (En) il 9 marzo del 1923. Anche lui, quindi subì le sorti del periodo bellico; anche lui, e forse più degli altri, provò i crampi della fame. Da adolescente fu un “ribelle” e un futurista. L’adolescenziale vocazione giunse presto, che servì con zelo, animato dalla carità pastorale. Dal 1955 al 1988 parroco di Nissoria, presso la Chiesa di San Giuseppe; poi arciprete della Chiesa Madre San Giovanni Battista a Leonforte, oltre che Cappellano dell’Ospedale “Ferro-Branciforti-Capra” di Leonforte, di cui è stato una figura importantissima per la sua difesa. Guidò da capopopolo - il comitato “Salviamo l’ospedale di Leonforte” - e, durante una delle tante proteste (siamo a inizio degli anni duemila), l’Arciprete salì alla ribalta nazionale per aver affermato: “Se necessario per salvare l’ospedale di Leonforte sono pronto anche a imbracciare i fucili”. Inizialmente a Nissoria, poi a Leonforte, Padre Pernicone è stato punto di riferimento non solo religioso ma sociale, politico e umano. Durante il suo sacerdozio - oggi si gode il suo meritato riposo a Nissoria - gli è toccato di vivere anni pieni di eventi, amicizie, lotte. Risponde sempre al bisogno degli ultimi. Attorno a lui la comunità dove svolgeva il suo mandato sacerdotale si univa. Disponibilità, creatività e ingegno: Don Benedetto Pernicone ha sempre testimoniato, con la propria vita, la forza che viene solo da Dio. Una voce e sorridente figura. Vive con gioia la buona novella. Vive il Vangelo e lo diffonde con grande messaggio. Lo fa con la gente che lo incontra e con quelle che lo vanno a cercare. Lo fa con la fede profonda, gioiosamente, con umiltà, senza mai un qualunque umano compiacimento, con entusiasmo, col sorriso sulle labbra, aperto e cordiale, ma sopratutto con tanto amore. Un uomo che non conosce niente di più entusiasmante di Dio e testimone eroico della vita del buon Vangelo.

 

(Maurizio Di Fazio - Giornale Epoca 88)

 

 

 

 

IL NUOVO OSPEDALE

 

“FERRO - BRANCIFORTI - CAPRA”

 

Contrada S Giovanni, 1, 94013 Leonforte EN

 

 

 

 

IL NUOVO OSPEDALE  “FERRO - BRANCIFORTI - CAPRA”

 

   

        

IL NUOVO OSPEDALE  “FERRO - BRANCIFORTI - CAPRA”  - Ultima foto a destra: Manifestazione Comitato Pro Ospedale

 

 

 

   

 

Cappella religiosa dell’ospedale di Leonforte, aperta tutti i giorni e a tutte le ore

 

“La cappella dell’ospedale è la cardiologia spirituale del personale e degli utenti, credenti e non credenti”. (cit. mons. Giuseppe Piemontese)

 

   

 

      

     Da sinistra: Prospetti ospedale (due foto) - Interno Ospedale

     

 

 

 

 

PIAZZA IV NOVEMBRE (u chianu a scola)  

 

 

Insieme a piazza Carella, costituiva “U chianu”. E’ delimitata da aiuole con sedili e palme. Al centro della piazza è collocato il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale costruito nel 1932.

 

Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

                          E… PIAZZA CARELLA    

                               

Piazza Carella e Piazza IV Novembre. Le due piazze in passato venivano chiamate “U chianu a scola” (il Piano della scuola) poiché sin dalle origini del paese lo spiazzo costituiva il maneggio del principe N. Placido Branciforti, il posto ove si svolgevano gli esercizi di equitazione e le esercitazioni per domare ed educare alle briglie i puledri dei suoi allevamenti.                  (A. D’Onofrio).

 

 

Piazza IV Novembre

 

Le due piazze in passato venivano chiamate "U chianu a scola" (il Piano della Scuola) poiché sin dalle origini del paese lo spiazzo costituiva il maneggio del principe N. Placido Branciforti, il posto ove si svolgevano gli esercizi di equitazione e le esercitazioni per domare ed educare alle briglie i puledri dei suoi allevamenti. Nel 1812 con l'abolizione dei diritti feudali, il Principe non ebbe più l'obbligo di assicurare il servizio d'ordine nel feudo e "U chianu" perse il fascino che gli davano le esercitazioni dei cavalieri. Tuttavia, continuò ad avere una qualche utilità e funzione pubblica, in quanto la presenza di una fontana costruita nel 1887 e sopravvissuta fino al 1933, assicurava a sufficienza acqua potabile a decine e decine di famiglie che abitavano nei paraggi. Anche per questo, per lungo tempo ancora le piazze furono il cuore pulsante della città. Dalla Piazza Carella nel 1922 partirono i contadini per occupare le terre di Montagna d'Immenso e di Casuto. Nella piazza 4 novembre il 18 dicembre 1935 i leonfortesi donarono le fedi nuziali e gli oggetti d'oro alla patria. In seguito, con l'espansione del paese vi si costruirono case e vie; tutt'intorno sorsero bar e negozi, circoli e persino un cinema. 

 

(Sito ufficiale Comune di Leonforte)

 

 

Piazza IV Novembre

 

Nella piazza 4 novembre il 18 dicembre 1935 i leonfortesi donarono le fedi nuziali e gli oggetti d’oro alla patria. È delimitata da spazi verdi con alte palme e sedili… (A. D’Onofrio)

 

 

      (*)

Lu populu cuntrasta s'è funtana o sculapasta! (Giovanna Maria)

 

Notizie storiche e Fotografia tratti dalla inesauribile fonte del mitico Prof. Enzo Barbera. - Disegno a cura del Prof. Pino Calì

 

(*) L'antica Fontana di Piazza IV Novembre (già Piano della Scuola) - Stampa ottocentesca di Anonimo (Dott. Gaetano Algozino)

 

  

Piazza IV Novembre/Piazza Carella

 

 

  

Piazza IV Novembre

 

  Piazza IV Novembre

 

    

 Piazza IV Novembre

 

 

IMMAGINI DI LEONFORTE: Il Piano della Scuola La vecchia fontana del "Piano della Scuola" nel 1932 fu eliminata per far posto al monumento ai Caduti in guerra. Il piano, che doveva il suo nome alla scuola di equitazione dei Principi Branciforti, da quel momento prese il nome di Piazza 4 Novembre.

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

(Disegno di TURI VITALE - 1987 - 2° Foto da sinistra)

 

 

       

Piazza IV Novembre

 

 

Piazza IV Novembre

 

 

 

Piazza IV Novembre

 

 

     

Piazza IV Novembre

 

 

La Piazza continuò ad avere utilità pubblica anche dopo l’abolizione dei diritti feudali e la conseguente cessazione delle esercitazioni dei cavalieri grazie alla presenza di una fontana costruita nel 1887 e sopravvissuta fino al 1993; al centro della piazza, oggi è il Monumento dei Caduti della Prima Guerra Mondiale, costruito nel 1932.  

 

(Castrogiovanni Sandra - Tratto da “Leonforte Tour”, opuscolo realizzato dalla Pro Loco Leonforte e dal Comune di Leonforte)

 

 

Piazza IV Novembre

 

 

Al centro, la piazza, presenta il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale costruito nel 1932, le cui pareti sono impreziosite da solenni epigrafi e ai lati, in modo simmetrico, vi sono due fontane con sculture ad imitazione classica (A. D’Onofrio).

 

 

         

Piazza IV Novembre

 

 

Il 4 novembre si celebra l'armistizio che nel 1918 pose fine alle ostilità tra l'Italia e l'Austria - Ungheria, dopo la vittoriosa battaglia di VITTORIO VENETO. Uno scontro che costò la vita a 689.000 italiani di cui 110 LEONFORTESI i cui nomi sono scolpiti ai lati del nostro Monumento ai Caduti di Piazza IV Novembre. (Giovanna Maria)          

 

 

 

Piazza IV Novembre

 

 

 

  

Piazza IV Novembre

 

 

              

Piazza IV Novembre

 

 

  

Piazza IV Novembre

 

 

  

Piazza IV Novembre

 

 

  

Piazza IV Novembre

 

 

 

 

LA NOSTRA LEONFORTE

 

 

Rurale, boscata, affascinante… (cit. Amato)

 

NOBILE PAESACCIO DI TABBARANI

 

Ancora delle eloquenti quanto artistiche immagini di panorami e monumenti, colti dall'occhio scrutante di Giuseppe Guagliardo,  che rappresentano la quintessenza di Leonforte,  nobile paesaccio di tabbarani...  

(Dott. Gaetano Alzozino - da “Leonforte Da Amare” pagina Fb)

 

 

Zona Granfonte… (Foto Giuseppe Guagliardo)

 

 

 

 

Zona storica (Foto Giuseppe Guagliardo)

 

 

Zona storica (Foto Giuseppe Guagliardo)

 

 

 

 

LE SPALLE DELLA GRANDE FONTANA

 

Questa inedita e curiosa veduta aerea della Granfonte, estratta da un wedding trailer del noto e apprezzato fotografo Giuseppe Guagliardo, ci mostra le "spalle" o il retro della Grande Fontana di Tavi. Un tempo circondata da un lussureggiante giardino di sollazzi bucolici, la fontana era la carta di presentazione del principato di Leonforte per tutti quei viaggiatori che arrivavano qui attraverso la ripida strada che collegava la cittadina alle principali città del Regno di Sicilia. Seppure screpolata, segnata da atti di vandalismo e negletta, la Grande Fontana domina ancora come una muta e silente sfinge di pietra la valle del Crysa, riflettendone colori e sfumature, e regalando ai passanti frettolosi e ai turisti più esigenti attimi di contemplazione e gioie inaudite.

 

(Dott. Gaetano Alzozino - da “Leonforte Da Amare” pagina Facebook)

 

 

 

Da sinistra: Zona Granfonte - Chiesa Madre (Foto Giuseppe Guagliardo)

 

 

 

 

 

VISIONI DALL'ALTO

 

Ancora una volta ci siamo lasciati sedurre e condurre dalla poliedrica maestria di Giuseppe Guagliardo, artista indiscusso dell'immagine, estraendo da un suo wedding trailer questi potenti ed eloquenti scatti. Essi ci mostrano la bellezza di Leonforte da nord a sud dell'abitato enfatizzata da una luce "arrogante" e molle che conferisce ai suoi monumenti e alle sue case un fascino arcano, selvaggio e immutato.

(Dott. Gaetano Alzozino - da “Leonforte Da Amare” pagina Facebook)

 

Zona centro (Foto Giuseppe Guagliardo)

 

 

 

 

SOLENNEMENTE DISTESA SULLA COLLINA

 

Il fascino antico e sempre nuovo di Leonforte diventa quasi plastico, visivo in questo splendido scatto aereo di Mario Calma, figlio di emigrati leonfortesi in Olanda. Il nobile "paesaccio" è molto più attraente dall'alto e da lontano. La vista di questa signora solennemente adagiata sulla collina in un torrido tramonto d'estate, rinnova la nostalgia del ritorno che rimanda sempre, come in un circolo infinito, al suo esatto contrario. Si ritorna al centro e ci si allontana dal centro, per scoprirsi "errante radice".  

 

(Dott. Gaetano Alzozino -  da “Leonforte Da Amare” pagina Facebook)

 

 

 

(Foto Mario Calma)

 

 

 

 

VISIONI DALL'ALTO (2)

 

Ancora una volta l’occhio di Giuseppe Guagliardo, come in un mirabile volo di estrosa genialità, ci porta ad ammirare alcuni particolari dei monumenti-simbolo di Leonforte. Case, chiese e fontane scolorite dal vento e dalla pioggia inneggiano una bellezza antica, perduta, lacerata ma pur sempre nascosta tra le pieghe delle rovine.

 

(dott. Gaetano Algozino - Leonforte Da Amare - Pagina Facebook)

 

 

 

La Granfonte… Zona Granfonte…  (Foto: Guagliardo Giuseppe)

 

 

 

 

Chiesa Madre, intitolata a San Giovanni Battista (1611 - 1740)

(Foto: Guagliardo Giuseppe)

 

 

 

 

LEONFORTE IN BIANCO E NERO

  

 

 

 

 

Da sinistra: Foto anni 50: Corso Inapli – La Granfonte (Foto S. Novello)

 

 

Leonforte di origini non antichissime, venne fondata nel ‘600 da Nicolò Placido Branciforti, mecenate del posto e benefattore del popolo, la cui maestosa residenza fu Palazzo Branciforti. Da un documento custodito nell’archivio di Stato di Palermo si legge che il privilegio vicereggio di abitare e fabbricare il feudo di Tavi col nome di Leonforte venne concesso il 30 ottobre 1610. Nicolò Placido Branciforti componente di una delle famiglie all’epoca più influenti in Sicilia ottenne - era appunto il 30 ottobre del 1610 - la licentia populandi, che avvio la nascita ufficiale della nostra città. Anche se il paese diventò Principato solo il 24 luglio 1622 su concessione del Re di Spagna. Sempre grazie al Branciforti fu costruita la monumentale fontana barocca Granfonte da cui sgorga acqua tutto l’anno. Imponente ed emblematica fontana con 24 canne ognuna sovrastata da un arco e il cui fastigio con iscrizioni ne accresce ulteriormente il valore. Il Branciforti oltre a fondarla l’ha resa prospera e ricca d’arte. La visita in città si concentra tutta nel centro storico, l’antico borgo di Tavi, con il suo tessuto di vicoli e viuzze e le case basse dominate dall’imponente palazzo principesco che, in una delle sue 365 stanze, ha ospitato Giuseppe Garibaldi, di passaggio durante la spedizione risorgimentale.

 

      

 

                       Barbera Enzo (Storico)

 

Nato a Leonforte nel 1947. Laureato in Scienze agrarie, ex insegnante materie tecniche nell’Istituto Tecnico per Geometri di Enna.  Collaborava con varie riviste e giornali con argomenti che trattavano di storia, di costume e di problemi ambientali di Leonforte.

 

 

 

   

Manifestazioni (Piazza Margherita) - Insediamento del Podestà Cav. Avv. Cesare La Marca (Foto estratte da "Il Progresso Italo-Americano" Domemiva 16.09.1928)

 

 

 

       

Quando il 76° Giro D’Italia passò da Leonforte (Tappa “Capo D’Orlando - Agrigento”, la più lunga del Giro la vinse Biame Riis)

 

 

 

  

Leonforte DA Amare” - Dott. Gaetano Algozino

 

UN SACERDOTE FILANTROPO: Don Salvatore Varveri (Foto 1° da sinistra)
Fondatore del Primo Oratorio di Leonforte (foto 1932)

<<A partire dagli anni '30 il quartiere della "Chianotta" prese corpo e Don Salvatore Varveri si pose il problema di dare un punto di riferimento ai tanti ragazzi del quartiere e, visto che la chiesetta del SS. Salvatore era poco adeguata, fondò l'Oratorio che si trovava in una sopraelevata di quella che è oggi via Dalmazia proprio di fronte alle Scuole elementari. Don Varveri, con l'aiuto della sorella Maria e altre volontarie, nelle ore pomeridiane vi accoglieva i ragazzi perché apprendessero la "dottrina" e si educassero ai valori cristiani e avessero altri punti di riferimento oltre a quello del fascismo. L'Oratorio era abbastanza spazioso, vi erano due stanze per i giochi al chiuso (dama e tombola) e un bel giardino per i giochi all'aperto (altalena e scivolo). L'attività dell'Oratorio durò fino all'inizio della seconda guerra mondiale che coincisi con la morte di padre Varveri avvenuta il 21 settembre 1940, quando il filantropo aveva 62 anni di età. Don Salvatore Varveri fu anche profondo teologo; scrisse un libello dal titolo "Dialogo tra un incredulo e un prete a passeggio" pubblicato nel 1926>>. Fonte e Foto: E. BARBERA, Appunti di Storia leonfortese, Armenio Editore, Leonforte 2009, pp. 214-216.

 

 

I PRIMI LEONFORTESI EMIGRATI IN ARGENTINA (Foto 2° da sinistra)

Francesco Salamone con la moglie Catalda Quattrocchi e i figli Salvatore, Sara, Antonia, Rosa e Pietro. Francesco Salamone Benintende fu uno dei primi leonfortesi che emigrò in Argentina. Contribuì alla fondazione della cittadina di VIALE (prov. Entre Rìos) dove morì nel 1920. Francesco fu il nonno del famoso architetto Francisco Salamone (1897-1959), molto apprezzato in Argentina e nel mondo dell'arte come uno dei più prestigiosi esponenti dell'Art Decò. FOTO e NOTE estratte da E. BARBERA, Appunti di storia leonfortese, Armenio editore, Leonforte 2009, p. 19.

 

 

 

  

Comizio in Piazza Carella (anni ’60) - C.so Umberto

 

 

 

      

Da sinistra: Piazza Branciforti (*) - Fiera di San’Antonino   

 

 

(*) UN PREZIOSO DAGHERROTIPO DEL SEC. XIX - La Piazza Branciforti - Foto Archivio Rosario Algozino - Proprietà di Elena La Delfa - Per gentile concessione dott. Giovanni Vitale

 

Da “Leonforte DA Amare” - Dott. Gaetano Algozino

 

  

Le Scuole Elementari "N. Vaccalluzzo" appena inaugurate 1934 (Foto Enzo Barbera) - Antico matrimonio leonfortese

 

 

 

    

Un angolo della Leonforte secentesca (Porta Garibaldi) - Leonforte “Ingabbiata” (Vista del centro storico dalla balconata di Via Taccetta)

 

 

 

      

La Granfonte (Foto Francesco Addamo) - La pietra della peste (Foto Enzo Barbera)

 

 

 

  

 

Da sinistra: Viale dei Cipressi - Corso Umberto I (Scuola Elementare Nunzio Vaccalluzzo)

 

 

 

       

 

A Scalinata Musumeci (Ideale punto di congiunzione tra la Piazza del Mercato e il colle di San Giuseppe (Foto A. D'Onofrio) - Affresco della Vergine (**)

 

(da Leonforte DA Amare - Pag. Fb) (**)

 

(**) ORATORIO rupestre in Zona Chianetti - Affresco della Vergine
(distrutto dall'insolente barbarie umana)

 

<<Anche questo è "Oratorio" rupestre: tre grotte contigue con due aperture di ingresso. E' di fronte al Camposanto leonfortese, a qualche decina di metri dalle vasche dell'acqua. E' orientato da Ovest ad Est; cosicché il sole d'occidente illumina in pieno le pitture. Sulla parete di tramontana si nota un bancone, ricavato dalla stessa roccia: è il letto dell'Eremita; ma in tempi molto più antichi, servì, forse, da giaciglio ai morti qui sepolti (epoca pre-romana). Nella parete absidale di sinistra v'è dipinta una graziosa Madonna con corona sul capo e il Bambinello che allatta. Questa e le altre pitture sono del secolo 17° e ricordano, forse, la nuova ondata di eremitismo portata in Assoro dai Francescani Riformati, ivi stabilitis nel 1622. Il soggetto della "Vergine allattante" è tutto francescano (S. Maria de Jesu,. S. Maria delle Grazie); ma lo schema iconografico è bizantino e s'ispira all'arte egizia. La Vergine "Galaktotrofùsa" risale alle prime manifestazioni artistiche del Cristianesimo: Sotto questa bella Madonna vi è una devota iscrizione, in parte rovinata: V(oi siete stat) A (costit)U(ita) D(a) IDDIO (e da) (Cri) STO AVVO(c)ATA (d)E(l)LE (a)N(i)ME DEL (santo) PU(rga)TOR(io). Sulla parete di fondo del 2° vani la figura centrale non si distingue; ai lati si notano due donne in adorazione e due candelabri. L'iscrizione dice: SIA LAUDA(to) (il) SANT(i)S(simo) SAC(ramen)TO. E' segno che al centro - fra candelieri e donne adoranti - vi era raffigurata l'Ostia divina. Eucarestia e Maria: le forze vive della Chiesa. Così le sogno Don Bosco Santo in un celebre "sogno": altoelevate su due colonne, a benedizione dei popoli, a difesa del Papa>> Folio di G. GNOLFO "Triangolo di fede cristiana" - Testo e foto tratti dal volume: G. NIGRELLI, Le iscrizioni lapidarie dei monumenti leonfortesi, Litografia Editrice Nocera, San Cataldo (CL) 1986, p. VII (inserto iconografico)

 

(“Leonforte DA Amare” - Dott. Gaetano Algozino)

 

   

Da sinistra: Piazza IV Novembre (Foto Giovanna Maria/Enzo Barbera)

 

 

 

       

Matrimonio leonfortese - S. S. n. 121 (Catanese)

 

 

   

Atmosfere bucoliche, l'antico Viale dei Cipressi (foto anni ’40  (“Leonforte DA Amare” - pag. Fb Dott. G. Algozino) - Costruzione Chiesa del SS. Salvatore

 

 

 

        

 

 

UNA DIMORA TUTTA MUSSOLINIANA

Il Palazzo Villino - Mustica nel 1934


<<Dopo la caduta del fascismo anche a Leonforte si cancellarono tutti i "segni" che lo propagandavano e lo celebravano. Oltre che cambiare i nomi di alcune vie e piazze, il piccone si abbatté su numerosi fasci littori e sulle targhe marmoree lungo il Corso...Scomparse del tutto sono tutte le epigrafi sui muri degli edifici. C'è ancora chi ricorda quella sul prospetto di Casa Mustica:  I POPOLI CHE ABBANDONANO LA TERRA SONO CONDANNATI ALLA DECADENZA>> Foto e Testo estratti da: ENZO BARBERA, Leonforte in camicia nera e fazzoletto rosso, pubblicazione postuma a cura di Giovanna Maria, Novagraf, Assoro (En) 2012, pp. 124-127.

 

            

Da sinistra: Piazza IV Novembre (Foto Azzolina) - Vecchio portone, Leonforte, anni ‘70 (Foto Nino Buccheri) 

 

 

    

Lavandai alla Favarotta (Foto F. Buscemi) - La prima automobile di Leonforte (Foto Dott. Giovanni Vitale)

 

 

     

 

Da sinistra: Piergiorgio Manuele - La Granfonte (*)

 

(*) GRANFONTE: La fontana, le nostre seti, le nostre sorgive.

 

La fontana indica la presenza di una sorgente viva di cui incanala le acque, e le riversa, assicurando vita ai corpi assetati. Il suo incessante getto è promessa di un profluvio di vita capace di spegnere tutte le seti, e la sete di tutti, in ogni tempo, gratuitamente. Posta all'incrocio di strade, al centro di piazze, lungo piste e itinerari, essa diventa luogo d'incontro, di scambio, di comunicazione. Innumerevoli sono le materializzazioni creative della fontana. Non è meramente acqua che scorre, ma flusso informato, artefatto, tecnologia, così come la sete non è solo bisogno, ma anche desiderio, anelito d'altro, di sovrappiù.

 

Inno del comune di Leonforte scritto da Enzo Barbera, arrangiato e cantato dal Dott. Piergiorgio Manuele

 

 

Amu lu me paisi

e li so acqui inargintati.

 

Amu li so abitanti

cu lu cori russu.

 

Amu lu passu

di cu dici paroli luminusi.

 

Amu li fimmini liunfurtisi

angili senza ali, rosi sciarusi.

 

Amu li so carusi

chini d’amuri e di baldanza.

 

Amu a cu lotta la ‘gnuranza

e lu focu ccu li so manu pigghia.

 

Amu a cu travagghia luntanu

e spera di turnari.

 

Amu a ccu vo’ fari

e nun è bonu sulu a criticare.

 

   

 

       

Da sinistra: manifestazione fascista a Leonforte - Un ricordo di mezzo secolo fa (*)

 

(*) (Foto Manna) La 3^A (maschile!!!) della Dante Alighieri nell'allora nuovissima sede col Preside Proto e i Prof.ri Nino Randisi e Sottile - AS 1964/65.

 

 

Vecchie immagini di Leonforte… Cartoline e fotografie

 

 

Foto prelevate dalla bacheca di Facebook del Prof. Enzo Barbera e dagli archivi Benito e Risicato (oggi G. Mazzara). La maggior parte delle foto sono degli storici leonfortesi Ciccio Buscemi ed Enzo Barbera e dei Fotoreporter Antonello Camiolo, Benito Salamone, Sigismondo Novello - Peppe Romeo - Carlo Romano, Luigi Buscemi - Vincenzo Camiolo - Salvatore Castro - Gianluigi Gervasi - Giuseppe Testaì - Giovanni Lo Gioco - Salvatore Licciardo - Antonino Salamone - Rosalia Cardaci - Ottavio Longo - Rubino Salvatore - Enza Lo Grasso - Salvatore Rindone - Azzolina Salvatore - Guliti Alfio - Dottore Paolo - Algozino Gaetano - Lombardo Pippo - Maria Giovanna - Lombardo Nuccio - Sciuto Filadelfio detto Nello - Ciurca Carmelo - Popolo Calogero - La Delfa Turi - Maria Gino - Manuele Vito - Benintende Ignazio - Pellegrino Salvo - Ferragosto Francesco - Santangelo Gaetano - Vicari Lorenzo - D’Alessandro Antonino - Di Franco Nini - De Francesco Ferdinando - Fichera Nino - Bonamico Saro -  Proto Antonino detto Nino - Gaetano Risicato - G. Lo Gioco - Vincenzo Benintende - Gaetano Longo Carella - Azzolina Salvatore - Melino Risicato - Pietro Capra - Gaetano Capra -

 

 

     

 

 

Il 4 novembre 1932 veniva inaugurato a Leonforte il MONUMENTO AI CADUTI di piazza IV Novembre, pensato sin da gennaio 1929 dal podestà Cesare La Marca e da un apposito Comitato che, per finanziare l’opera, organizzò Lotterie e serate danzanti che fruttarono ben 25.000 lire ( circa 40 milioni di oggi).  Grazie ad un concorso di idee, il Comitato elaborò il progetto di un gruppo allegorico con ULISSE CHE SORREGGE SULLE SPALLE IL CADAVERE DELL’AMICO ACHILLE, MORTO DA EROE e ne affidò la realizzazione allo scultore acese Luciano Condorelli che approntò il soggetto su un calco di gesso e, ottenuta l’approvazione, lo scolpì su del marmo bardiglio.  Ma, realizzata la scultura e appena prima del suo montaggio, dalla Prefettura e dal Federale giunse l'ordine di soprassedere alla costruzione del Monumento e di utilizzare i soldi raccolti per edificare un asilo. Il Podestà, con la scusa che la scultura non era conforme al progetto, sospese i lavori, suscitando l'ira del Comitato che si dimise e dello scultore che abbandonò sdegnato l’incarico. Per oltre un anno i lavori rimasero interrotti e, quando finalmente arrivò il consenso della Prefettura, il Comune per completare l'opera chiamò il marmista catanese Alfio Greco che rivestì con lastre di marmo di Carrara il manufatto progettato dal Condorelli, aggiungendo due plinti rivestiti di marmo sui cui lati esterni riportò l’elenco dei centodieci Caduti, mentre sul prospetto, al di sopra del bassorilievo appose la scritta: « Leonforte /alla santa memoria dei suoi figli/ caduti nella guerra liberatrice»; nella parete interna di destra incise:« Apparivate una forma/ del volere sovrumano/ un impeto senza peso/una offerta saliente/ come un pugno d’incenso / gettato nella bragia. - D’Annunzio - », e in quella del vano di sinistra: « Domani se il destino / voglia la vittoria/ sia la pedana/ dalla quale si balza/ all’avvenire.- Mussolini -». L’opera fu completata con una nicchia a mosaico dorato per alloggiare la lampada votiva, due fregi raffiguranti la scure littoria, una vasca e bordi di cemento sagomato. Per dare degna cornice al Monumento, si procedette alla sistemazione della “piazza” che all’epoca era solo un piano mal livellato in terra battuta con alberi ed un'antichissima fontana pubblica circondata da quattro robinie a cui, quando ancora nel paese non esisteva la rete idrica, venivano ad attingere l’acqua con le quartare i paesani e qualche abitante del circondario.  I lavori vennero affidati all’impresa dei fratelli Mustica che curò anche il montaggio del gruppo marmoreo del Monumento. La Piazza, che da allora nella parte del Monumento cambiò il nome da “Piano della scuola” a “piazza IV Novembre”, assunse praticamente l'aspetto attuale.  L’inaugurazione avvenne il 4 novembre 1932, con una cerimonia solenne e coinvolgente. Per l’occasione i componenti della banda musicale, diretti dal maestro Giuseppe Stabile, indossarono la nuova divisa composta da doppio petto nero con bottoni dorati e pantaloni neri con bordure rosse.  Da quel giorno tutte le manifestazioni “patriottiche” si svolgono davanti a questo nostro piccolo, sacro “altare della Patria” che ancora oggi ci ricorda l’eroico sacrificio di tutti quei giovani leonfortesi che, al Piave, nelle valli dell’Isonzo, sul Grappa, nelle giogaie del Carso, difesero i confini della Patria, diedero compimento al nostro Risorgimento con la liberazione di Trento e di Trieste e soprattutto testimoniarono l’inscindibilità dell’Unità d’Italia.  FOTO e NOTIZIE TRATTE DAL LIBRO, in via di pubblicazione postuma, “ LEONFORTE IN CAMICIA NERA E FAZZOLETTO ROSSO” del compianto storico Enzo Barbera.

 

 

 

  

PIAZZA BRANCIFORTI - Foto G. Risicato (1958) - Bromofoto Milano - Scuola Elementare N. Vaccalluzzo e Antico Oratorio  

 

 

   

Il vecchio Municipio (*) - Gita scolastica, si riconosce Padre Gaetano Garofalo

 

(*) UNA "PASSEGGIATA" IN CORSO UMBERTO Cartolina del 1925 - Ed. ris. Vincenzo Benintendi - Stabilimento grafico Dalle Nogare-Milano

 

 

     

Da sinistra: Copertina di un antico discorso leonfortese - La Leonforte del Fascio (Foto Turi Algozino)

 

“L’aristocrazia feudale era viva più che mai, e Leonforte, come molti altri centri urbani di fondazione seicentesca, conferma la capacità imprenditoriali di questa classe sociale dominante. Nella sua complessità, Leonforte costituisce uno dei più splendidi esempi di  colonizzazione feudale moderna che si possono riscontrare non solo nell’Europa dell’epoca, ma anche nelle lontane Americhe”. Rodo Santoro  (Castelli e Torri della provincia di Enna, 1999)

 

 

         

          

Da sinistra: La Granfonte  Piazza Sottana (Palcoscenico della vita sociale del paese - Piazza Regina Margherita   

 

 

 

         

Da sinistra: Piazza Sottana (Palcoscenico della vita sociale del paese) e Porta Garibaldi e ingresso alla Sicula Tempe (Stradone degli alberi) - Piazza Carella

 

 

          

Da sinistra: C.so Umberto in prossimità del Comune - La dimora dei Principi Branciforti

 

 

       

Da sinistra: Piazza Carella - Chiesa Madre

 

 

      

Da sinistra: Piazza Soprana - Interno della Chiesa dei Frati Cappuccini (*)

 

 

(*) PRIMA CHE SPIRI IL MAGGIO NOSTR'ALMA TUA SARA'

Questa preziosa foto, proveniente dall'Archivio fotografico della famiglia Giunta, ritrae uno storico evento che nel 1954 coinvolse tutta la comunità di Leonforte, ossia l'arrivo in elicottero del simulacro della Madonna di Fatima nella Chiesa dei Cappuccini. La foto ci mostra anche l'architettura degli spazi interni della Chiesa precedente gli sventramenti e i rifacimenti del 1960-66. Si nota in cima alla cuspide del Tabernacolo l'antico e venerato simulacro della Madonna Assunta del XVII secolo. Si riconoscono due frati cappuccini: a sinistra P. Teodoro da Sortino e a destra P. Carlo da Leonforte

 

(Dott. Gaetano Algozino)

 

       

Da sinistra: La Scuderia (vista dall’alto) (**) - Chiesa Palatina dedicata a Sant’Antonio di Padova - Piazza Annunziata (antico matrimonio)

 

(**) Dove c'erano i cavalli arabi oggi c'è un campetto di calcetto... (Enzo Barbera)

 

 

    

Da sinistra: Veduta della Granfonte - C.so Umberto nei pressi del Palazzo Anello

 

 

     

Da sinistra: Veduta del Palazzo Branciforti dalla “Cuticchiata”  (Foto archivio Buscemi - 1950) - A sinistra: Monastero di Santa Caterina, in Piazza Branciforti

 

 

    

Da sinistra: La  S. S. 121 all’altezza del viale dei Cipressi  - Venditore di verdura

 

 

   

Costruttori  e venditori leonfortesi di brocche (*)

 

(*) A FERA DI SANT'ANTUNINU. Leonforte 1949 - Il venditore di bummuli e quartare (Foto: Francesco Buscemi)

 

 

 

        

Da sinistra: Chiesa di Santa Croce (2 foto) - Scalinata Chianu Quadararu (La scalinata di Sant'Antonio)

 

 

 

     

Da sinistra: La Granfonte - Gruppo canterino leonfortese (Sotto l’egida dell’Opera Nazionale Dopolavoro venne costituito il GRUPPO CANTERINO LEONFORTESE formato da ragazze di buona famiglia, per la maggior parte studentesse, che con le loro canzoni allietavano gli avvenimenti più importanti del fascismo.  (Giovanna Maria)

 

 

 

       

Da sinistra: Un contadino al rientro dalla campagna (nei pressi di Piazza Tribuno)  - Un contadino (Granfonte)

 

 

   

Da sinistra: Veduta del Monte Altesina - Ruderi della fabbrica di calce e gesso in C.da Sant’Elena

 

 

        

Da sinistra: Lavandaie alla Favara - Detto religioso leonfortese

 

 

   

Da sinistra: Vecchia Chiesa del Santissimo Salvatore - Manifestazione in Piazza Regina Margherita

 

 

 

         

Da sinistra: Veduta sulla Valle di Tavi dalla Chiesa di  di Padova - La Granfonte

 

 

 

 

Da sinistra: Pionieri del calcio leonfortese, durante un’incontro - Stadio Comunale “Nino Carosia”

 

 

 

 

      

Piazza Chianu da scola - La Corriera nei pressi della Villa Bonsignore

 

 

 

          

               

Da sinistra: La corriera Nicosia - Leonforte (Viale dei Cipressi) - Balzo sottostante alla Chiesa di Santo Stefano (*)

 

(*) Tra Santo Stefano e Cuticchiata. Moderno e funzionale "balcone" di cemento realizzato dal Consorzio di Leonforte negli anni '60)

 

 

 

       

 

Da sinistra: C.so Umberto all’altezza del Circolo di Cultura -  Via Sparterra

 

 

 

      

Da sinistra: Inizio della Cuticchiata - Pescheria Comunale

 

 

   

Da sinistra: Via Garibaldi ex Strada Grande - La zona storica e la fontana della Granfonte

 

 

 

             

Da sinistra: Piazza Branciforti - Chiesa dei Frati Cappuccini

 

 

 

      

Da sinistra: C.so Umberto (cartolina di inizio secolo) - Il C.so Umberto in una cartolina degli anni ’60

 

 

 

   

Da sinistra: Fontana del Piano della Scuola - Il viale dei pini

 

 

 

    

Da sinistra: Villa Bonsignore - Scuola Elementare “Nunzio Vaccalluzzo”

 

 

   

Da sinistra: C.so Umberto all’altezza della Scuola Elementare - Viale dei cipressi

 

 

       

Da sinistra: Il Municipio di Leonforte in una cartolina degli anni ’30 - C.so Umberto, parte alta

 

 

  

Da sinistra: Scalinata Cappuccini e/o “dei trentatre gradini” - Piazza “Do Chianu a scola”

 

 

  

Da sinistra: Piazza Caddivarizza e/o Piazza del Popolo - Villa  Bonsignore

 

 

  

Da sinistra: La Granfonte - Il Corso Umberto I visto dalla Piazza Regina Margherita (**)

 

(**) Leonforte anni '20, notate i lampioni a petrolio...l'elettricità arrivò nel 1928 (Enzo Barbera)

 

 

 

Da sinistra: C.so Umberto I nei pressi della Farmacia Giunta - Matricola studentesca in Piazza Margherita

 

 

  

Da sinistra: Piazza Margherita - Gara ciclistica organizzata dalla A.S. Tavaca

 

 

  

Da sinistra: Villa Bonsignore, residenza estiva dei Li Destri - Campo Sportivo “Nino Carosia”, senza recinzione

 

 

        

Da sinistra: C.so Umberto all’altezza dell’edificio famiglia Mustica - Manifestazione di protesta di braccianti per la Diga Bozzetta (*)

 

(*) L'occupazione delle terre incolte. Manifestazione dei braccianti agricoli alla Granfonte- Ott. 1950 - Foto Archivio Saro Bonamico - Fonte: ENZO BARBERA)

 

 

  

Da sinistra: Manifestazione lungo il C.so Umberto - Antico casello ferroviario, ingresso nord di Leonforte

 

 

     

Da sinistra: La Scuderia - Processione religiosa nei pressi di Piazza Cappuccini

 

 

       

Da sinistra: Ex Stadio Comunale Nino Carosia (In primo piano l’obbrobrioso muro che venne innalzato nel 1970) - Antica cabina elettrica

 

 

       

 

 

 

 

 

 

 

  

Da sinistra: Piazza San Francesco di Paola - La Granfonte (animali si rinfrescano)

 

 

  

Da sinistra: Panorama della zona storica di Leonforte - La Granfonte (animali si rinfrescano)

 

 

 

       

Da sinistra: Manifestazione in Piazza regina Margherita - Facciata della Cattedrale

 

 

 

 

Da sinistra: Palazzo U Conti - Porta Garibaldi (1624) (fu attraversata da Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi)

 

 

  

Da sinistra: Strada di Bonifica Leonforte/Altesina - C.so Umberto all’altezza di Piazza Branciforti

 

 

 

            

Da sinistra: Il Municipio - La Croce di Piazza Cappuccini

 

 

 

Da sinistra: Veduta del Palazzo Branciforti - Piazza Carella e Piazza IV Novembre

 

 

  

Da sinistra: Festa all’interno della sezione comunale del M.S.I. Dn - Anziani che si riposano in piazza IV Novembre

 

 

     

Da sinistra: Mulino - Pastificio (fabbrica di alcool e di cremor di tartaro) - Confezioni di ceste e cassette azienda Barone G. Longo Carella C.da Pirato

 

 

   

Da sinistra: Il trenino Leonforte - Assoro - Piazza Branciforti (già Piazza Soprana *)

 

(*) Detta in paese la “Piazza Soprana”, questo ampio spazio urbano è chiuso tra il Palazzo, la Scuderia ed altri edifici nobiliari, rappresentando per Leonforte il luogo emblematico del potere: per i Branciforti prima e per i Li Destri poi. L’altro appellativo, ovvero la “Caddivarizza”, era dovuta al traffico intenso di cavalieri e carrozze. Per la sua realizzazione furono addirittura chiamate – sotto la direzione del capomastro Vincenzo Gianguzzo – maestranze romane e palermitane, esperte nella realizzazione di questa tipologia di spazio urbano nel Seicento del trionfante barocco. E’ rettangolare e scenografica, grazie ai prospetti del palazzo e della Scuderia.

 

Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

  

Da sinistra: Piazza Regina Margherita - Corso Umberto nei pressi di Piazza Regina Margherita

 

 

     

Da sinistra: C.so Umberto all’altezza del Circolo di Cultura - Bambini che giocano nei pressi della fontana della Granfonte

 

 

  

Da sinistra: Piazza IV Novembre e Palazzo Carella - Viale dei Cipressi

 

 

    

Da sinistra: Macelleria Debole (a Putia) - La Rocca di Demetra - Ruderi della fontana della Favarotta

 

 

  

Da sin.: Chiesa della “Crucidda” (Antica  "Crucidda" nel suggestivo “Vallone di Taju” (argilla) Foto Archivio F. Buscemi (1952) - Palazzo del Conte Bonsignore

 

 

   

Ingresso sud di Leonforte… La Granfonte… (Il nostro simbolo) - Villa Bonsignore

 

 

  

Da sinistra: Curva “Do Monacu” - Antica Sartoria Rubino

 

 

     

Da sinistra: Ingresso retro Granfonte - Stemma del Comune di Leonforte

 

 

  

Da sinistra: Venditori leonfortesi di brocche - “Fina A Lupa” con suo marito Tanu

 

 

 

    

Da sinistra: Corso Umberto I (Foto Fam. Stanzù) - La Granfonte

 

 

 

     

Da sinistra: L’ex Carcere di Leonforte, situato in Via Cremona, quartiere San Rocco - L’ex Cine Teatro Roma

 

 

    

Da sinistra: Zona “I quattro pini” - Cantastorie in Piazza Regina Margherita

 

 

      

Da sinistra: Palazzo Gussio di Via Portella - Vasca dell’acqua

 

 

  

Da sinistra: Veduta dall’alto del villaggio “Unrra Casas” - Via Paluzzo (*)

 

 

(*) SCORCI E VICOLI DI UNA LEONFORTE SCOMPARSA La Via Paluzzo come si presentava fino alla fine degli anni '80; le caratteristiche "cuticchie" sono state rimpiazzate da lastre di pietra lavica e mattonelle di catrame... (Dott. Gaetano Algozino)

 

 

  

Da sinistra: Ex sede del Liceo Classico (*) - L’autoemoteca in Piazza IV Novembre

 

(*) Vera fucina di intelligenze

 

 

 

Festa di San Francesco

 

 

Giochi che si svolgevano durante la Festa di San Francesco in Piazza Verga: La corsa con i sacchi - ‘A ‘Ntinna

 

 

     

Da sinistra: La corsa con i sacchi - ‘A ‘Ntinna

 

 

 

    

                           La rottura delle pignatte  

 

 

 

 

      

Da sinistra: Salita di Santa Croce - La Madonnina del Cernigliere

 

 

        

Da sinistra: “Stazzuni”  (Fornace per argilla) - A Tagghiata

 

 

   

Da sinistra: Ruderi della Miniera di zolfo di Faccialavata - Antica fontana leonfortese

 

 

 

Da sinistra: Ex Chiesetta della Catena - Ex Frati Cappuccini di Leonforte

 

 

      

Da sinistra: Peppe L’Uorbu (Giuseppe Travaglio) - La Filanda (la fabbrica di tessuti sorse nel 1840 e diede lavoro a 110 leonfortesi)

 

 

  

Da sinistra: Un’antica fontanella, oggi non più esistente - Ingresso Villa Comunale

 

 

    

 

Da sinistra: Ex sede del Consorzio Agrario - Magazzino di stoccaggio e di raffinazione dello zolfo di C.da Faccialavata  

         

                                                                                                                                                                                                                                       

  

Da sinistra: Inaugurazione Acquedotto Civico di Leonforte, anno 1926 (*) - Antico forno in via Torretta

 

(*) Quando l’acqua a Leonforte arrivò in casa dal rubinetto

 

 

  

Da sinistra: Ex Casa Cantoniera di fronte la Chiesa della Catena - I Pipituna

 

 

  

Da sinistra: Via Torretta con le sette palazzine bianche dell’Escal, le casette degli alluvionati - Masso staccatosi da Monte Cernigliere

 

 

  

Da sinistra: Palazzo del Conte -  Ex Salone Gaetano detto Tano Risicato

 

 

  

Da sinistra: Piazza Carella - Un contadino leonfortese che si ristora alla Granfonte (Foto Melino Risicato)

 

 

            

Da sinistra: Asino che si disseta alla Granfonte - Antico edificio tra Via Dalmazia e Via Li Destri (Foto Geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

 

Da sinistra: Edificio in costruzione (Fam. Geom. Giacinto Di Fazio) tra Via Dalmazia e Via Li Destri - Antico edificio leonfortese (Foto Geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

  

Da sinistra: Manifestazione in Piazza Regina Margherita - Antica Miniera di zolfo di “Faccialavata”

 

 

   

Da sinistra: Un contadino che si riposa alla Granfonte - Donne con “quartara” nel quartiere Granfonte  (Foto Archivio Buscemi - 1951)

 

 

     

Da sinistra: Chiesa di Santa Croce - Antica galleria ferroviari di C.da Cernigliere

 

 

      

Da sinistra: Mercato del Martedì (Piazza Branciforti) - P.zza Margherita illuminata per la feste del 15 agosto Austu e riustu, capu di mmiernu

 

 

    

Da sinistra: L’autoemoteca in Piazza Margherita - Periferia di San Rocco

 

 

     

Da sinistra: Veduta nella zona storica da un arco - Chierichetti leonfortesi (Corso Umberto)

 

 

                 

Da sinistra: Pilieri di “Finaità” Colonna posta a segnare il confine del territorio di Leonforte (*) - Leonforte anni ’60: sciopero proletario 

 

 

(*) LA COLONNA DI SANT'ELENA (Foto Musumeci, anni '30)

<<Nel pianoro sovrastante la contrada Sant'Elena (Santa Lena) si ergeva una solida colonna (visibile nella fotografia scattata negli anni '30), poggiante su di un alto piedistallo quadrangolare alta circa 6 o 7 metri e culminante con un capitello di vago e incerto stile dorico, come è possibile dedurre dalla proporzione con la figura femminile poggiata alla base. La tradizione popolare la chiamava "colonna di Sant'Elena", dedicata alla Santa omonima, madre dell'imperatore Costantino vissuta a lungo e morta a Costantinopoli. Approssimandosi l'avanzata delle truppe anglo-americane, nel mese di luglio 1943, la colonna di S. Elena venne deliberatamente abbattuta da un presidio di soldati tedeschi che sorvegliavano la sottostante SS 121. Con i rocchi della colonna abbattuta collocati in semicerchio venne formata una trincea al cui interno trovò posto un nido di mitragliatrici per il controllo della sottostante strada statale. Così la vecchia ma solida colonna che aveva resistito per tanti anni agli insulti della natura, smottamenti, movimenti tellurici ecc., cadeva miseramente per mano dell'uomo e non venne più ricostruita. I rocchi cilindrici rotolarono giù per il pendio e sembra che vennero utilizzati come pietre da costruzione per i muretti a secco della stessa contrada>> (P. MUSUMECI, Vecchie immagini di Leonforte, Edizioni NovaGraf, Assoro 2003, pp. 74-75)

Il pomeriggio del 22 luglio 1943 i soldati tedeschi ripiegarono in direzione di Nissoria, ma prima a Sant'Elena distrussero la colonna che segnava i confini tra i territori di Leonforte, Nissoria e Assoro e diedero fuoco a quel che restava ( in precedenza era stato abbandonato dal responsabile sergente dell’esercito italiano Giuseppe Marotta di Calascibetta) di un deposito di fusti di benzina sito in contrada Pirito, lasciando alle loro spalle uno spettacolo apocalittico di fiamme e di fumo. l pomeriggio del 22 luglio 1943 i soldati tedeschi ripiegarono in direzione di Nissoria, ma prima a Sant'Elena distrussero la colonna che segnava i confini tra i territori di Leonforte, Nissoria e Assoro e diedero fuoco a quel che restava ( in precedenza era stato abbandonato dal responsabile sergente dell’esercito italiano Giuseppe Marotta di Calascibetta) di un deposito di fusti di benzina sito in contrada Pirito, lasciando alle loro spalle uno spettacolo apocalittico di fiamme e di fumo. 

 

(Giovanna Maria)

 

 

  

Da sinistra: oggi, via Mazza (Foto geom. Giacinto Di Fazio) - Leonforte anni ’60: sciopero proletario - L’antico Viale dei pini

 

 

  

Da sinistra: Monte Cernigliere, dove doveva sorgere il Parco urbano - Leonfortese alla Granfonte mentre beve dalla brocca

 

 

      

Da sinistra: Interno Villa Bonsignore - Ragazze leonfortesi che si dissetano alla Granfonte

 

 

  

Da sinistra: Ex Pretura e Ufficio del Giudice di Pace, oggi sede della Biblioteca Comunale - Antica masseria sulle pendici del Monte Altesina

 

 

  

Da sinistra: Piazza Sottana - Fabbrica di sapone (Zona San Rocco)

 

 

  

Da sinistra: Sott’Arco zona Portella - Fabbrica di manufatti in C.da Fiumaredda

 

 

  

Da sinistra: Ponte sul fiume Crisa in C.da Noce - Rullo compressore in C.da Catena davanti l’ex Casello dell’Anas

 

 

   

Da sinistra: Postale alla Stazione di Pirato - Ruderi della tintoria a fianco della Granfonte

 

 

  

Da sinistra: Centrale di sollevamento dell’acqua - Ruderi “La Filanda”

 

 

  

Da sinistra: Fabbrica di mattoni in cemento del sig. Serafino Leonforte (2 foto)

 

 

 

Da sinistra: La Filanda - Campagna elettorale in Piazza Margherita anni ’60 Elezioni amministrative del 6 -7 Novembre 1960 (*)

 

 

(*) (Piazza Margherita invasa da striscioni di propaganda elettorale - Archivio fotografico Dr. Francesco Buscemi Fonte: Enzo Barbera)

 

 

  

Da sinistra: La nuova Caserma dei Carabinieri (Piazza Stazione) - Piazza Annunziata, scenario Festa dell’Annunziata - L’edicola di San Francesco in  C.da Rassuada

 

 

   

Da sinistra: Convegno culturale “Festa dell’Unità” - Plesso scolastico Branciforti

 

 

  

Da sinistra: Liceo Classico (*) Pedagogico “N. Vaccalluzzo” - Scuola Media Statale “Dante Alighieri”

 

(*) Ex giardino dei Mughetti

 

 

 

      

Da sinistra: Inizio processione di San Francesco d’Assisi - Liceo Scientifico “E. Medi” - Da sinistra: Palazzo Gussio e Via Portella

 

   

Da sinistra: Antonello Venditti in concerto a Leonforte “Festa dell’Unità” (Pizza Stazione) - Manifestazione in Piazza Regina Margherita - Interno Chiesa Cappuccini

 

 

  

Da sinistra: Sciopero allevatori leonfortesi lungo il C.so Umberto - Comizio in Piazza Regina Margherita  

 

 

  

Da sinistra: Bar Garden (Corso Umberto I, zona Circolo Operai) - Manifestazione lungo il C.so Umberto I

 

        

    

Da sinistra: Passeggio lungo il C.so Umberto I (Zona Municipio) - La Granfonte (contadino che si riposa)

 

 

  

Da sinistra: Piazza Carella e antico rifornimento (Fam. Maria) - Case bianche (sette) di Zona Torretta costruite dell’Escal, le casette degli alluvionati

 

 

 

Da sinistra: Panorama di Leonforte “Curva do monaco” (*) - “Il pane di casa” fatto da donne leonfortesi (Chiesa Annunziata)

 

(*) GITA TURISTICA A LEONFORTE - Vista panoramica del paese dalla curva del "Monaco" (Foto Ediz. V. Santoro, 1969) 

 

 

  

 

Da sinistra: Palazzo Branciforti - Venditore ambulante di frutta e verdura con il Mulo, nei pressi inizio salita Santa Croce

 

 

 

Da sinistra: Gara ciclistica (Partenza da Piazza Regina Margherita) - La Granfonte

 

 

   

Da sinistra: Gara ciclistica nei pressi di Piazza Regina Margherita e lungo il C.so Umberto

 

 

   

Da sinistra: Antico viale dei pini - Antica fabbrica di mattoni

 

 

  

Da sinistra: Antico forno leonfortese - Antica cartolina (Piazza Regina Margherita)

 

 

      

Da sinistra: Chiesa dell’Annunziata durante la ristrutturazione - Ragazzi che si dissetano alla Granfonte - Un venditore ambulante con il Mulo

 

 

 

Da sinistra: Solenne funerale dell’aviatore - Arcane, remote e selvagge vallate (*)

 

(*) La gola di Valle dei ladroni a Samperi “Leonforte DA Amare”  - Dott. Gaetano Algozino

 

 

   

Da sinistra: C.so Umberto nei pressi della scuola Elementare Nunzio Vaccalluzzo - Veduta di Leonforte attraverso un’antica cartolina

 

 

   

Da sinistra: Via Portella - Antica casa leonfortese - C.so Umberto nei pressi del Circolo di Compagnia

 

 

  

Da sinistra: Veduta di Leonforte dall’alto - Mike Bongiorno a Leonforte (Stadio Comunale Nino Carosia)

 

 

   

Da sinistra: Scinnuta della Cuticchiata nei pressi della Chiesa della Parrocchia - Angolo Via Dalmazia con Via Li Destri (foto Geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

  

Da sinistra: Monumento dei caduti in Piazza IV Novembre - Veduta da Monte Cernigliere

 

 

    

Da sinistra: Il barbiere Santo Anito (Zona Santa Croce) - Un’antica fontanella, oggi muta, sotto la scaletta che porta alla Chiesa nuova del SS. Salvatore

 

 

   

Da sinistra: Gara podistica in Via Campo Sportivo - Festa da ballo nella Piazza antistante la Chiesa della Matrice

 

 

    

Momenti di vita leonfortese… (Pagina Facebook “Leonforte DA Amare” - Dott. Gaetano Algozino)

 

 

  

Manifestazioni lungo il C.so Umberto I

 

 

  

Da sinistra: Riunione religiosa - I primi vigili urbani leonfortesi (si riconoscono: Salvatore Di Dio e Vincenzo Agesilao)

 

 

   

Da sinistra: Il postale, mentre sosta alla stazione di Pirato - Leonforte - “I pipituna”, si intravede la Fiat 600 del Geom. Nicola detto Nicolino Vitale

 

 

 

     

Da sinistra: “A Tagghiata” nei pressi del Cernigliere - Fiera di  nei pressi di Piazza Branciforti

 

 

  

Da sinistra: Antichissima foto Stadio Comunale Nino Carosia - La Granfonte

 

 

Chiesa di Santa Croce

 

 

  

Da sinistra: Strada agricola Granfonte-Pirato - Via Garibaldi

 

 

 

La Granfonte

 

 

    

Da sinistra: Stadio Nino Carosia (squadra di calcio leonfortese studentesca) - Panorama sud di Leonforte

 

 

             

Da sinistra: Melo Pontorno (Stadio Comunale Nino Carosia) - Inaugurazione Monumento ai Caduti Piazza IV Novembre (Libro Enzo Barbera)

 

 

 

 

ALCUNE DELLE FOTO PIU ANTICHE DI LEONFORTE

 

 

(Foto: Francesco detto Ciccio Buscemi - Gaetano detto Melino Risicato)

 

 

 

  

Da sinistra: L’interno della Chiesa dei Frati Cappuccini, quando c’erano ancora gli altari laterali - “‘A ramaaliva”, la Domenica delle Palme (**)

 

(**) ‘U SIGNIRUZZU DA' RAMALIVA - Domenica delle Palme, Leonforte 1950  Foto Archivio Dr. Francesco Buscemi

 

 

    

Da sinistra: Festa di , l’uscita del Santo dalla Chiesa  - Miniera di zolfo di Faccialavata

 

 

  

Da sinistra: Corteo nuziale in Piazza Regina Margherita - Il banditore Peppe L’Uorbu (Giuseppe Travaglio)

 

 

  

Da sinistra: Piazza e Palazzo Carella - Zona sud di Leonforte

 

 

   

Da sinistra: Stadio Nino Carosia - Caratteristica via che dal Palazzo Branciforti conduce alla Granfonte

 

 

  

Da sinistra: L’Aia con il grano già “spulato” e raccolto, sullo sfondo ‘u pagghiaru - Chiesa della Matrice

 

 

        

Da sinistra: Donne leonfortesi che lavano i propri indumenti alla Favara - Palazzo Branciforti

 

    

Da sinistra: Vecchie cartoline (Panorama sud di Leonforte) 

 

 

     

Manifestazione lungo il C.so Umberto I - Processione religiosa lungo il C.so Umberto I

 

 

  

Da sinistra: Zona sud di Leonforte (Granfonte) - Zona sud di Leonforte (Crucidda)

 

 

    

Da sinistra: Palazzo Branciforti (Zona Granfonte) - Piazza Regina Margherita (Manifestazione di protesta)

 

 

   

Da sinistra: Piazza Regina Margherita - Via Garibaldi

 

 

   

Porta Garibaldi (Zona sud di Leonforte/Granfonte)

 

 

  

 

 

   

 

 

        

Momenti di vita leonfortese…

 

 

   

Scalinata Musumeci/San Giuseppe

 

 

      

Da sinistra: Peppe L’Uorbu (Giuseppe Travaglio) (*) - Contadini leonfortesi

 

 

(*) Al secolo Giuseppe Travaglio, non vide mai la luce. Nacque cieco da padre cieco e mise al mondo un figlio cieco. Fece per tutta la vita il banditore (vanniatura) e - come ci fa sapere Salvatore BENINTENDE - con il grosso tamburo del municipio percorreva il Corso Umberto, si fermava nei crocevia e, dopo una tambureggiata diretta ad attirare l'attenzione dei cittadini, iniziava con "ad ordini di lu Cuvernu" o "ad ordini di lu municipiu", terminando - dopo il comunicato - con la solita formula di diffida per gli inadempienti "...paati la murta e carzarati iti". Erano i tempi della prima guerra, quando ancora rari erano i megafoni e non c'erano gli altoparlanti. Pippinu l'uorbu faceva conoscere anche il prezzo del pesce in vendita alla pescheria comunale: "iti a la piscaria ca lu pisci scalà". Lo ricordo vagare, ormai vecchio, per le strade del paese, il volto proteso verso l'alto, le orbite spalancate come in uno sforzo impossibile di vedere. Raccoglieva le elemosine in una cassettina appesa al collo e sulla quale erano incollate immaginette delle Anime del Purgatorio. Scuoteva una campanella e invocava "...'ppi l'armi di lu Priatoriu divotu". La sua voce era sonnolenta, la sua bocca una secca fessura consumata dal tempo, e le parole uscivano sibilanti tra le gengive sdentate in un borbottio strascicato e quasi incomprensibile. Eppure per noi ragazzi era una figura affascinante, misteriosa; ci chiedevamo smarriti se ci vedesse e, ogni tanto, qualcuno più coraggioso gli si accostava tirandogli la giacca sgualcita. Allora roteava il suo bastone e gridava: "figghi di buttana!": Quel povero cieco era diventato per noi una presenza quotidiana, come una certezza della nostra esistenza che si concretizzava nel gesto pacato di introdurre una moneta nella sua cassettina di legno. Dopo tanti anni ci chiediamo quale era il suo vero mondo, la sua storia interiore, la sua vita di barbone; come erano le sue ore spese a procurarsi un pezzo di pane, le ore "oscure" del giorno. Suo figlio, pure cieco, conseguì una laurea, credo in Filosofia. Si chiamava Nino, era mite e dolce, garbato. Forse lui riuscì a scoprire qualche verità di vita, forse riuscì a "vedere" attraverso i rapporti con la gente l'essenza della vita stessa. Suo padre, Pippinu l'uorbu, non vide mai la luce.

 

(Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb)

 

 

    

Da sinistra: Casa che si affaccia in Piazza IV Novembre, traversa via Letizia (ex casa Di Dio Salvatore) - Casa in costruzione anni ’60 (*)

 

(*) Casa Fam. Geom. Giacinto Di Fazio, angolo via Dalmazia/via Li  Destri (Foto Giacinto Di Fazio)

 

 

   

Da sinistra: Scuola Elementare N. Vaccalluzzo - Il Cernigliere (le rocciose pareti)

 

 

 

 

 

CHE MERAVIGLIA… “UN PAESE PRESEPE”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LEONFORTE ANNI ‘70

 

 

(Foto Geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

  

Oggi via Galileo Galilei, angolo Via Li Destri-Dalmazia (Foto Giacinto Di Fazio)

 

 

   

Da sinistra: Via Galileo Galilei, (angolo Via Li Destri) - Zona Cernigliere (zona Magazzino Edile La Delfa) - (Foto Geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

 

    

Da sinistra: Via Li Destri - Ingresso nord di Leonforte (Piazzale Scordo) - (Foto Geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

 

 

Ingresso nord di Leonforte (Piazza Emanuela Loi - Piazzale Scordo) - (Foto Geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

  

 

Cara Emanuela, in un paese che non hai mai visto e che non avresti mai pensato di vedere nella tua breve esistenza, ai piedi di un maestoso albero solitario, c'è una lapide che ricorda il tuo sacrificio. Oggi, nell'anniversario della tua morte in via D'Amelio, qualcuno ha posto un mazzo di fiori. Una lapide per una ragazza che è stata fatta saltare in aria a 25 anni, insieme ai suoi colleghi e a Paolo Borsellino.  Cara Emanuela, in questa disgraziata terra di Sicilia non riusciamo a trarre gli insegnamenti nemmeno dal tuo e dal vostro sacrificio. Tu sei morta invano, cara Emanuela, se è vero che la Sicilia è ancora terra amara, aspra, nemica. Irredimibile.

 

(Turi Algozino)

 

 

 

Ingresso nord di Leonforte (Piazza Emanuela Loi - Piazzale Scordo) - (Foto Geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

 

 

Zona storica Granfonte - (Foto Geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

 

IL CIMITERO DI LEONFORTE

 

Tracce di un aristocratico cimitero monumentale di paese  (cit. Dott. Gaetano Algozino)

 

ALL'OMBRA DEI CIPRESSI E DENTRO L'URNE

Alcune note storiche sul Cimitero di Leonforte

Ricorrendo l'annuale Commemorazione dei defunti, anche a Leonforte molti fedeli, laici e persone di ogni estrazione sociale compiono il semplice e devoto gesto di recarsi al Cimitero-Camposanto per rafforzare i legami ancestrali con i propri parenti, amici e conoscenti trapassati all'altra vita. Pensiamo di fare cosa gradita trascrivendo le brevi note storiche del Mazzola sul Cimitero, con l'augurio che si possa al più presto trarre dall'oblio e dal degrado il patrimonio artistico-funerario-simbolico delle tombe, delle cappelle e dei monumenti che adornano i viali del Camposanto. <<Prima che il nostro camposanto fosse costruito, vi era la cattiva usanza di seppellire i cadaveri nelle chiese. Anche mancava un carro funebre per il trasporto di essi, e quindi venivano trasportati a spalla fino al luogo designato. Nel 1845 si era progettato di costruire un camposanto in Leonforte; e dagli amministratori comunali di quel tempo, fu proposto un luogo che soddisfaceva a tutte le prescrizioni di legge. Esso era situato in un punto elevato e poco distante dal paese, in contrada Cernigliere, precisamente in quel locale dove trovasi l'attuale cimitero. Si costruirono solamente le mura di cinta e poi si fece sosta. I proprietari intanto del terreno espropriato fecero diverse istanze al comune per essere pagati, e non riuscendovi si miseri nuovamente in possesso della terra; nè il Comune pensò più alla costruzione e al compimento del progettato cimitero. Sotto l'amministrazione del sindaco cav. Michele Capra, la questione del cimitero fu nuovamente ripresa, e si stabilì di farlo sorgere in quel locale da tempo progettato. Approvate le proposte dalle Autorità, si fece fare il piano d'arte dall'architetto sig. Ferdinando Capra; ed il preventivo ammontò a L. 20,230. In seguito, tale progetto venne modificato dall'ingegnere Signor Luciano Nicolosi da Catania, il quale preventivò altre L. 10,000 per le modifiche. S'incominciarono subito i lavori, e nel 1885 furono terminati. Il Cimitero è davvero adatto ed artistico, non essendo inferiore a molti altri dei Comuni circonvicini>> (G. MAZZOLA, Notizie storiche sulla vetusta Tavaca e sulla moderna Leonforte, Tipografia editrice del lavoro, Nicosia 1924, pp. 117-118

 

 

   

 

 

      

Foto Sonetto: Dal volume "Alquanti sonetti del Sac. Pietro Cremona da Leonforte" - Leonforte 1886
(Ex libris Biblioteca Cappuccini Leonforte)

 

In basso alcune elegante tombe dell’antichità leonfortese e la Chiesa del Cimitero

 
 
ALL'OMBRA DEI CIPRESSI E DENTRO L'URNE

 

 

 

    

 

  

 

 

 

 

Leonforte… (‘U Tornachiazza… La Granfonte…)

 

Foto in basso: Archivio Stefani (Milano)

 

 

 

    

 

 

 

 

Una delle prime Settimana Sante a Leonforte

 

‘U ‘NCUONTRU: Immagini di una Pasqua popolare

 

 
(Foto Archivio Francesco detto Ciccio BUSCEMI “Storico” - anni '50)

 

 

 

         
 
 
 
 
 

 

 
       
 
 
    

 

 

 
 
 
 
      

 

 

 
        
 

 

 

 

PIAZZA DEL MERCATO  

 

Piazza Regina Margherita - ‘U Tornachiazza

 

 

‘U Tornakjazza, già Piazza del Mercato, è stata per secoli il centro commerciale di Leonforte. Vi avevano luogo gli empori, le botteghe, ogni genere di compravendita e contrattazione dei prodotti che gli operosi cittadini leonfortesi del tempo riuscivano a commerciare. Da ogni luogo venivano le genti per acquistare i manufatti che i nostri valenti artigiani, con maestria, sapevano realizzare.

 

(Fonte Pagina Facebook “ Circolo di Compagnia Leonforte”)   

 

 

 

(Foto Guagliardo Giuseppe - Fotoreporter) 

 

 

 

ROTONDITÀ PERFETTA DI UNA PIAZZA

 


Questo screenshot estratto da un video di matrimonio (realizzato da Giuseppe Guagliardo) ci offre in tutta la sua magnificenza una veduta comprensiva della Piazza Margherita, un tempo Piazza del Mercato, una sorta di "Quattro canti" palermitani in miniatura. Sebbene l'incuria e il degrado ne abbiano alterato profondamente l'originario disegno architettonico, la sua perfetta rotondità parla ancora di un cuore antico fatto di proporzioni, rigide simmetrie e spazi vitali...
>>.  (Dott. Gaetano Algozino da Leonforte DA Amare - pag. Fb)

 

 

 

 

 

Piazza Regina Margherita - ‘U Tornachiazza

 

 

Voluta dal primo principe per avere sempre vivo il ricordo dei Quattro Canti palermitani che egli stesso aveva inaugurato nel 1625, allorché era pretore della città, costituiva la piazza del mercato poiché in essa si affacciavano ben 16 botteghe, quattro per lato. Nel 1741 Ercole Branciforti, 4° principe di Leonforte; commissiona allo scultore palermitano F. La Marca l’abbellimento della Piazza Rotonda, così veniva chiamata, secondo il disegno redatto da M. Blasco, noto ingegnere militare. Ogni quarto di cerchio prevedeva la presenza di una fontana, di balconi e di uno scudo blasonato dei Branciforti. Al centro della piazza vi era, fino all’Ottocento, una fontana.

Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

    

 

Piazza Regina Margherita - ‘U Tornachiazza

 

 

Verso la metà del secolo XVII, il Principe e figlio Giuseppe maximi muratores rinascimentali, tracciarono sul percorso della via una piazza di  forma circolare, destinata a costruire il polo commerciale del nuovo centro. Le dimensioni, le caratteristiche e la posizione risposero ad una precisa ratio Matematica che soddisfaceva una esigenza del fondatore maturata in una Sicilia aperta, sin dai primi decenni del ‘500, alle sollecitazioni culturali del Rinascimento. Sedici botteghe dalle linee funzionali fecero ala al rotondo della piazza sino a quando, nel 1741, Ercole Branciforti IV Principe di Leonforte, volle ristrutturare le costruzioni, disponendo una serie di abitazioni sui magazzini con motivi architettonici che davano a tutto il complesso armonia e monumentalità. Una fontana disposta al centro dello spiazzo (oggi non più esistente), come un elemento di servizio per la comunità e per gli operatori commerciali, venne strutturata in maniera da impreziosire la scenografia del luogo.

 

 

   

 

IPOTESI RICOSTRUTTIVA DEI PROSPETTI ARCHITETTONICI DI PIAZZA MARGHERITA (già Piazza del Mercato)

 

Dal prezioso e ricchissimo Archivio documentale Campagna-Pontorno, messoci gentilmente a disposizione da Alessandro CASTRO, estraiamo questo singolare disegno di Francesco Campagna ritraente un'ipotesi ricostruttiva dei prospetti architettonici di Piazza del Mercato (secc. XVII-XVIII). In calce al disegno (1971) si legge la seguente nota (scritta dallo stesso Campagna): <<Uno dei quattro prospetti architettonici che, ai primi del XVIII secolo, delimitavano l'ovale della Piazza del Mercato (oggi Piazza Regina Margherita), di Leonforte. Di tali prospetti rimane oggi solo l'impianto generale, parte delle balconate di coronamento ed una sola "pigna" decorativa nel quadrante, meglio conservato, di sud-est della piazza, tagliata dal "Cassero" nel senso dell'asse minore. Alcuni ritengono che a ciascun angolo di ogni prospetto vi fossero eretti dei pilastri (M. Nicoletti) e che al centro della piazza vi fosse una fontana (A. Laneri); ma di ciò non rimane più alcuna traccia>>.

 

(Dott. Gaetano Algozino da Leonforte DA Amare - pag. Fb)

 

 

   

  

Piazza Regina Margherita (Foto Mario Calma)

 

 

 

  

Scalinata Musumeci

 

 

 

    

Piazza del mercato nel suo splendore settecentesco

 

 

 

        

Piazza del mercato nel suo splendore settecentesco

(Dott. Gaetano Algozino da Leonforte DA Amare - pag. Fb)

 

<<LEONFORTE è un luogo antico, luogo di storie e di miti, di eroi e di uomini semplici, di nobili palazzi e di umili dimore, di frutteti di pascoli e di campi. Un microcosmo dove si raggrumano, inestricabili, e spesso incomprensibili, vicende millenarie. Un acrocoro al centro del mondo dove arcaiche divinità uraniche e telluriche, rivivono nelle credenze e nei culti, dove le spighe tornano a biondeggiare ogni estate da millenni, dove frammenti di vita materiale e spirituale della Tradizione emergono improvvisi a ravvivare il tempo lungo della memoria. È Leonforte un paese dove i valori tradizionali sono ancora vivi e operanti, dove il senso della vita individuale si dilata in quella familiare, dove i rapporti interpersonali sono vincolanti, dove i santi sono vicini ai loro devoti, alle loro angosce e sofferenze>>   (Ignazio Emanuele BUTTITTA, 2007)

 

 

 

   

 

PIAZZA DEL MERCATO

 

Esempio di elemento urbanistico pianificato per una comunità che manifestava una particolare vocazione commerciale. "Disegnata" nei primi decenni del 1600 da Nicolò Placido Branciforti e dal figlio Giuseppe ha uno schema d'impianto che rende tuttora la piazza "bella e ammirabile". Le dimensioni, le caratteristiche e la posizione risposero ad una precisa "ratio mathematica" che soddisfaceva una esigenza del fondatore maturata in una Sicilia aperta, sin dai primi decenni del '500, alle sollecitazioni culturali del Rinascimento.

 

(Dott. Gaetano Algozino da Leonforte DA Amare - pag. Fb)

 

Anticamente detta “Piazza del Mercato”, perché nucleo centrale delle locali attività commerciali, fu la prima piazza ideata dal principe Nicolò Placido Branciforti; nel 1741 fu abbellita dal 4° principe, Ercole Branciforti, solamente alla fine del 1800 prese, in onore della Regina Margherita, l’odierna denominazione di “Piazza Margherita”. Originariamente la piazza era circondata da sedici botteghe uguali nelle aperture, al di sopra delle quali corrispondevano altri sedici balconi balaustrati con disegno uguale, terminando con un cornicione ed una balaustra scolpita, analoga ai balconi. Al centro una fontana (oggi inesistente) abbellita di tutto. Castrogiovanni Sandra –

 

(Tratto da Leonforte Tour, opuscolo realizzato dalla Pro Loco Leonforte e dal Comune di Leonforte)

 

 

  

Piazza del mercato nel suo splendore settecentesco

 

 

    

Piazza del mercato nel suo splendore settecentesco

 

 

     

A FESTA ‘E MENZAUSTU (di na vota…)  

 

 

 

      

Piazza del mercato nel suo splendore settecentesco

(Foto Francesco Buscemi - Enzo Barbera - Giovanna Maria)

 

 

   

Da sinistra: Piazza del mercato nel suo splendore settecentesco - Scalinata Musumeci

 

 

 

       

Piazza del mercato nel suo splendore settecentesco

 

 

  

Da sinistra: Piazza Regina Margherita ( ex Piazza del mercato ) ( metà del XVII sec. ) - ARANCE SELVATICHE IN PIAZZA MARGHERITA (*)

 

(*) L'occhio incantato di Sigismondo Novello cattura sempre particolari e dettagli dalla coloritura unica, viva, accattivante, ammaliante. (Dott. Gaetano Algozino)

 

Verso la metà del secolo diciassettesimo, il Principe e il figlio Giuseppe, tracciarono sul percorso della via una piazza destinata a costituire il polo commerciale del nuovo centro in via d'espansione. Le dimensioni, le caratteristiche e l'ubicazione risposero ad una precisa "rathiomathematica" che soddisfaceva una esigenza del fondatore maturata in una Sicilia aperta, sin dai primi decenni del '500, alle sollecitazioni culturali del rinascimento. Sedici botteghe dalle linee funzionali e schive di preziosismi architettonici fecero ala al rotondo della piazza sino a quando, nel 1741, ercole Branciforti IV, Principe di Leonforte, volle ristrutturare le costruzioni disponendo una serie di abitazioni sui magazzini con motivi architettonici che davano a tutto il complesso una armonia e una monumentalità che affascinavano i forestieri. Una fontana disposta al centro dello spiazzo, voluta dal Branciforti come un elemento di servizio per la comunità e per gli operatori commerciali, venne strutturata in maniera da impreziosire la scenografia del luogo. La Piazza, detta del mercato, mentre si affermava come centro promozionale del commercio, per l'abbondanza dei prodotti agricoli, artigianali e industriali, acquistava larga risonanza fra gli operatori di tutta l'isola. Pertanto sul posto convenivano uomini d'affari che ritornavano nei loro paesi con i muli e gli asini carichi di mercanzie. Questi commercianti finivano con il fidare tanto nella solidità economica di Leonforte da accettare come moneta circolante anche degli " assegni " in cuoio con la stampigliatura del Principe. Con il passare del tempo, pur costituendo il luogo promozionale del mercato, la piazza acquistava sempre più la tendenza a diventare il centro della vita sociale cittadina. Oggi, per i leonfortesi, la piazza Margherita non è più "La Piazza", non vi sono capannelli di persone che discutono di affari economici e di problemi agricoli e sociali, non vi sono più dispute politiche perché il modernismo degradante ne ha preso possesso grazie alle varie amministrazioni che hanno dimenticato o non hanno mai posseduto la cultura, la sensibilità e le capacità di chi ha speso la propria vita per amore della propria città!!! OGGI VI E' LA PRESENZA DI ARIA DA NOBILE DECADUTO!!!!

(Salvatore Lo Pumo)

 

 

 

VILLE E VILLINI

 

 

 

  

Da sinistra: Villino Algozino - Villa Conte Bonsignore (Retro)

 

 

 

 

Da sinistra: Villa Bonsignore (Prospetto principale) - Villa Mazza

 

 

 

   

Da sinistra: Villa Gussio - Villa Musumeci

 

 

 

I RITI DEL CIBO

 

 

Da un’idea dello scrittore leonfortese Pasqualino Pappalardo detto Lino

 

 

   

 

 

Nato a Leonforte nel 1930. Avvocato, Docente e Giudice di Pace, animatore culturale. Direttore Editoriale della rivista Tavi. Ha curato moltissime pubblicazioni per il Lions, il Folk Studio, l’Archeoclub e il Comune di Leonforte. Intensa la sua attività Giornalistica. Gli è stato assegnato il premio Speciale al Città di Leonforte per aver contribuito con la propria opera e attività allo sviluppo sociale e civile della comunità (edizione 2000).  

 

Foto: Melino Risicato - Benito Salamone -  G. Lo Gioco - Ciccio Buscemi e Pro Loco Leonforte

 

 

 

CULTURA CONTADINA

 

 

     

Da sinistra: - “I quadaruni”  - Il forno a legna - Biancheria a sciorinare

 

 

   

In alto da sinistra: Un’antica fontanella - Il ricamo

 

 

    

Foto Benito - Da Sinistra: La mietitura - L’aratura della terra per la semina

 

 

 

Foto Benito - A straula - ‘U pisari - Contadini leonfortesi impegnati nella mietitura 

 

 

      

Foto Benito - Da sinistra: Contadino leonfortese intento ad allacciarsi i scarpitti - Fiera del bestiame nelle campagne di Leonforte

 

 

Leonforte... come ricorderete, fino alla fine degli anni 70, per la festa di S. Antonio si svolgeva la fiera del bestiame in zona Torretta, fino a casa "do ciuciuo". Da bambino, accompagnando mio padre, ho avuto l'opportunità di vederla ed osservare stupefatto le colorite operazioni di compravendita (protagonisti i due attori e l'immancabile sensale), scene degne del miglior teatro dialettale di stampo martogliano... (Santo Debole)

Fino ai primi anni ’60 per  c’era anche la FIERA DEL BESTIAME che fino al 1933 si faceva nel luogo dover sorse la Scuola Elementare Vaccalluzzo, poi in zona Torretta e infine ai Quattro Pini. (Giovanna Maria)

 

 

  

 

 

 

 

LE CONFRATERNITE RELIGIOSE

 

 

Rievocare la storia delle confraternite è come immergersi in una delle pagine più vive, autentiche, genuine della vita della nostra cittadina

 

 

 

     

Antica Processione Madonna del Carmelo - Anni '50 - Foto F. D'Angelo - Ricercatore: Dott. Salvatore CIURCA - Leonforte illuminata a festa (Gli archi)

 

 

 

 

I SANTINI

 

 

   

Da sinistra: Preghiera - San Pietro - San Jacopo - Sant’Andrea

 

 

      

Da sinistra: San Giovanni Battista - Maria Maddalena - Gesù risorto - San Tommaso - Sant’Antonino

 

 

                

Da sinistra: Santa Rita da Cascia - Ecce Homo - S. Maria Maddalena - Sant’Andrea Apostolo

                   

 

       

Da sinistra: San Biagio Vescovo - Nostra Signora del Carmelo - S. Andrea Apostolo (Martire) - S. Lucia * - S. Stefano

 

 

* 'PPI SANTA LUCIA SULU “ CUCCÌA “

 

Un’antica usanza “votiva” prevede che per il giorno di Santa Lucia non si mangi né pane né pasta, ma grano bollito o “CUCCÌA “ da "cuocciu", chicco, o dal verbo "cuccìari", cioè mangiare un chicco alla volta. Tutto nasce nel 1646 mentre Siracusa era colpita da una grave carestia.  La leggenda vuole che, quando il popolo disperato si rivolse a Santa Lucia, “miracolosamente” giunse una nave carica di frumento che fu consumato subito. (Giovanna Maria)

 

 

     

Da sinistra: Maria SS. Immacolata - Salve Regina - Maria Regina degli Apostoli - Madonna del Carmelo - Maria SS. della Catena

                                                                                                                                    

 

       

San Michele Arcangelo -  - Madonna _______ (Gruppo Missionario Leonforte ) - San Francesco di Paola - Immagine della Madonna

 

 

        

Da sinistra: Padre Pio e la Madonna dell’Annunziata (Chiesa dell’Annunziata) - Santa Rita - Gesù (Chiesa di S. Antonino)

 

 

   

 

 

      

    

 

     

 

 

 

     

Da sinistra: Gesù risorto - Sant’Elena - Gesù Risorto

 

 

Da sinistra: Madonna del Carmelo - Santa Rosalia (G. Maria) - Santa Teresa D’Avila

 

 

 

        

Ecco Tua Madre…

 

 

          

 

 

 

  

 

 

 

   

Da sinistra: Madonna della Catena - San Michele Arcangelo (Foto G. Maria)

 

 

         

(Locandine di “Storia paesana” Giovanna Maria)

 

 

       

Sant’Andrea (*) - Madonna SS Immacolata - Santa Chiara (Chiesa dei Frati Cappuccini)

 

 

(*) SANT'ANDREA APOSTOLO. Auguri a chi ne porta il nome. Nella foto la bella statua di "SANTU NIRIA" di LEONFORTE fatta realizzare nel 2014 dall'Arciconfraternita del SS. Sacramento dall'artista Tonio Zaccaria di Trepuzzi (LE). Il Santo è raffigurato sulla croce a X su cui fu martirizzato che evoca, nella sua stessa forma, l’iniziale greca del nome di Cristo ... da qui la CROCE DI SANT'ANDREA delle Stazioni ferroviarie. Del vecchio Sant'Andrea, venerato anticamente a San Giuseppe, esisteva solo la testa che era stata posta su un manichino in ferro, realizzato da un volenteroso. La statua di Sant'Andrea esce solo pp'o 'NCUONTRU.

 

 

 

     

Da Sinistra: Don Bosco - Padre Pio

 

 

 

 

 

 

 

SACERDOTI LEONFORTESI

 

“SCRITO REGNI!”

 

 

PER 27 ANNI (1817 - 1844) LEONFORTE FECE PARTE DELLA DIOCESI DI PIAZZAARMERINA

 

Nicosia fu eretta a diocesi da papa Pio VII il 17 marzo 1817 con la bolla Superaddita diei

 

 

Dunque Leonforte nel 1817, dopo 207 anni di appartenenza alla Diocesi di Catania, passò con la Diocesi di Piazza Armerina e solo dal 1844 è stata assegnata alla Diocesi di Nicosia. (Giovanna Maria)

 

 

  

Da sinistra: Mons. Antonino Laneri (*) - Mons. Angelo La Porta

 

(*) Inaugurazione Sede Consortile C.so Umberto (Giovanna Maria)- (Foto Archivio Storico Consorzio di Bonifica Altesina Alto Dittaino di Leonforte)

 

 

   

Da sinistra: Arciprete Benedetto Pernicone - Padre Angelo La Porta 

 

 

                                    

 

 

Da sinistra:  Padre Angelo Lo Gioco (Cappellano Militare) - Padre Filippo Rubulotta - Padre Santo Basilotta - Padre Carmelo Giunta (Arciprete) - Padre Antonino Laneri

 

   

Da sinistra: Padre Salvatore Santangelo - Padre Antonino La Giglia Fondatore di Radio Onda Libera

 

 

      

Da sinistra: Sac. Nunzio Maita - Padre Nino Lo Grasso - Padre Angelo Signorelli - Padre Domenico Bannò

 

 

             

Da sinistra: Padre Antonino La Greca  - Padre Gaetano Garofalo - Padre Santo D’Accorso - Ritratto Sac. Antonino La Giglia - Padre Bottitta

 

 

 

 

POLITICI LEONFORTESI    

 

 

 

DEPUTATI REGIONALI - ONOREVOLI - SENATORI - DEPUTATI EUROPEI

 

 

 

 

     

Da sinistra: On. Giovanni Carosia (PCI) - On. Nicola Potenza (PCI) -  On. Nino Buttafuoco (MSI-Dn)

 

 

 

   

Da sinistra: Giorgio Almirante a Leonforte con Peppe Lombardo “Il politico più battagliero di Leonforte” - On. Sen. Francesco Tenerelli 

 

 

 

 

 

Leonforte… La Fiamma (Msi-Dn)   

    

 

 

 

      

 

Da sinistra: Articolo dedicato all’on. missino Nino Buttafuoco (“Il  Giornale di Leonforte”) - Comizio On. Nino Buttafuoco in Piazza Margherita (Foto C. Buscemi)

 

 

  

Simpatizzati dell’on. Nino Buttafuoco

 

 

 

 

 

Leonforte… La Balena Bianca (Dc)

 

 

 

  

Tre storici politici leonfortesi della Democrazia Cristiana: Rino Vasta - Pino Melfa - Angelo Arcaria (Foto geom. Giacinto Di Fazio)

 

 

 

 

 

 

 

Leonforte… Il Partito Comunista Italiano (PCI)

 

 

 

    

Da sinistra: Storica sezione del PCI (Corso Umberto, adiacente la Farmacia Fam. Giunta) - Municipio (Sala Consiliare), On. Giovanni Carosia

 

 

     

Cimelio senza data e senza firma, trovato all’interno della sezione di Leonforte del Pci * - Storico militante del Pci (Foto Ignazio Vanadia)

 

(*) Un verbale scritto a macchina da un dirigente del tempo, che allarmava i compagni in assemblea per il fatto che alcuni tesserati stessero facendo campagna elettorale al candidato Sindaco avversario,  distribuendo addirittura "ifraghissimili" (i fac-simile).  “Storia maestra di ogni tempo e madre di ogni futuro…”

(cit. Adriano Licata)

 

anu " sacchinedda di Giuseppe Sammartino (8 Luglio 2015)


Tanu "sacchinedda" (al secolo Gaetano Fiorenza), analfabeta, con i baffetti e privo del braccio sinistro per una caduta, portava in tasca il giornale dell'Unità, le cui copie puntualmente ogni mattina distribuiva tra i numerosi militanti e simpatizzanti del Partito Comunista di Leonforte da lui rimbrottati qualora non l'avessero comprato, giacché era una forma di contribuzione indiretta in favore del partito di cui ne aveva abbracciato ciecamente la fede e la militanza. Per questi ideali, tra il 1936 e il 1939, aveva partecipato come volontario alla guerra di Spagna contro i nazionalisti del generale Francisco Franco.  Il nomignolo di “sacchinedda” l’aveva ereditato dal padre così soprannominato perché portava il sacco a tracolla al modo dei pastori dove conservava il cibo e tutto quello che trovava nei campi (i racimoli, in siciliano racioppi) dopo il raccolto delle mandorle, delle olive e della mietitura del grano.  Nei giorni precedenti l'annuale festa paesana dell'Unità, era uno degli attivisti più impegnati nella raccolta del denaro necessario per i festeggiamenti, ottenuto tramite anche la vendita di biglietti da sorteggiare, che, data la sua insistenza e il piglio da caporale (rimproveri e maldicenze a chi non li avesse comprati!), riusciva a piazzare con relativa facilità anche tra gli esponenti degli altri partiti (io, da democristiano, ero uno tra quelli che dava un contributo).  Era un tuttofare per il partito comunista di Leonforte, sempre presente alle sue manifestazioni, ai tanti comizi in piazza (famosi i suoi rionali) e alle numerose assemblee.  Su di lui il maestro di sax tenore Giovanni Leonde mi ha raccontato questo significativo aneddoto: In occasione di una delle feste dell'Unità, in qualità di dirigente locale dell’Agimus e del Partito Comunista, l’aveva convinto a fare suonare la Big Band di Nuccio Intrisano (allora prima tromba al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania), un complesso jazzistico di 20 elementi, al posto del solito cantante napoletano o di un gruppo di musica leggera. Al termine della serata, poiché la vendita dei panini imbottiti era risultata scarsa per il poco pubblico intervenuto allo spettacolo, non appena l’ha rivisto, battendosi ripetutamente con la mano destra il moncherino del braccio mancante, gli ha ricordato che, per il mancato incasso, i tanti panini non venduti se li dovevano mangiare lui e il suo “raccomandatissimo” gruppo musicale.  Nativo del popoloso quartiere di Santa Croce, è morto circa vent’anni fa in una casa di via Torretta, solo e povero in canne, perché allora i comunisti con i soldi del loro partito non erano ancora abituati ad arricchirsi. Dimenticato dal suo amato Pci, della cui scomparsa si è tanto addolorato, è morto così povero che alle spese per la sua onorata sepoltura ha provveduto il sindaco missino Salvo La Porta, suo fiero ma leale avversario politico, deliberandole a carico del Comune di Leonforte.  Altri uomini, altri tempi, quelli di una volta, quando ancora si viveva di ideali!  Scritto da Giuseppe Sammartino (vedi pagina 22 dell'Antologia poetica letteraria- Tipi e racconti siciliani II volume a cura di Giuseppe La Delfa e Lina Lombardo.

 

  

Leonforte… quella che era la “ROCCAFORTE ROSSA” della Provincia di Enna

 

 

 

I SINDACI DI LEONFORTE

 

 

Leonforte in politica e stata l’Emilia Romagna siciliana. Feudo della sinistra da tempi memorabili…

 

 

 

    

 

           

 

 

    

 

 

 

 

 

       

      

Da sinistra: Certificato elettorale del 1914 (Archivio Storico Cappuccini Leonforte) - Vecchio documento comunale (“Leonforte DA Amare” - pag. Fb)  

 

 

 

         

   

Da sinistra: Sala consiliare “Placido Rizzotto” - Ex amministratori leonfortesi (anni ’90)

 

 

 

 

In basso: Foto di Enzo Barbera, dal libro:

 

“I Sindaci di Leonforte”  

 

 

         

Da sinistra: Gaetano Graziano (Investitura Regio) - Antonino Longo Franco (Investitura Regio) - Michele Capra (Investitura Regio) - Domenico Cantarero (Investitura Regio) - Nino Carosia (PCI) - Cesare La Marca - (Part. Dem. Del Lavoro) - Giuseppe Salamone (Sinistra) - Salvatore Varveri (PCI)

          

 

Da sinistra: Nunzio Provitina (Società Agricola) - Ludovico Salamone (Democrazia del  Lavoro) - Antonino Mazzocca (Falce Martello e libro) - Giovanni Carosia (PCI) - Giacomo Basilotta (PSI) - Francesco Di Leonforte (PCI) - Arcangelo Montalto (PCI) - Antonino Rubino (PCI)

 

       

 

Da sinistra: Gaetano Di Salvo (PCI) - Avv. Rino Vasta (DC) - Prof. Gaetano Addamo detto Tano (PCI) - Saverio Greco (PSDI) - Ignazio Vanadia (PCI)  - Antonino Proto detto Nino (PSI) -  Paolo Mangione (PSI -  PCI) -  Giuseppe Sammartino detto Pino (DC)

 

      

Da sinistra: Dott. Carmelo Ilardo (DC) - Prof. Enzo Barbera (PCI) - Prof. Salvo La Porta (AN - Uniti per Leonforte) - Dott. Nino Manuele (L’Altra Leonforte) - Ing. Gianni D’Anna (Margherita - PD) - Dott. Pino Bonanno (Margherita - PD) - Francesco Sinatra (L’Arca)

 

N. B.

Il Prof. Tano Addamo (due sindacature), il Prof. Pino Sammartino (2 sindacature) e il Dott. Pino Bonanno (2 sindacature) hanno ricoperto più volte la carica di Sindaco

 

 

 

 

 

Da Wikipedia (L’enciclopedia Libera)

 

                                        Dal 13.06.2018           in carica     BARBERA Salvatore detto Carmelo    Fdi (Centro-Destra)          Sindaco  

 

 

 

         

 

BARBERA Salvatore detto Carmelo (Sindaco in carica del Comune di Leonforte)

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo scontro Monarchia-Repubblica

 

 

 

    

Scritti e foto… Professoressa Giovanna Maria

 

 

 

 

 

 

 

 

Manifestazioni giovanili

 

 

 

 

 

Piazza IV Novembre Manifestazione giovanile  (Foto Geom. Angelo Cremona)

 

 

Angelo Cremona: “A proposito del "Che Guevara" e di comunismo noi facevamo le lotte sia per avere l'abbonamento gratuito per studenti pendolari per l'autobus da parte della Regione Sicilia, poi fortunatamente acquisito, sia per aver il "bis" da parte della SAIS, per andare a Enna, siamo sempre nel 1977 questa foto è stata fatta in piazza quattro novembre con i compagni della FGCI”.

 

 

 

  

IL POPOLO "ROSSO" DI LEONFORTE

Festa dell'Unità 1960... Il popolo “Rosso di Leonforte”  (Festa dell'Unità 1960 Fonte: E. BARBERA)

Fonte: E. BARBERA, Appunti di storia leonfortese, Leonforte 2009, p. 169

 

 

 

 

 

 

PERSONAGGI LEONFORTESI

 

 

 

       

Generale Giuseppe Doletti - Filippo Zarbà (Tra i maggiori artefici della nascita del fascismo in Sicilia)

(Locandine: Giovanna Maria Storica)

 

 

Prof. Nunzio Vaccalluzzo

 

        

Da sinistra: Maresciallo Bartolomeo Pinna - Andrea Manganaro (Commissario di Polizia) - Giuseppe D’Alessandro (Preside) - Mastro ‘Ntuoni (Cantore) - Mangiaracina (Cuor di Garibaldino)

 

        

Da sinistra: Suor Elena La Marca (*) - Arciprete Benedetto Pernicone

 

(*) La pima donna volontaria presso il vecchio “Ferro-Branciforti-Capra”

 

 

      

Da sinistra: Padre Giuseppe Lo Castro  (Foto G. Maria) - Articolo Maurizio Di Fazio (Giornale Epoca 88)

 

Altre personalità illustre leonfortesi:

Alfonso Capra - Diego Franco Scrima - Liborio Parano - Gaetano Longo Valenti - Gaetano Graziano - Ninì Assennato (Magistrato)

 

             

Da sinistra: Generale Angelo Lo Gioco (Cappellano Militare) - Francesco Tenerelli (Generale) - Giovanni Trovati (Militare) - Salvatore Vassallo (Comm. Pub. Sicurezza) -  Josè Domingo La Porta

 

^^ La Porta Jose:

Artista leonfortese emigrato in Argentina, non fa più del mondo dei vivi

Grande artista, generoso e sensibile...ha donato alla comunità leonfortese i mosaici raffiguranti Santa Lucia e Sant'Elena che si trovano alla Catena... resterà sempre nei nostri cuori

 

   

                                                                                                             Don Rino La Delfa (Studioso di J. H. Newman)

 

=======

 

Don Antonino La Giglia

   

 

   

Il giusto riconoscimento per il fondatore della nostra emittente Radio Onda Libera (RoL)

 

 

 

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO

 

 

Giornalista e scrittore. Presidente del Teatro Stabile di Catania e membro del Consiglio di amministrazione dell’Università Kore di Enna (il Consiglio dei Garanti). Collabora con i quotidiani: Il Foglio, Il Giornale, Panorama, La Repubblica. Autore apprezzato, il suo romanzo Le uova del drago è stato un  bestseller Mondadori, a cui ha seguito Il Lupo e la luna. Una persona netta e schietta, capace di andare contro corrente, raccontando liberamene e sinceramente, senza etiche precostituiti. Nel 2013 è stato premiato con il premio Euno Kiwanis (che ogni hanno premia i cittadini illustri di Enna e Provincia).

 

     

Articolo tratto dal Giornale Obiettivo & Affari (Barrafranca - Bonfirraro Editore)

 

 

Conosciamo il giornalista Pietrangelo Buttafuoco

La Gazzetta Ennese - http://www.lagazzettaennese.it -3 maggio 2018 (Pagaria)

 

Nato a Catania, da una famiglia originaria di Leonforte e di Nissoria, ha vissuto ad Agira. Nipote dell’ex parlamentare dell’MSI Antonino Buttafuoco, studia filosofia, prima a Leonforte e poi all’università di Catania e in Germania. Dirigente giovanile del Movimento Sociale Italiano, dal 1991 è componente del Comitato centrale di questo partito e poi, dal congresso di Fiuggi, è componente dell’Assemblea nazionale di An, fino al 2003.

Buttafuoco comincia la sua attività giornalistica collaborando con riviste di destra (Proposta) e con il quotidiano dell’allora MSI-DN, il Secolo d’Italia, dove viene assunto nel 1993. Poi collabora con Il Giornale (con direttore Feltri) e nel 1996 viene assunto nella redazione romana del quotidiano. Tra il dicembre 1995 e il 1996, è direttore del periodico L’Italia settimanale, dove si segnala per copertine dai titoli provocatori. Alla fine degli anni novanta conduce per due stagioni, su Canale 5, chiamato dall’allora direttore Giampaolo Sodano, la trasmissione Sali e Tabacchi. Lasciato il Giornale, lavora per alcuni anni al Foglio di Giuliano Ferrara, prima di approdare nel 2004 a Panorama, con la qualifica di “capo servizio”, chiamato da Pietro Calabrese.

Nel 2005 pubblica per la Arnoldo Mondadori Editore il romanzo Le uova del drago, finalista al Premio Campiello 2006. In precedenza per le Edizioni di Ar, ha pubblicato una raccolta di suoi articoli dal titolo Fogli consanguinei.

Nel 2006 realizza su LA7 il programma Giarabub.

Il 18 maggio 2007 viene nominato presidente del Teatro Stabile di Catania, succedendo al dimissionario Pippo Baudo.

Da giugno a settembre 2007 conduce su LA7, in coppia con Alessandra Sardoni, la trasmissione Otto e mezzo, nella sostituzione estiva dei conduttori Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni.

Il 5 febbraio 2008 esce il suo secondo romanzo, L’ultima del diavolo, in cui si parla della vicenda del monaco cristiano Bahira, che secondo una leggenda avrebbe riconosciuto nel giovane Maometto i segni del carisma profetico. Nel 2008 pubblica anche Cabaret Voltaire, un saggio sul rapporto tra Islam e Occidente. Il 1º febbraio 2009 ha ricevuto la “Candelora d’Oro”, riconoscimento istituito dal Comune di Catania nel 1988. Nel novembre 2009 ha pubblicato il volume “Fìmmini”.

L’11 febbraio 2011 partecipa a Milano, a fianco di Giuliano Ferrara, alla manifestazione contro la pornofobia.

A partire dal novembre 2011 conduce la trasmissione settimanale “Questa non è una pipa” su Rai 5. Nel 2011, pubblica il romanzo Il Lupo e la Luna. Il 16 novembre 2011 è nominato consigliere d’amministrazione dell’Università degli Studi di Enna “Kore”. Dal marzo 2012 collabora a La Repubblica. Dopo 5 anni, il 29 ottobre 2012, si dimette dalla presidenza del Teatro Stabile di Catania.

In seguito all’articolo “Il dizionario dei destrutti” pubblicato il 4 dicembre 2012 su La Repubblica viene sospeso da Panorama dal direttore Giorgio Mulé e ha rischiato il licenziamento. Continua a scrivere sul settimanale fino al marzo 2013 .

Lasciato Panorama, riprende a scrivere per Il Foglio. Dal 2014 è ospite fisso del programma di Giovanni Minoli “Mix24” in onda ogni mattina feriale su Radio 24 e scrive per Il Sole 24 ORE. Dal febbraio 2015 scrive anche per il Fatto Quotidiano. Nel settembre 2015 riceve il Premio Vittoriano Esposito alla Carriera dal Comune di Celano (Aq). Dal novembre 2016, torna a LA7 per collaborare a Faccia a Faccia di Minoli.

 

 

Pietrangelo Buttafuoco: (Editore - La Lesina - Libreria del Mastro) - Giornalista-Scrittore-Intellettuale

 

      

 

 

IL CIRCOLO EPOCA 88

 

http://WWW.circoloepoca88.blogspot.com/

 

Fondato nel 1988 su idea di Francesco detto Gino Roberti

 

        gino roberti

 

 

 

 

 

Da sinistra: Logo del Circolo - Perito Minerario Francesco detto Gino Roberti (*)

                                                                                                               

(*) Quasi certamente l’unico Perito Minerario ancora in vita in tutta la provincia di Enna… La comunità leonfortese deve essere fiera di avere dato i natali al SURFARARU SPECIALIZZATU (così lui stesso si definisce) Gino Roberti. Fondatore e attuale presidente del terzo Circolo per importanza di Leonforte… EPOCA 88 (fondato appunto dal Roberti nel 1988). Primo Circolo, al maschile, a Leonforte che è riuscito a fare soci donne dal primo aprile 2011. In politica dal 1965, già consigliere comunale, componente all’ASI Dittaino ed all’USL di Agira, capo gruppo e segretario di partito. Già del direttivo provinciale di Forza del Sud - Grande Sud. Fondatore del movimento politico M. P. Epoca 88, dove ricopre la carica di Presidente.  Maurizio Di Fazio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       

 

 

 

   Nuova immagine

 

 

 

         

 

  

 

 

  

 

 

 

 

       

 

 

 

 

LE PRIME FOTO DELLA STORIA DI LEONFORTE

 

 

I primi fotografi (o fotoamatori) leonfortesi sono stati: Gaetano Risicato, Salvatore Buccheri, Vincenzo Benintende, Giovanni Erbicella e Vito Santoro. Tutti hanno lasciato, forse inconsapevolmente, documenti visibili della città che è stato.

 

 

 

Famiglia Li Destri, in vacanza a Leonforte * -  Da sin.: il primo fotoreporter leonfortese il Sig. Gaetano Risicato (titolare del primo Studio fotografico di Leonforte)

 

Questa presumibilmente è la più antica fotografia scattata a Leonforte.                                                                                                                                                                                                                            

 

* Gli eredi della famiglia Li Destri, che nel 1852 aveva rilevato i beni del principe di Giuseppe Branciforti, in una foto del 1913 - (Archivio Dott. Gaetano Algozino)

 

 

Pillole leonfortesi

 

 

 

       

Da sinistra: Leonforte in un disegno dell’Arch. La Vigna (*) - La donna, il fico, la vanedda. Olio su tela di V. Ribaudo (Collezione privata) 

 

(*) IL PRINCIPE BRANCIFORTI E I PRIMI "HABITATORES" nel Piano di San Cristoforo o Piazza Sottana (Disegno dell'Arch. Liborio LA VIGNA, 1984)

 

      

 

Da sinistra: Come eravamo…  - Antica tradizione leonfortese…

 

 

 

Come eravamo

 

 

  

Momenti di vita leonfortese…

(Foto Erbicella - Foto Stanzù (Pagina Facebook Filippo Stanzù)

 

 

 

 

Agricoltura… La nostra Storia

 

Tre le produzioni agricole di eccellenza: la fava larga, la pesca settembrina di Leonforte e la lenticchia nera. Di notevole qualità anche le produzioni olearie

 

 

 

 

    LA SAGRA DELLA PESCA INSACHETTATA   

 

 

La Sagra delle Pesche e dei Prodotti Tipici     

 

 

La pesca settembrina o “tardiva” leonfortese ha la sua sagra, il suo momento di valorizzazione e di condivisione con appassionati, visitatori e popolazione locale. E’ anche l’occasione per dare luce ad altri prodotti tipici come la fava “larga”, l’olio extravergine di oliva, i legumi, il pane casereccio, il vino cotto, la mostarda, il miele, le focacce ed i formaggi. Realizzata per la prima volta nel 1982, è sempre più affollata di visitatori che provengono da tutta Italia. Durante la Sagra sono realizzate mostre, iniziative culturali, spettacoli folkloristici-musicali ed un concorso di pittura estemporanea.

 

Primo fine settimana di Ottobre

www.sagradellepesche.it

Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

 

  

 

 

Certamente una delle più antiche sagre della Sicilia

 

Prima, Domenica di Ottobre: con degustazione e mostra mercato della tipica pesca tardiva e prodotti locali quali la famosa fava larga, legumi vari, pane casereccio, vino cotto, mostarda, miele, frutta ecc… concorsi, mostre e spettacoli.

 

 

    

 

 

Un frutto dai colori e dai sapori davvero inimitabili

 

 

La manifestazione a ricorrenza annuale, si svolge il primo fine settimana di ottobre, nel centro storico. L’intento dell’evento è quello di promuovere e valorizzare i prodotti tipici di Leonforte: la pesca, la fava larga e altri prodotti di nicchia, come la lenticchia nera, il miele biologico, e manufatti artigianali. Nel corso della manifestazione vengono allestite aree per la degustazione dei prodotti, per rappresentazioni canore folkloristiche e teatrali.

 

(da “Le vie dei mulini ad acqua”)

  

 

La pesca di Leonforte… Ormai sempre più conosciuta e apprezzata nel territorio regionale, ma anche in ambito nazionale…

 

 

   

 

  

LA PESCA              

 

Nelle oasi irrigue sparse nel territorio di Leonforte si è consolidata la coltivazione della pesca tardiva di Leonforte. La caratteristica peculiare che contraddistingue la peschicoltura di Leonforte è la pratica dell’insacchettamento, sulla pianta, dei singoli frutti, che avviene a partire dalla seconda metà del mese di giugno. Con tale pratica si evita di intervenire con prodotti antiparassitari e preservare il frutto dai danni procurabili da parassiti vari. Caratteristiche organolettiche: intenso profumo, compattezza della polpa e succosità equilibrata.

 

(Castrogiovanni Sandra)

(Tratto da Leonforte Tour, opuscolo realizzato dalla Pro Loco Leonforte e dal Comune di Leonforte)           

 

 

         

 

La Sagra delle Pesche è l’occasione buona per assaggiare le PESCHE TARDIVE che hanno profumo, gusto e consistenza della polpa unici ed inconfondibili. (Giovanna Maria)

 

      

 

 

La coltura del pesco, da sempre presente nel territorio, attualmente occupa una superficie di appena 110 ha, con una produzione media annua, invariata dal 1986 ad oggi, di circa 10.000 q/ha. Il comparto peschicolo, all’interno del comprensorio, rappresenta il settore più redditizio dell’agricoltura: infatti un ettaro di pesco rende economicamente quanto circa 20 ha di grano (coltura principale in termini di superficie). Gli ecotipi oggi coltivati, “Gialla di Leonforte”, “Settembrina di Leonforte”“Tardiva di Leonforte”, provengono da alcune cultivar locali, caratterizzate da maturazione tardiva del frutto: l’epoca di raccolta, infatti, si estende da metà settembre fino a tutto ottobre. La produzione è inconfondibile per alcune peculiarità del frutto: buccia giallo-verdognola con striature rosse più o meno evidenti, polpa gialla, soda, sapore ottimo, profumo intenso, pezzatura medio grande.

 

(Dott. Salvatore Manna, Funzionario Responsabile della Sezione Operativa n. 48 di Leonforte - Nuova Sicilia Agricola - Settembre 1998)

 

 

  

 

Ciò che rende unica la pesca di Leonforte è l’insacchettamento del frutto: nella fase di ingrossamento (tra giugno e luglio) ogni singola drupa viene avvolta manualmente da uno speciale sacchetto di carta che, pur consentendo il normale accrescimento, ha la funzione di proteggere il frutto dagli insetti carpofagi. Tale pratica di difesa meccanica consente di non utilizzare, dall’insacchettamento alla raccolta, formulati chimici: in tal modo si ottiene un prodotto sano e genuino, ricercato dal consumatore sempre più attento ed informato. Il frutto viene raccolto a mano ancora insacchettato, quando ha raggiunto il giusto grado di maturazione per garantirne il gusto originale ed il profumo tipico, nonché il contenuto di sostanze nutritive.

 

(Dott. Salvatore Manna, Funzionario Responsabile della Sezione Operativa n. 48 di Leonforte - Nuova Sicilia Agricola - Settembre 1998

 

      

 

La sagra si svolge ogni anno, nel primo fine settimana del mese di Ottobre di ogni anno. La pesca: Un gioiello delle colline ennese. Così è definita la pesca Giuseppe Trovati, già Presidente del Consorzio, scomparso prematuramente nel 2001. L’unicità delle caratteristiche organolettiche della pesca di Leonforte ha attirato l’interesse di Slow Food di tutta Italia che l’ha inserita nell’elenco dei prodotti più pregiati d’Italia. Il comune di Leonforte e la Provincia Regionale di Enna da anni sostengono l’organizzazione della Sagra e i produttori per la promozione e commercializzazione della pesca, nell’ambito di mostre e fiere a carattere nazionale ed internazionale. La Sagra è entrata a buon diritto a far parte del patrimonio turistico - culturale di Leonforte (EN). Lo scopo della Sagra è quello di promuovere e valorizzare la pesca tardiva di Leonforte che ha la particolarità di essere coltivata con la tecnica dell’insacchettamento che consiste nel selezionare il frutto sull’albero e nel racchiuderlo manualmente dentro un sacchetto di carta, dove si sviluppa e matura sino al momento della raccolta. Ad occuparsi di tutto questo è il Consorzio di tutela della pesca al quale aderiscono le cooperative La settembrina, la Biofrutta e la Valle del Crisa, che gestiscono circa duecento ettari di pescheto, che è irrigato con l’acqua distribuita dal Consorzio di Bonifica n. 6 di Enna, acqua proveniente dall’invaso Nicoletti. Recentemente la pesca tardiva di Leonforte ha avuto  accordato l’IGP (indicazione geografica protetta). L’occasione della Sagra delle Pesca da modo di degustare altri prodotti tipici di Leonforte come la fava larga, la lenticchia nera e l’olio extravergine d’oliva.

 

 

    

Una pianta di pesco con i frutti insacchettati per evitare l’uso di fitofarmaci

 

 

 

Una pianta di pesco con i frutti insacchettati per evitare i fitofarmaci

 

 

       

(Foto Dott. Angelo Manna)

 

 

    

 

 

         

    

 

       

  

 

  

Articolo tratto dal Giornale Obiettivo & Affari (Barrafranca - Bonfirraro Editore)

 

 

      

 

FIERA DEI PRODOTTI DI NICCHIA

 

LA FAVA LARGA

 

 

     

 

Nota con il nome di “fava larga”, è unica nel suo genere per la grossezza dei semi, per la facilità con la quale viene colta, si distingue anche per la sua gustosità e per l’elevato contenuto proteico. Ottima per il consumo sia allo stato fresco che allo stato secco.

 

Castrogiovanni Sandra - (Tratto da Leonforte Tour, opuscolo realizzato dalla Pro Loco Leonforte e dal Comune di Leonforte)

 

    

  

 

 

 

Non solo cibo, le fave di Leonforte: servivano infatti alla rotazione con il frumento, per arricchire il terreno di azoto. Sono ancora un ingrediente cardine della cucina leonfortese. La coltivazione è ancora oggi del tutto manuale. Tra novembre e dicembre si preparano i solchi, si semina a postarella (semi a gruppi). Quando le piante avvizziscono vengono falciate ed essiccate in piccoli covoni e poi battute nell’aia; per separare la furba (i resti di fogli e fusti) dal seme si lanciano contro vento, meglio una brezza leggera. Le fave Larghe sono buone e “cucivuli”: cuociono facilmente e non c’è bisogno di troppo ammollo. A fine marzo ci sono quelle verdi, appena raccolte: con le cipollette e con il formaggio pecorino (favaiana e cipuddetti) oppure in frittedda soffritte in olio extravergine con pancetta e cipolle e poi cotte a fuoco lento.

 

Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

        

 

 

LA FAVA LARGA DI LEONFORTE

 

A Leonforte questo particolare tipo di fava viene coltivata, ancora oggi, con metodologie antiche permettendo ai campi di arricchirsi di azoto, sostanza importante per le successive coltivazioni. La ricchezza di questo legume risiede nelle sue proprietà organolettiche grazie alla presenza di elevata quantità di proteine e Sali minerali. In antichità era considerata la “carne dei poveri”, ovvero coloro che non potevano permettersi di comprare la carne, perché troppo costosa, potevano assumere sostanze simili attraverso il consumo della fava. Oggi, le fave di Leonforte vengono utilizzate nella cucina leonfortese per la creazione di piatti squisiti ed elaborati. La bontà di queste fave ha ricevuto, di recente, il presidio di Slowfood. Le qualità di questo prodotto leonfortese sono: la larghezza, la facilità di cottura, il sapore delizioso, la poca farinosità (caratteristica che la differenzia dalle altre fave). Le tecniche di coltivazione si svolgono nel seguente modo: versi la metà di Novembre avviene la semina; nel momento in cui appare il primo germoglio si zappa la terra, per evitare la crescita di erbacce; verso Marzo-Aprile avviene un’ulteriore sarchiatura; a Maggio avviene la raccolta. Tra Maggio e Giugno vengono fatte essiccare per 15 giorni e destinate alla trebbiatura. Il controllo delle fave viene effettuato, come le altre operazioni, manualmente; infatti, ognuna passerà sotto l’occhio attento degli agricoltori che scarteranno quelle non ritenute idonee ad essere mangiate. (Pro Loco Leonforte – TypicalSicily

 

 

        

 

 

LA FAVA LARGA DI LEONFORTE

 

 

         

      

 

 

L'ORO VERDE DI LEONFORTE: La Fava larga

 

Prodotto di eccellenza dell'agricoltura biologica, la fava larga leonfortese, conosciuta anche come fava turca, è coltivata ancor oggi manualmente, secondo una tradizione secolare, a Leonforte e nei territori limitrofi. Caratterizzata dalla grossezza dei singoli semi (molto più delle fave comuni, ogni baccello contiene al massimo tre fave) è da sempre rinomata anche oltre i confini regionali sia per la facilità di cottura, sia per il gusto assolutamente particolare sia per la consistenza poco farinosa. Produzione tipica siciliana, è stata ufficialmente inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Può essere consumata sia fresca sia essiccata. Frutto di un processo produttivo arcaico, totalmente manuale e senza alcun ricorso a prodotti chimici, matura tra gli ultimi giorni di marzo e i primi giorni di aprile. Con la fava di Leonforte fresca si prepara la cosiddetta "frittedda", dal gusto incomparabile, delizia per i palati più raffinati; le fave essiccate sono particolarmente indicate per la preparazione del "macco".

 

Foto e notizie tratte dal sito dell'Azienda Agri-Tavi 

 

 

 

  

Da sinistra: Macco di fave leonfortese - Le famose fave di Leonforte


Il Macco di fave leonfortese, senz'altro conosciuto ai più, ma principe incontrastato a Leonforte per la peculiarità di questo legume.

 

Ingredienti: Fave secche sgusciate e ammollate, sale peperoncino o pepe nero, olio extra vergine d'oliva, finocchietti selvatici.


Mettete a cuocere, a fuoco lento, le fave completamente sgusciate, in acqua tiepida. A metà cottura aggiungete i finocchietti selvatici e condite con sale e peperoncino (o pepe nero). Se non avete a disposizione i finocchietti selvatici andrà bene qualche seme di finocchio. Quando sono ben cotte, schiacciatele con la forchetta riducendole a "maccu". A qualcuno piace aggiungere il riso bianco cotto a parte e si condisce con il filo d'olio d'oliva. Ad altri invece piace proporlo a purea con crostini di pane e olio d'oliva. Se utilizzate le fave di Leonforte ricordatevi che non hanno bisogno di essere tenute in acqua perché sono "cucivuli".

 

 

   

Le fave larghe di Leonforte

 

 

          

Le fave larghe di Leonforte

 

 

   

Le fave larghe di Leonforte

 

 

    

Le fave larghe di Leonforte

 

 

       

Le fave larghe di Leonforte

 

 

               

Le fave larghe di Leonforte

 

 

   

 

 

LA LENTICCHIA NERA

 

 

La lenticchia nera rappresenta un’altra eccellenza tra i prodotti agroalimentari, coltivazione che stava per scomparire, ma che è stata ripresa pazientemente. Si contraddistingue per il caratteristico colore nero del tegumento, che la rende particolarmente adatta nella preparazione di piatti sofisticati.

 

Castrogiovanni Sandra - (Tratto da Leonforte Tour, opuscolo realizzato dalla Pro Loco Leonforte e dal Comune di Leonforte)

 

 

           

La Lenticchia nera  (Foto: “Distretto Turistico Dea di Morgantina”)

 

 

      

La Lenticchia nera (Foto: “Distretto Turistico Dea di Morgantina”)

 

 

Essa ha una grandezza media e si distingue dalle altre per il suo particolare colore. Il sapore unico rende i piatti prelibati soddisfacendo anche i palati più esigenti. La  caratteristica, che la differenzia dagli altri legumi della stessa specie, è l’elevata percentuale di proteine e  fibre, accompagnate da una ridotta presenza di grassi. La lenticchia nera di Leonforte è esportata in tutta Italia ed anche all’Estero, riempiendo d’orgoglio i coltivatori leonfortesi. (Pro Loco Leonforte - TypicalSicily)

 

     

 

 

Si tratta di una specificità dell’area ennese, che ha rischiato l’estinzione per cause di politica comunitaria, non potendo essere sottoposta a coltura intensiva. Anche alla vista ricorda antichi quadri di vita popolare medievale. E’ coltivabile solo manualmente soprattutto a causa del portamento della pianta stessa; infatti la pianta ha uno stelo molto corto ed è quindi quasi sdraiata a terra, strisciante. Questo è il motivo per cui non è possibile meccanizzare la raccolta. La lenticchia nera contiene una maggiore percentuale di proteine e di fibra e un minore contenuto di grassi, rispetto alle lenticchie comuni.

 

Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

  

 

Da sinistra: Pianta della lenticchia nera… - Lenticchie nere leonfortesi…

 

 

 

 

 

 

 

 

OLIO EXTRAVERGINE DI LEONFORTE

 

 

La qualità dell’albero fa il prodotto oleario. Qui, sulle colline di Leonforte, si coltiva la qualità Moresca. L’olio che se ne ricava è unico per l’inconfondibile fruttato e per l’appena percettibile retrogusto di amaro, con un piccante di media intensità. L’olivo viene coltivato su una superficie di oltre 250 ettari: Il sistema di raccolta è ancora manuale. L’olio è giallo paglierino con riflessi verdognoli, di aspetto leggermente velato. Ha un’acidità sempre inferiore a 0,7. Quasi tutti gli agricoltori leonfortesi producono olio in maniera tradizionale, molto destinato al consumo familiare. Le recenti cooperative producono un imbottigliato di estrema qualità che conserva tutte le rinomate caratteristiche dell’olio di Leonforte.

 

A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

     

 

Dalla coltivazione dell’olivo e della successiva spremitura delle olive, si ottiene un olio extravergine che dal punto di vista organolettico presenta un profilo che può essere così riassunto: olio equilibrato con fruttato, amaro e piccante di media intensità. L’olio fornisce pure una buona produzione di olive verde e nere, che vengono opportunamente selezionate e conservate con metodi tradizionali (in salamoia o con sale secco).  Castrogiovanni Sandra - (Tratto da Leonforte Tour, opuscolo realizzato dalla Pro Loco Leonforte e dal Comune di Leonforte)

 

     

 

 

 

Altri cibi leonfortesi

 

 

    

                  Da sinistra: Gli asparagi - Il vino cotto di fichidindia - Cotognata - Cece nero dei Monti Erei (Foto Mitèra)

                                                                                                                     

    

Da sinistra:  Carciofi - Aranceto - Piselli leonfortesi

 

 

Dal 2011 a Leonforte sono tornate, dopo quasi 150 anni, le coltivazioni di riso arborio, uniche in Sicilia

 

 

 

La famiglia Manna, produttori di riso a Leonforte

 

PRODOTTI AGROALIMENTARI LEONFORTE: Agrirape - Sughi del Principe - Azienda Samperi - Mitère 

 

 

 

 

Attrezzi leonfortesi antichi

 

 

  

Da sinistra: Attrezzi -  Anziani leonfortesi (Foto anni ’60)

 

 

Foto in basso Tratte da “Leonforte DA Amare” (pag. Facebook)

 

 

 

   

 

  

 

   

 

    

 

      

 

     

(Giovanna Maria)

 

 

 

 

 

    Antichi mestieri leonfortesi   

 

Un tuffo nel passato… i mestieri di una volta

 

 

   

Da sinistra: Il contadino (Foto Benito Salamone)  - Il pastore realizza il formaggio primo sale e la ricotta (Foto Filippo Stanzù)

 

 

  

Don Pasqualinu Rinaldi (storico calzolaio leonfortese) - (Foto Peter Renardo)

 

 

 

    

 Venditore di dischi, signor Filippo Zinna  (Corso Umberto anni ‘ 60) - (Foto Peter Renardo)  - Il venditore ambulante

 

 

    

n. 2 foto… “Autoricambi Stanzù! (Foto Fam. Stanzù)

 

 

  

 

 

   

Il venditore ambulante

 

  

IL BARBIERE

(Foto Walter Locascio - Francesco detto Gino Roberti)

 

 

 

  

Da sinistra: Il muratore (Foto Giacinto Di Fazio) - Il  pastore (Foto Francesco detto Gino Roberti)

 

 

 

TRA PIAZZA VERGA E L'ANNUNZIATA (*) - La Granfonte… U viddanu…


(*) L'incanto senza tempo di un'elegante carrozza (Dott. Gaetano Algozino “Leonforte DA Amare” - pag. Fb) - Foto Archivio Ignazio Vanadia (anni '60)

 

 

        

Il contadino

 

 

 

      

Il contadino

 

 

         

 

 

 

    

 

 

 

 

  

Il Contadino… Piazza San Francesco (Foto Peter Renardo) - Attività commerciale Maria Alberto (*)

 

(*) Si riconoscono: Alberto Maria, Pietro Maria, Ernesto Spitaleri, Mario Rodilosso, Valentino Valenti (Foto G. Maria)

 

 

 

   

 

Il mitico Bar Eden di Salvatore Salamone - Venditore ambulante (Foto: Filippo Stanzù - Sigismondo Novello)

 

 

    

      

Da sinistra: Il calzolaio Nino Valenti (Foto Elisa Valenti, anni 50) -  Il venditore ambulante di ortaggi - L’orologiaio Buttafuoco (Foto Fam. Buttafuoco)

 

 

   

 

 

 

 

 

 

Pietanze tipiche leonfortesi

 

 

    

Da sinistra: I cardi - I maccheroni - I piccillati - I Ciuzzi bianchi - Le lumache di Leonforte

 

             

Da sinistra: fichi leonfortesi - I fichidindia - Pasta con finocchi leonfortesi - U picciddatu

 

 

 

 

L’ALTARA DI SAN GIUSEPPE

 

Festa di San Giuseppe tra fede e carità, devozione e folklore

 

Le tavolate votive di San Giuseppe. Un pezzo importante della cultura e dell’identità leonfortese

 

 

   

 

La tavolata non è un semplice tavolo espositivo, ma l’espressione di una fede che fa del cibo un elemento di comunicazione tra l’uomo e Dio. A Leonforte il 19 marzo alle ore 12 in ogni ARTARU c’è ‘A MANGIATA DEI SANTI, fatta secondo il rituale dell’ultima cena di Gesù con gli Apostoli che inizia dai TRE SPICCHI D’ARANCIU distinti ma non del tutto divisi, uniti alla base, a simboleggiare la Trinità e l’Unità di Dio.  (Giovanna Maria)

 

 

Vivi la festa di San Giuseppe il 18 e 19 Marzo di ogni anno

 

Una tradizione lunga 400 anni

 

 

L’appuntamento con le tradizionali Tavolate di San Giuseppe, si svolge nei giorni  18 e 19 marzo di ogni anno. Nel pomeriggio del 18 e per tutta la notte, si giranu l’artara, le tavolate votive imbandite con pane tipicamente lavorato, primizie stagionali e dolci di ogni tipo. L’artaru che nell’immagine popolare leonfortese simboleggia il pranzo (‘u cuonsulu) che gli Apostoli preparano alla Vergine Madre in occasione  della  dipartita del  marito Giuseppe, è  il  frutto di un voto di chi ha ricevuto una grazia dal Santo Patriarca. Ai visitatori sono offerti carduna, sfingi, vino, fave, e pupidda. Dai ragazzi - a volte anche dai grandi - sono recitate razziuneddi, preghiere dialettali che narrano la vita di Gesù. Lo scopo degli altari e quello di sfamare i poveri. Il 19 invece il Santo è portato in processione, accompagnato da miglia di fedeli, alcuni scalzi, chi con la torce (grandi ceri votivi mostrati per una grazia ricevuta).

 

 

  

FASTOSI BANCHETTI DEVOZIONALI

 

Artaru di San Giuseppe in Leonforte: festa degli occhi, gioia del cuore e delizia del palato  (Dott. Gaetano Algozino)

 

 

 

 

Un Artaru di San Giuseppe (seconda foto da sinistra) quando a Leonforte ancora non c’era la luce elettrica

 

Dici San Giusippuzzu:
Haiu statu a la Cuticchiata
e m’ânu datu la pagnuccata;
haiu statu a la Crucidda
e m’ânu datu la sfincitedda;
haiu statu a lu Vadduni
e m’ânu datu um-passuluni;
haiu statu a Santa Cruci
e m’ânu datu quattro nuci.


San Giuseppi sta ncapu na muntagna e s’accuntenta di pani di spagna. tanto per preparare il 18 notte.  W SANGIUSEPPE (Minni Stefano)

 

 

          

 

 

 

 

Foto Fam. Barbera Enzo

 

 

 

L’Artara di San Giuseppe a Leonforte è una tradizione che si tramanda da ben 400 anni. La manifestazione si svolge a partire dal 18 marzo con numerose Tavolate sparse in tutto il territorio comunale in segno di devozione al santo ma anche per gustare l’enogastronomia tipica del paese, distribuita gratuitamente: vini, cardi, sfingi, finocchi, e, principalmente il famoso pane benedetto chiamato “pupidduzzi”. Nelle vetrine vengono allestiti altarini votivi a San Giuseppe e sin dalle prime ore del pomeriggio e per tutta la notte fino alle prime luci dell’alba, gruppi di fedeli, festosi, si riversano per le strade di Leonforte alla ricerca degli altari realizzati da chi ha fatto dei voti. L’accoglienza e la gioia profusi, l’abbondanza dei prodotti offerti, la varietà del pane nelle sue forme più originali, e il rito della “partecipazione dei santi” rappresentati dai cittadini, ai quali verrà distribuito quello che viene esposto sull’altare, rendono molto suggestiva la festa di San Giuseppe. Un tempo, i “santi” venivano scelti tra le famiglie più povere per dare loro la possibilità di provvedere, almeno per un periodo di tempo. (“Le vie dei mulini ad acqua”)

 

 

 

  

 

La Festa di San Giuseppe e le sue Tavolate

 

Nel pieno di marzo, dal pomeriggio del 18 e per tutta la notte, a Leonforte si “giranu l’artara”: significa che si visitano le tavolate votive imbandite a festa con pane tipicamente lavorato, primizie stagionali e dolci. Ai visitatori vengono offerti “carduna”, “sfingi”, vino, fave, e “pupidda” e vengono recitate “raziuneddi”, preghiere dialettali che raccontano la vita di Gesù. Le tavolate erano state pensate per rifocillare poveri e indigenti. Oggi, venuta meno questa funzione, sono un’occasione di condivisione, accoglienza e scambio sia tra i leonfortesi che con i forestieri. E’ un momento di lavoro collettivo: tutto il quartiere dove abita la famiglia che assolve al voto si mobilita per aiutare ad allestire l’altare, seppellendo qualsiasi tensione si fosse venuta a creare tra il vicinato. Sul versante sacro, il Santo viene portato in processione accompagnato da migliaia di fedeli: alcuni scalzi, moltissimi con in mano i grandi ceri votivi per chi ha fatto un voto.

 

Fonte: A ottobre il distretto turistico Dea di Morgantina sarà online

 

     

 

La festività di San Giuseppe è importante per la comunità leonfortese poiché richiama alle nostri origini, alla fede del popolo, all’arte popolare, ai canti ed al tutto il paesaggio che ne fa da cornice… - (Pag. Facebook “San Giuseppe Leonforte”)